Sabato 1 ottobre 2016, il Center for Generative Communication ha organizzato a Firenze una giornata di studio dal titolo “What Communication between Humanities an A.I.?”. All’incontro, oltre a Luca Toschi e ai ricercatori del CfGC erano presenti Donald Norman, direttore del Design Lab presso la University of California di San Diego, tornato a visitare il Centro dopo l’incontro dello scorso anno e Luciano Mecacci, esperto di psicofisiologia cognitiva e già docente dell’Università di Firenze.

***

“What Communication between Humanities an A.I.?” è stato il primo di una serie di incontri che ha l’obiettivo di mettere a confronto differenti discipline rispetto all’intelligenza artificiale, ai processi di automazione e ai “sensi” delle macchine del domani.

Dopo la proiezione di un filmato sull’immaginario dell’intelligenza artificiale attraverso gli occhi del cinema, l’incontro ha visto, infatti, un confronto tra i tre studiosi – Norman, Mecacci, Toschi – che ha coinvolto il numeroso pubblico qualificato presente in sala composto da studenti, docenti e professionisti del settore.

La parola a Luciano Mecacci

Per Luciano Mecacci non è proficuo distinguere nettamente la dimensione umana da quella delle macchine. Buona parte della filosofia contemporanea e non solo, invece, vede tali aspetti divisi e, talvolta, distanti. Mecacci, in linea con una riflessione derivante dagli insegnamenti di Vygotskij, psicologo sovietico e padre della scuola storico-culturale, ha dichiarato invece di vedere questi aspetti come elementi di uno stesso sistema: l’uomo non è in contrapposizione con l’ambiente, ma è parte di un ecosistemadove l’interazione del cervello con gli elementi esterni è immediata.

Secondo Mecacci infatti, in futuro, potremmo immaginare un mondo dove uomini e robot faranno parte di uno stesso sistema e coesisteranno all’interno dello stesso ambiente. Tale relazione non solo è possibile, ma necessaria poiché uomo e macchine dovranno perseguire obiettivi comuni. L’artificiosità delle macchine andrà, dunque, a coesistere naturalmente con la realtà umana.

La parola a Donald Norman

Anche Donald Norman si è soffermato sulla caratteristica umana di costruire naturalmente strumenti che lo aiutino per sviluppare oggetti capaci di migliorare la nostra esistenza. Se tali macchine, però, fossero progettate riproponendo i pregi e i difetti umani, non potremmo ottenere vantaggi sostanziali in termini, quantomeno, di sicurezza. L’intelligenza artificiale infatti non è l’intelligenza umana e non deve imitarla.

***

Verso una “buona tecnologia”

Il ragionamento portato avanti da Norman, Mecacci e Toschi è soltanto il punto di partenza per avviare un tavolo di ricerca che si prefigge l’obiettivo di studiare la relazione tra le nuove macchine e l’uomo. La progettazione dei processi automatizzati e dei robot dovrà, quindi, prevedere la creazione di un tavolo di lavoro transdisciplinare che tenga in considerazione tutti gli aspetti politici, economici e culturali cui è necessario porre attenzione.

In tutto ciò la sociologia gioca un ruolo fondamentale: è necessario infatti porre particolare attenzione al tipo di impatto che queste nuove tecnologie hanno e avranno sulla società