L’osservazione partecipante è una tecnica di ricerca qualitativa sul campo che si basa sull’inserimento del ricercatore in un gruppo sociale (popolazioni indigene, malavita organizzata, gruppi religiosi, dipendenti di aziende, consumatori, etc.) in modo diretto e per un periodo di tempo relativamente lungo.

Lo scopo di questo tipo di osservazione è di descrivere le azioni di un gruppo e di comprenderne le motivazioni, mediante un processo di immedesimazione. Le metodologie dell’osservazione partecipante si suddividono in due filoni principali: l’osservazione scoperta in cui il ricercatore dichiara la sua presenza all’osservato e l’osservazione coperta, dove il ricercatore entra in contatto con l’osservato in incognito senza rivelare le sue intenzioni.

L’osservazione partecipante in chiave generativa

L’osservazione partecipante in chiave generativa è sempre di tipo scoperto, per instaurare un patto etico con l’osservato e avviare un rapporto più intenso e cooperativo. La figura del ricercatore assume una funzione fondamentale poiché è sulla base della capacità di instaurare un rapporto intenso e una relazione partecipata con l’osservato che si fonda uno dei principali elementi di valore.

Attraverso il dialogo e la comunicazione si va ad instaurare un rapporto cooperativo in cui emergono elementi di conoscenza altrimenti irrecuperabili con la sola osservazione coperta. Legittimando il diritto di parola alle persone, è possibile comprendere a fondo comportamenti e relazioni altrimenti difficilmente inquadrabili.

Le fasi principali dell’osservazione partecipante

Nella fase precedente all’osservazione sono definite le domande di ricerca assieme al committente per rispondere ai suoi bisogni e aspettative; sono definite le griglie di analisi dell’osservazione; si studia l’ambiente in cui si svolgerà l’analisi per essere a conoscenza di quali possibili elementi critici potrà riscontrare il soggetto osservato relazionandosi con l’ambiente intorno e con gli altri soggetti presenti.

La fase di osservazione è suddivisa in tre momenti principali: il primo è quello di incontro e presentazione in cui il ricercatore spiega le motivazioni e gli obiettivi della ricerca per avviare un rapporto di cooperazione con l’osservato; una seconda in cui il ricercatore analizza le relazioni che il soggetto osservato instaura con l’ambiente intorno e con gli altri soggetti senza intervenire; in una terza fase l’osservatore interviene sulle relazioni che il soggetto osservato ha instaurato con l’ambiente e con le persone intorno a lui. Attraverso la forma del dialogo, il ricercatore è in grado di far emergere ulteriori elementi di conoscenza e approfondire aspetti precedentemente osservati.

Il dialogo con il soggetto osservato, inoltre, aggiunge una importante componente formativa poiché, analizzando le azioni e i comportamenti dell’osservato, si interviene sulla sua conoscenza pregressa e sulla relazione che questo instaura con l’ambiente e le persone attorno a sé.

I progetti in cui abbiamo usato questa tecnica

Unicoop Firenze

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