Il paradigma generativo della comunicazione è un modello di analisi, studio e progettazione dei processi comunicativi, ideato da Luca Toschi nella prima metà degli anni Settanta nell’ambito delle scienze filologiche. Se allora il prof. Toschi era un giovane ricercatore che si divideva fra l’Italia e gli Stati Uniti (UCLA, Harvard University, UConn), ancora oggi il paradigma è studiato e applicato dal Center for Generative Communication in progetti per Aziende, Imprese, Istituzioni, Organizzazioni.

La prospettiva generativa prende il via dalla convinzione che il sistema che oggi contraddistingue tutte le dinamiche sociali che ci interessano da vicino abbia considerevolmente rafforzato la dimensione trasmissiva, gerarchica, emulativa dei processi comunicativi, facendosi espressione di una cultura che non vuole far emergere la conoscenza, sia essa implicita che esplicita, di cui tutti noi siamo portatori.

Il paradigma generativo della comunicazione, invece, si propone come un paradigma generativo di conoscenza, di esperienza, di saperi che valorizza e fa maturare, nei soggetti coinvolti, la consapevolezza dell’esistenza di conoscenze ignorate, negate, inibite dall’organizzazione oggi vincente che, invece, caratterizzano a tutti gli effetti la loro stessa identità e che potrebbero arrivare a mettere in discussione e a riscrivere le logiche sottese nei sistemi sociali, economici e politici vigenti.

La relazione fra il paradigma generativo della comunicazione e il pensiero complesso

Il paradigma generativo della comunicazione si inserisce all’interno del più ampio scenario della teoria della complessità elaborata nel corso del Novecento da filosofi, sociologi, antropologi, matematici, biologi.
I pensatori che hanno maggiormente influenzato nel corso degli anni il paradigma generativo della comunicazione afferiscono ad ambiti e discipline diverse che, tradizionalmente, sono sempre state separate e scollegate, fatta eccezione, appunto, per la teoria della complessità.

Fra questi ricordiamo, su tutti, i biologi Ludwing von Bertalanffy con la teoria generale dei sistemi e Humberto Maturana e Francisco Varela con gli studi sull’autopoiesi dei sistemi viventi e, successivamente, sociali. Altri grandi contributi derivano direttamente dalle attività di ricerca promosse del sociologo Niklas Luhmann con la teoria dei sistemi sociali, e dall’antropologo Gregory Bateson con i suoi studi sull’interazione tra persone, gruppi e organizzazioni.

Fra tutti questi, però, la comunicazione generativa ha tratto ispirazione soprattutto dal lavoro relativo all’introduzione del pensiero complesso del filosofo e sociologo Edgar Morin nel panorama sociologico internazionale. Numerosi, infatti, sono i punti di contatto fra il sociologo francese e il modello generativo.

A caratterizzare in particolare tali punti di contatto è la volontà di applicare e sperimentare la complessità all’interno delle dinamiche e dei sistemi sociali, attraverso progetti di ricerca che ambiscono a mettere in relazione l’individuo con l’ambiente sociale, ambientale, economico in cui viviamo, valorizzando e mettendo al centro di tutta la progettualità l’individualità del soggetto, la sua creatività e la sua capacità di relazione con gli altri portatori d’interesse e con le organizzazioni sociali con cui si relaziona quotidianamente.

La necessità di un approccio sistemico per una ‘Buona’ comunicazione

Il paradigma della comunicazione generativa mira a valorizzare l’individualità e la creatività dei singoli soggetti e a rimettere al centro della progettazione di nuovi modelli sociali i loro bisogni, le loro conoscenze, le loro reali esigenze. Si caratterizza, dunque, come un paradigma comunicativo attento a generare una conoscenza condivisa e cooperativa che riconosce ai singoli soggetti una funzione attiva, progettuale, creativa e quindi generativa di nuove risorse, siano esse economiche o meno.

Una comunicazione che possa definirsi generativa è quindi una ‘buona’ comunicazione poiché si allontana radicalmente dall’idea di un mero trasferimento di informazioni a target più o meno definiti e professa un’idea di comunicazione pro-attiva e interattiva in cui tutti i soggetti sono chiamati a partecipare attivamente. In questo modo il paradigma della comunicazione generativa lavora non sulla semplice trasmissione di informazioni e contenuti, ma sulle relazioni tra i diversi soggetti e portatori d’interesse.

Trasformare la semplice informazione in ‘buona’ comunicazione significa, quindi, avviare processi di ascolto dei portatori d’interesse che facciano venire alla luce le istanze e i punti d’interesse dei diversi soggetti coinvolti in un progetto. Significa poi lavorare tali istanze e ricondurle nell’ambito del progetto di comunicazione, ri-orientandolo costantemente durante tutta la sua durata.

Un’idea politica della ricerca: Scientia atque Usus

Scientia atque Usus è una espressione presente nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, che sottolinea l’importanza di attivare costantemente relazioni tra il sapere e il saper fare. Tale assunto è forse quello che più di tutti riesce a sintetizzare in maniera chiara l’approccio che caratterizza il paradigma generativo della comunicazione generativa.

Nel modello generativo viene, infatti, considerato essenziale il rapporto fra le attività di ricerca e la sperimentazione di idee, soluzioni e modelli d’intervento innovativi all’interno dei singoli progetti. Imprescindibile, quindi, è la relazione che si instaura tra l’elaborazione teorica e il piano concreto dell’esperienza quotidiana, sulla quale la ricerca è chiamata a svolgere sperimentazione.

Scientia atque Usus: ricerca scientifica e ricerca industriale. Una ricerca scientifica condotta da ricercatori che ha lo scopo di interpretare fatti, eventi, comportamenti; una ricerca industriale che si prefigge l’obiettivo di estrapolare e trarre nuovi elementi di conoscenza per migliorare e/o definire prodotti, processi e servizi.

Centrale è la natura transdisciplinare dei progetti che si avvalgono del paradigma generativo della comunicazione che coinvolgono, oltre che il mondo accademico, anche professionisti di diversi settori che collaborando riescono a produrre strumenti per analizzare, progettare e monitorare i diversi interventi proposti nei singoli contesti. L’obiettivo di tale transdisciplinarietà, uno su tutti, è quello di individuare e valorizzare quelle risorse che, solitamente, vengono ignorate sia dai processi produttivi che comunicativi tradizionali.

Comunicare nella complessità

La comunicazione generativa non si tira indietro davanti alla complessità dei sistemi sui quali si trova ad operare: l’efficacia del paradigma si basa sulle possibilità che essa determina – grazie ad un deciso radicamento nella storia e al fondamentale apporto di una ricerca ramificata in più settori – di recuperare relazioni, interazioni e collaborazioni andate perdute nel tempo, di valorizzare le relazioni ancora attive conferendo loro ulteriore consapevolezza e forza, di generare nuove convergenze d’interesse e avviare nuove cooperazioni che vadano a rafforzare, nella valorizzazione delle diversità, la partecipazione al progetto comune che è alla base di tutto il processo: in altre parole, sul ricreare una comunità di intenti e di azioni, basata su un progetto chiaro e condiviso.

Questo è il senso più profondo della comunicazione generativa: si tratta di una comunicazione che non si limita a informare sull’esistenza di una certa realtà, ma che, portando a conoscenza reciproca gli elementi di cui tale realtà è costituita, la porta contemporaneamente a esistenza, valorizzando tutto il sistema e al tempo stesso rafforzandone la stabilità.

In termini ecologici, per rafforzare la stabilità di un sistema, è necessario lavorare sulla trama delle relazioni che collegano tra loro i vari elementi e i soggetti coinvolti: la comunicazione generativa, quindi, non si concentra sul dettaglio o su aspetti parziali, ma opera – riscoprendole se dimenticate, valorizzandole se già presenti ma in forma debole, inventandole se inesistenti ma possibili – sulle relazioni, sulle trame tra i vari soggetti, sui processi di aggregazione e di cooperazione, sui rapporti tra soggetti e oggetti che sono presenti sul territorio, poiché è la relazione che ridefinisce l’identità dei soggetti, ne genera di nuovi, aumenta la vitalità del sistema assicurandogli un alto livello di resilienza.

Andare al cuore della progettazione: l’Oggetto Comunicativo Matrice

Oltre l’approccio meccanicistico: le organizzazioni come sistemi complessi

Il paradigma generativo si iscrive nell’ambito di quei modelli che, prendendo le distanze dal taylorismo, riconoscono l’organizzazione non come una macchina bensì come un sistema complesso: l’idea di organizzazione come macchina funziona bene in contesti stabili e prevedibili, ma può andare in crisi in situazioni complesse o di forte discontinuità.

Una delle correnti di pensiero più affascinanti tende a mettere a sistema il concetto di organizzazione con quello di organismo vivente, avvicinando, di fatto, le scienze sociali a quelle biologiche. Una delle caratteristiche fondamentali degli organismi viventi è la tendenza innata a sopravvivere nell’ambiente in cui si trovano, attivando processi continui di trasformazione – dalla continua auto-rigenerazione (autopoiesi) alla generazione di organismi simili – che assicurano una relazione proficua con il contesto al cambiare delle condizioni al contorno.

È interessante notare come, recentemente, numerosi studiosi di organizzazione abbiano fatto proprie le teorie delle scienze dei sistemi relative alle capacità di adattamento degli organismi viventi all’ambiente in cui vivono, per applicarle ai fenomeni organizzativi (aziende, enti e istituzioni) e valutarne le capacità di sopravvivenza, crescita e sviluppo.

Le persone al centro

Secondo Gareth Morgan e, più recentemente, Margaret J. Wheatley e Myron Kellner-Rogers, l’organizzazione si può descrivere come un insieme di persone che interagiscono tra loro e con un dato contesto e che condividono l’obiettivo di questo impegno collettivo.

Per questo motivo è l’individuo il centro di un’organizzazione: le persone che lavorano sono/devono essere considerate la risorsa fondamentale su cui concentrarsi per ottenere i risultati più efficaci a media e lunga scadenza. L’organizzazione, quindi, può essere considerata a sua volta un organismo vivente, come organismi viventi sono le persone che la costituiscono.

In questo scenario, la comunicazione generativa lavora sempre sulle persone e sulla relazione che queste stabiliscono con sé stesse, con i colleghi e con l’organizzazione delle realtà per le quali lavorano.

L’Oggetto Comunicativo Matrice

Alla luce di quanto detto, sarà più facile comprendere il fatto che i progetti del CfGC non si basano sulla consueta alternanza analisi/progettazione né sulla pretesa di trovare una soluzione immediata a tutti i problemi di un’organizzazione: si concentrano inizialmente su problemi circoscritti e avviano processi di miglioramento immediatamente spendibili dal committente di progetto ma, al tempo stesso, pongono le basi per trasformazioni sistemiche di tutta l’organizzazione.

In questo processo, l’Oggetto Comunicativo Matrice gioca un ruolo fondamentale: è il primo oggetto che il CfGC realizza per supportare il progetto. Si tratta di uno strumento di analisi e, al tempo stesso, di progettazione che resta al committente ed è il primo di una serie di strumenti che saranno implementati progressivamente. Attraverso l’OCM il Center for Generative Communication dà il via a una riconfigurazione dell’intero sistema, lavorando per elementi concreti ma con l’obiettivo di ridefinire le relazioni che legano tali elementi tra loro e con le persone che li utilizzano.

L’Oggetto Comunicativo Matrice permette, dunque, di portare ad un livello di maggior sviluppo il progetto: si tratta di un oggetto comunicativo concreto, che permette alla fase di analisi e progettazione di acquisire consistenza e al gruppo di lavoro di raccogliere quegli elementi di conoscenza sulle funzioni e sui flussi comunicativi interni che saranno alla base dell’intera ri-progettazione della comunicazione.

La comunicazione generativa

Per tutti gli approfondimenti relativi al paradigma generativo della comunicazione, si rimanda al volume Luca Toschi, La comunicazione generativa, Apogeo, Milano 2011

La comunicazione, per la sua funzione di scrittura/lettura sociale, di energia che costruisce e fa costruire il nostro sociale individuale e collettivo, deve prendere atto che la società della conoscenza non ha bisogno di una comunicazione che la predica ma che la pratica, che cerca di attuarla sperimentando comunicazioni/comunità, rispetto al passato, mai viste né sentite. Ha bisogno anche di sbagliare; ma secondo un metodo che fa dell’errore non una colpa ma un contributo essenziale sulla strada verso la costruzione di un mondo futuro che sancisca l’uscita dell’uomo dalla preistoria e avvii la scrittura di una storia affatto diversa da quanto siamo riusciti fino ad ora ad immaginare.

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