I soggetti, individuali o collettivi, sono le reali risorse dell’azienda, ed è su di essi che va impostato un’efficace community building. Tale impostazione prende nettamente le distanze da un approccio meccanicistico e tayloristico della comunicazione, e mira a valorizzare le potenzialità umane e le relazioni che, attivandosi fra queste, portano l’organizzazione stessa a crescere e a innovarsi in maniera strutturale.

Oggi il problema più evidente a livello di comunicazione all’interno di imprese, istituzioni ed enti, è la sempre maggiore separatezza fra comunicazione interna legata alla produzione e comunicazione esterna focalizzata sull’offrire i prodotti (beni o servizi che siano) agli utenti finali. Per l’organizzazione, una soluzione che possa essere definita “smart”, anche tecnologicamente avanzata, presenta un valore aggiunto significativo solo se riesce a incidere su questo grave problema.
Nella maggior parte dei casi in cui la comunicazione è in crisi, infatti, si registra una debolezza, se non una totale assenza, di comunicazione e relativa organizzazione tesa a favorire l’interazione fra le conoscenze, le pratiche, le necessità legate alla produzione e quelle che caratterizzano l’uso dei prodotti, i bisogni consapevoli o inconsapevoli che emergono dai pubblici cui sono diretti.

Quali tecnologie dell’informazione per una smart organization?

Il ricorso alle tecnologie spesso non dà i risultati che promette perché le tecnologie dell’informazione sono viste come una soluzione in sé, a prescindere da un’analisi della vision e mission strategica che si vuole dare ad un’impresa, un’istituzione. Un’innovazione, quindi, fatta cadere nella realtà quotidiana dall’alto, frutto di una visione provvidenzialistica della tecnologia, lungi da essere di sistema, se si esclude quello meccanicisticamente automatizzato. Ecco perché questo uso indifferenziato delle soluzioni causa spesso l’effetto opposto, e cioè quello di accentuare le criticità comunicative: perché l’architettura delle IT raramente è inserita in un ente per valorizzare le sue specificità, e ancor più difficilmente mira a coglierne l’originalità o ad esaltarne le peculiarità. L’effetto semmai è contrario, con un forte rischio di uniformità, appiattimento, di standardizzazione. Il paradigma generativo della comunicazione, utilizzato dal CfGC, interpretando le organizzazioni come organismi viventi, pone la massima attenzione a rafforzare l’interazione fra flussi comunicativi interni ed esterni e, parallelamente, il ruolo, la funzione e la centralità dei singoli soggetti che compongono, e quindi caratterizzano, l’organizzazione stessa.

The knowledge creating company: how Japanese companies create the dynamics of innovation

Nel 1995 Ikujiro Nonaka e Hirotaka Takeuchi formalizzarono e pubblicarono un modello di spirale della gestione della conoscenza denominato ‘SECI’. L’importanza di questo lavoro risiede soprattutto nel fatto che mette in luce le relazioni fra conoscenza tacita ed esplicita, illustrando come la conoscenza venga estesa attraverso un processo di conversione della conoscenza tacita in esplicita e viceversa. In questo modo viene incoraggiata l’interazione fra le conoscenze e le pratiche legate alla produzione e quelle che caratterizzano l’uso dei prodotti. Fonte: Nonaka, I.; Takeuchi, H. (1995), The knowledge creating company: how Japanese companies create the dynamics of innovation, Oxford University Press, New York

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L’approccio del CfGC all’area “Communication and Smart organizations”

Oltre l’idea di una comunicazione trasmissiva, gerarchica ed emulativa

Il paradigma comunicativo oggi vincente propone un modello di ‘cattiva’ comunicazione, ovvero una comunicazione che, attraverso logiche e dinamiche gerarchiche, trasmissive ed emulative, tende a interpretare la comunicazione come lo strumento principale per tutelare e rafforzare un sistema che isola sempre di più l’individuo, lo omologa e lo uniforma non valorizzando le sue peculiarità. Un sistema che azzera e mette al bando le diversità dei singoli e li rende inconsapevoli delle logiche che sottendono il sistema sociale, economico e politico in cui quotidianamente si muovono. Un sistema, quindi, che mette al bando una visione sistemica delle cose.

Una buona comunicazione è quella che crea sistema

Il paradigma generativo della comunicazione si prefigge, invece, l’obiettivo di valorizzare i singoli soggetti e di rimettere al centro della progettazione di nuovi modelli sociali ed economici, i loro bisogni, le loro conoscenze, le loro reali esigenze in una prospettiva di community building. Ci troviamo di fronte ad un paradigma comunicativo attento a generare una conoscenza condivisa e cooperativa che riconosce ai singoli soggetti una funzione attiva, creativa e quindi generativa di nuove risorse.
Una ‘buona’ comunicazione infatti si allontana radicalmente dal mero trasferimento di informazioni a target più o meno definiti, e professa un’idea di comunicazione proattiva e interattiva in cui tutti i soggetti sono chiamati a partecipare, lavorando non sulla semplice trasmissione di informazioni e contenuti, ma sulle relazioni tra i diversi portatori d’interesse in maniera da creare sempre maggiori conoscenze, competenze, abilità.

L’organizzazione, un organismo vivente

Il paradigma generativo della comunicazione promuove un approccio che interpreta le organizzazioni come veri e propri organismi viventi che attivano costantemente sistemi di relazioni formali e informali nei confronti dell’ambiente con il quale sono chiamate ad interagire.
L’obiettivo principale del paradigma generativo è quello di rimettere al centro di ogni sistema, di ogni strategia e di ogni azione, il singolo individuo con le sue peculiarità e, soprattutto, con la sua creatività per fornire un contributo realmente utile e funzionale allo sviluppo dell’organizzazione stessa.

A tal proposito, la metafora dell’organismo presenta numerose potenzialità: centralità del rapporto tra organizzazioni, in quanto sistemi aperti, e ambiente circostante; miglioramento della gestione dell’organizzazione partendo proprio dai bisogni dei singoli e dell’organizzazione stessa che entra costantemente in contatto con l’esterno attraverso processi interattivi; apertura continua ai processi innovativi che mettono in discussione l’intera struttura dell’organizzazione.

Dalla comunicazione del alla comunicazione nel prodotto

Passare da una comunicazione del ad una comunicazione nel prodotto significa spostare l’attenzione sulla necessità di creare tavoli di lavoro inter e transdisciplinari che analizzino i bisogni dei diversi portatori d’interesse, che conoscano le caratteristiche del territorio di riferimento, che portino ad una progettazione co-partecipata e cooperativa in cui venga valorizzata in special modo la creatività di tutti i soggetti coinvolti nel processo comunicativo.

Solo in questo modo sarà possibile creare prodotti che rispondano alle reali necessità di tutti gli stakeholder chiamati direttamente e indirettamente in causa (imprenditori, associazioni, istituzioni, organizzazioni, privati cittadini etc.) a tutto vantaggio di un rafforzamento economico, sociale.