La vita umana privata dell’ambiente naturale non sarebbe autenticamente umana. Ma, al tempo stesso, la salvaguardia dell’ambiente senza una vita autenticamente umana, autenticamente nel senso che l’uomo ne è co-autore, non sarebbe sostenibile. Entrambi questi elementi, la valorizzazione dell’ambiente e lo sviluppo della nostra umanità, sono interdipendenti l’uno dall’altro e insieme generano la qualità del nostro futuro.

La sostenibilità come valore aggiunto

Oggi sono molte le organizzazioni, le imprese, le aziende, le istituzioni che vedono nella sostenibilità, nella salvaguardia delle risorse ambientali, sociali, economiche, umane, un valore aggiunto in termini di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI, oppure Corporate Social Reponsability, CSR).

La redazione del bilancio sociale rappresenta una scelta importante per un ente dedicato alla produzione di conoscenza quale l’Università di Firenze. Si tratta di realizzare, in maniera partecipativa e col contributo di molti soggetti, un documento capace di trasmettere agli stakeholder le principali caratteristiche dell’organizzazione e delle attività dell’Ateneo, nonché i risultati raggiunti nelle varie aree rilevanti da un punto di vista sociale e ambientale.
Dalla Lettera del Rettore Luigi Dei che introduce il Bilancio Sociale 2016 dell’Università di Firenze, alla cui redazione il CfGC ha dato un importante contributo

Il CfGC verifica ogni giorno, nei contesti più diversi, il dato che tante organizzazioni mostrano la necessità di ridefinire il rapporto:

  • fra comunicazione e risorse – quante risorse economiche, finanziarie, umane investite in comunicazione e innovazione, anche tecnologica, con scarsi risultati!;
  • fra creatività individuale e il sistema, l’organizzazione cui si deve fare riferimento, la quale troppe volte risulta subìta passivamente, con scarsa voglia e capacità di iniziativa;
  • fra comunicazione interna e comunicazione esterna – indissolubili;
  • fra azienda, impresa e territori – stiamo vivendo una fase storica di riscoperta del valore della prossimità, della vicinanza geo-spaziale pur mirando a costruire una dimensione di mercato mondializzata.

Quale comunicazione per la sostenibilità

Su questa situazione svetta l’affermarsi sempre più forte dell’esigenza di un nuovo paradigma di comunicazione e di una contemporanea ridefinizione del concetto di sostenibilità: sociale, economica, politica e soprattutto culturale. La sostenibilità come comunicazione fra ambiente fisico e ambiente simbolico, fra risorse materiali e risorse umane, fra strumenti e libertà umana. Oltre l’idea tradizionale di persuasione.

Luca Toschi, Intervista realizzata a margine dell’incontro “Ateneo Sostenibile. L’impegno dell’Università di Firenze”, Firenze, 23 gennaio 2017.

La certificazione come driver per la sostenibilità

La sempre maggiore necessità della certificazione, nei settori più diversi, può porsi come un modello di community building fenomenale, spostando il senso dei valori e dell’impresa all’inizio di ogni processo produttivo e non relegandolo alla fase di commercializzazione o di offerta all’utenza.

Progetti correlati all’area “Comportamenti sostenibili”

L’approccio del CfGC all’area “Comportamenti sostenibili”

Una sostenibilità incomunicabile; una comunicazione insostenibile
La sostenibilità è un tema molto dibattuto in contesti estremamente diversificati, un’esigenza universalmente avvertita: dagli scienziati, dai politici, dalle persone comuni. Al tempo stesso siamo ancora lontani dall’avviare percorsi di sviluppo sostenibile a livello di sistema. Interventi settoriali, seppure felici e ben riusciti, faticano a promuovere un cambiamento generale.
Questo è ciò che al CfGC è definito il “paradosso della sostenibilità”: anche chi ritiene la sostenibilità ambientale (qualità), economica (sviluppo) e sociale (equità) poco sostenibile in termini realistici, difficilmente ne ignora l’importanza, o almeno ne disconosce il problema. Ne è comunque preoccupato, non fosse altro perché ne soffre in prima persona, nei suoi aspetti spirituali, di qualità della vita.
Fortemente intrecciato al paradosso della sostenibilità vi è quello della comunicazione.

Da molte parti si avverte la necessità di comunicare meglio – nel senso più proprio di mettere in comune – il valore e il senso della sostenibilità ma non si riesce a trovare una modalità che sia efficace, tale cioè da incidere sul comportamento dei soggetti, individuali e collettivi, da trasformare lo stile di vita sempre più irragionevole che continua ad essere alla base della società umana.
La comunicazione, infatti, che è lo strumento fondamentale per fare della sostenibilità un progetto comune, si rivela lei stessa sempre più ‘insostenibile’: tutti, dopo essersi lamentati della sua mancanza, avvertono il crescere della sua invadenza, il valore liberticida di questa comunicazione che lega tutto a tutti, che automatizza pensieri e comportamenti, che ci espropria del nostro senso critico e della nostra creatività, libertà. Si soffre di troppa comunicazione eppure ci si lamenta della sua mancanza: una comunicazione insostenibile, una sostenibilità incomunicabile.
Il lavoro di ricerca e di consulenza svolto dal CfGC consiste nel progettare e realizzare una comunicazione che favorisca comportamenti sostenibili all’interno delle organizzazioni. Comportamenti che riguardano prima di tutto gli uomini, ma che non possono ormai prescindere dai sistemi d’automazione che sempre più guidano il nostro fare, pensare e sentire. Per questo il CfGC svolge un’attenta analisi e, quando necessario, una riprogettazione delle interazioni fra uomo e meccanismi automatizzati.
Un’attività, questa del CfGC, che ruota attorno alla necessità di:

  • ridefinire su basi radicalmente nuove il rapporto fra risorse e strutture complesse (siano esse un’impresa, un’istituzione, un ente o un qualsiasi altro tipo di organizzazione);
  • sviluppare un modello di comunicazione adeguato a favorire forme di attività, di vita collettiva e individuale più evolute, migliori.

Ovvero superare l’attuale tendenza a tenere separata quantità da qualità, organizzazione da creatività, impresa da valori. Il che è possibile solo cambiando il paradigma di comunicazione che continuiamo ad utilizzare in ogni aspetto della nostra vita: dall’economia alla società tutta. E questo perché dal momento che la sostenibilità riguarda prima di tutto i valori, gli obiettivi, il senso che si vuole dare alla nostra comunità di esseri umani, è la modalità di comunicazione fra gli uomini, fra gli uomini e il proprio ambiente, fra la nostra interiorità e il mondo intero che va ripensata e riorganizzata.
Sia che si parli della vita privata che di quella pubblica.

Per un approccio complesso alla sostenibilità: questioni di tempo e di spazio

Come la comunicazione determina l’intero sistema sociale, economico e culturale, ponendosi come l’elemento che genera, mantiene, trasforma l’intero sistema-mondo, così la sostenibilità è una questione che riguarda in toto il sistema in cui viviamo. Per questo motivo agire per la sostenibilità significa ridefinire il rapporto fra micro e macro ambienti. Ne consegue che non ha alcun senso parlare di gestione sostenibile di questo o quel settore, se non in una prospettiva sistemica, adottando, quindi, un approccio complesso. Siamo fortemente convinti, infatti, che interventi che siano privi di una strategia di diffusione rapida e capillare a tutta l’organizzazione di riferimento, non servano a garantire un’innovazione sostenibile ma solo a trovare soluzioni parziali che spesso generano ulteriori criticità. Come hanno già intuito importanti esponenti della storia del pensiero, ricercatori e studiosi, da Gregory Bateson, decenni fa, a Papa Francesco con la sua Enciclica Laudato Si’ in anni più recenti.
La difficoltà principale consiste nel trovare l’Oggetto Comunicativo Matrice capace di innescare tempestivamente e concretamente la sostenibilità in tutto il sistema di un’organizzazione.

Cities, we know it, are complex organisms characterized by continuous interactions between institutions, organizations, social and economical actors which activate nonlinear dynamics and evolutionary processes that are not always predictable. The difference from the past is that they are revealing dynamics whose nature is different from the past. This is the reason why, once we act on a single element (mobility, tourism, welfare, etc.) we rewrite the whole system in a way that never happened in the past. We are in front a new paradigm of system which needs a new paradigm of communication.
Da “Generative Communication Paradigm. The MCO (Matrix Communication Object) to transform complexity into resources”, intervento di Luca Toschi al convegno New sciences and actions for complex cities, Firenze, 14-15 dicembre 2017.

Adottare un approccio sistemico alla sostenibilità comporta una ridefinizione dei concetti di tempo e di spazio: non è più possibile – ammesso che lo sia mai stato – pensare alla sostenibilità come a una questione riguardante un futuro e un altrove più o meno prossimi. La sostenibilità ha una temporalità e una spazialità totalmente diverse dal passato.
Basti pensare agli impatti dei cambiamenti climatici sul settore agricolo e alle ricadute in settori che sono ben lontani da quello primario: anche se oggi la desertificazione sembra un problema lontano dalle nostre regioni, le conseguenze sulla produttività agricola che causano instabilità politica in diverse aree del mondo e ingenti flussi migratori sono ben tangibili anche alle nostre latitudini. Per questo motivo è necessario analizzare le relazioni che legano i diversi elementi, anche apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, e agire su di esse per avviare trasformazioni sull’intero sistema. E questo vale per tutti i livelli che prendiamo in considerazione: riguarda l’interconnessione globale tra ecosistemi così come, a piccola scala, la realtà di una singola azienda, nella quale non è possibile considerare e agire separatamente sulle singole parti, pena la perdita di comprensione e controllo sul sistema nel suo complesso.
Questo approccio spinge ad andare oltre visioni della sostenibilità che sollecitano a recuperare un presunto, passato, idilliaco equilibrio tra uomo e natura (vedi Latouche).

Limiti vs risorse, crescita vs sviluppo

Il concetto di risorsa deve essere completamente ripensato, e in questo la comunicazione ha un ruolo fondamentale. Le risorse, infatti, non sono soltanto quelle già date, ma sono anche quelle che si creano nel processo generativo che attiviamo comunicando con gli altri soggetti, viventi e non. Questo significa che, tramite la comunicazione, è possibile generare energie – risorse – o che prima non c’erano o che non erano considerate tali. In questo senso le risorse non sono soggette a limiti, se non alla capacità umana di creare relazioni inedite e valorizzare i singoli elementi all’interno del sistema in cui e su cui si opera.

Marco Sbardella, Intervista realizzata a margine dell’edizione 2016 della Notte dei ricercatori, Firenze, 30 settembre 2016.

Bisogna analizzare e studiare bene anche concetti come quello di carrying capacity (capacità di carico), cioè la capacità dell’ambiente di sostenere l’esistenza di un numero limitato di individui, e valutarne il significato alla luce della ridefinizione del concetto stesso di risorsa. Il rischio è quello di mettere sullo stesso piano l’aspetto quantitativo e quello qualitativo. Non meno pericolosa è la diffusa confusione tra crescita e sviluppo: basti ricordare come è stato tradotto in italiano il famoso report del Club di Roma (1972) su The limits to Growth: I limiti dello sviluppo. Se la finitezza della Terra impedisce di pensare ad una crescita (quantitativa) infinita, altrettanto non vale per lo sviluppo, che è un concetto qualitativo.
Il che significa agire ora e qui sul presente, ma per andare oltre l’esistente.

Le armi della persuasione, la certificazione e il ruolo della tecnologia

La sostenibilità non può essere comunicata alla stregua di un prodotto o servizio da “piazzare” attraverso tecniche di marketing e persuasione, perché se anche adottassimo comportamenti sostenibili ma passivamente, venendo in qualche modo “plagiati”, questa non sarebbe vera sostenibilità. La sostenibilità prevede un ruolo attivo, consapevole e creativo da parte di tutti [vedi l’area “Persuasione generativa”].
Riprendendo il Principio di responsabilità di Hans Jonas (1979), possiamo sostenere che la vita umana privata dell’ambiente naturale non sarebbe autenticamente umana. Ma, al tempo stesso, la protezione, la salvaguardia dell’ambiente naturale senza una vita autenticamente umana, autenticamente nel senso che l’uomo ne è co-autore, con tutti i rischi e gli errori che ciò comporta, non sarebbe vita. Entrambi questi elementi, la valorizzazione dell’ambiente naturale e lo sviluppo della nostra umanità, sono interdipendenti l’uno dall’altro e insieme generano la qualità del nostro futuro.
In questa prospettiva i sistemi di certificazione dovrebbero essere visti non come dei ‘bollini’ da collocare alla fine dei processi di produzione a garanzia degli utenti, quale forma di sottile autopromozione; ma come un progetto che imprese, aziende, organizzazioni varie (senza escludere le istituzioni) dovrebbero sviluppare creando attorno ad esso comunità d’interessi, di conoscenze, di pratiche. E in questa logica rivolgersi poi a enti di certificazione: per una certificazione come progetto.

Tanti studiosi e policy maker credono che le tecnologie siano la panacea per la sostenibilità. Altrettanti sono fortemente convinti che la tecnologia sia non la soluzione ma la causa dei nostri problemi. Ma la tecnologia è sia parte dei problemi che parte delle soluzioni. Le domande con cui dobbiamo confrontarci sono altre: di quale tecnologia stiamo parlando? Da chi è progettata? Per quali obiettivi?
Perché la tecnologia non è né buona né cattiva, ma non è neanche neutrale.


La sostenibilità per la nostra vita quotidiana

Uno degli assi portanti di tutta la ricerca condotta all’interno del CfGC riguarda il rapporto tra la conoscenza e la sua applicazione, tra il sapere e il saper fare, tra la scientia e l’usus. Nell’ambito della sostenibilità questo aspetto è particolarmente rilevante e la crescente distanza che intercorre tra le conoscenze scientifiche di cui siamo in possesso e i nostri comportamenti quotidiani è la prova della centralità di questo problema.

Sempre più spesso ci troviamo nella condizione di sapere cosa sarebbe giusto fare ma non sappiamo come farlo, o non vogliamo o possiamo farlo.

L’obiettivo della comunicazione deve essere allora quello di colmare questa distanza, di mettere cioè tutti noi nelle condizioni di non vivere la sostenibilità come un ulteriore carico da portare, un onere a cui sottostare, ma come una condizione naturale e interiorizzata all’interno dei nostri comportamenti quotidiani.

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Le interviste realizzate ai membri del progetto MEDEAS, in cui si indagano le ricadute che questo importante progetto europeo avrà sulle nostre vite quotidiane.

Immagine del progetto Ateneo sostenibile

Ateneo Sostenibile

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL-CfGC
  • In collaborazione con: Università di Firenze

CfGC

Un progetto per rendere sempre più sostenibile l'Università di Firenze.

Non soltanto un sito web

Ateneo Sostenibile è un progetto di comunicazione, messa a sistema e valorizzazione della ricerca svolta nell’Università di Firenze nell’ambito della sostenibilità, basato su un’impostazione fortemente transdisciplinare.

Ateneo Sostenibile però è anche un ambiente progettuale, un aggregatore di iniziative che, a diversi livelli, mirano a rendere sempre più sostenibile il nostro Ateneo.

Community building per la sostenibilità

Il CfGC, in questo contesto, si occupa di gestire la comunicazione interna e quella esterna al gruppo, rivolta sia alla comunità universitaria che alla cittadinanza in generale.

Grazie a questa attività di community building attiva ormai da due anni è stato possibile individuare e generare all’interno dell’Ateneo risorse prima inimmaginabili, coinvolgendo nella progettazione di attività e iniziative di vario genere studenti, ricercatori, professori e personale.

Il CfGC ha ottenuto questi risultati superando l’alternativa tra le impostazioni top-down o bottom-up, e andando ad agire sulle relazioni che le legano per generare circoli virtuosi.

La Summer Academy con il Club di Roma

Nell’ambito del progetto Ateneo Sostenibile è nata la collaborazione che ha portato il Club di Roma a organizzare insieme all’Università di Firenze la sua prima Summer Academy, che si è svolta proprio a Firenze dal 7 al 13 settembre 2017 e che ha visto Luca Toschi partecipare tra i relatori.

L’Unità di ricerca sulla mobilità sostenibile

Sempre a proposito delle attività interne all’Ateneo fiorentino in tema di sostenibilità, il CfGC è tra i fondatori dell’Unità di ricerca interdipartimentale diretta dal prof. Marco Pierini sulla mobilità sostenibile.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

Il portale della sostenibilità dell'Università di Firenze


Il portale della sostenibilità dell’Università di Firenze, realizzato per il progetto Ateneo sostenibile, è uno degli strumenti di dissemination delle attività relative. Al tempo stesso è lo strumento principale in cui costruire e rafforzare la community di Ateneo sulla sostenibilità. È un luogo in cui convergono le voci di studenti, ricercatori, professori e personale dell'Università di Firenze.

Sii-Mobility

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL-CfGC
  • In collaborazione con: MIUR, oltre 20 partner industriali e di ricerca

CfGC

Le nuove tecnologie per incentivare comportamenti sostenibili nella mobilità urbana e extra-urbana.

Un approccio sistemico alla mobilità

Alcune tra le ricerche più avanzate sulle città contemporanee tendono a identificarle come organismi viventi estremamente complessi, animati da interazioni costanti e non lineari tra istituzioni, imprese, organizzazioni e attori sociali i più vari.

Per questo motivo, ogni approccio alla città di tipo settoriale o riduzionistico rischia di risolvere un problema puntuale, ma di non avviare i necessari processi di rinnovamento: è impossibile pensare ad un’innovazione che non sia di sistema.

Un simile approccio è stato adottato dal CfGC per il sistema-città di Firenze, attraverso la partecipazione al progetto Sii-Mobility (Supporto di Interoperabilità Integrata per i Servizi al Cittadino e alla Pubblica Amministrazione), finanziato dal MIUR e coordinato dal prof. Paolo Nesi.

La progettazione delle nuove tecnologie per realizzare comportamenti sostenibili

Uno dei principali obiettivi di questo progetto consiste nell’incentivare i cittadini e gli operatori ad adottare comportamenti sostenibili e virtuosi di mobilità. Si tratta a tutti gli effetti di un processo di persuasione generativa, perché il progetto mira ad ottenere questo risultato non manipolando le persone ma fornendo loro la consapevolezza e tutte le informazioni necessarie per cambiare i propri comportamenti.

Riscrivendo la mobilità urbana tramite i nuovi media e le nuove tecnologie che consentono lo scambio di informazioni sempre più mirate tra utente/abitante, imprese del trasporto pubblico ed enti pubblici, si attiva un cambiamento che interessa tutto il sistema-città (dal turismo al commercio fino alla sanità). La mobilità sta riscrivendo la realtà socio-economico-culturale e il territorio nel suo complesso: il confronto sul modello di sviluppo e sugli obiettivi che si intende raggiungere diventa fondamentale.

Comunicazione generativa per la Cooperazione Internazionale

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2015
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: IAO, AICS

CfGC

La cooperazione internazionale italiana per lo sviluppo sostenibile.

Community building per la cooperazione italiana

Il gruppo di lavoro ha affiancato i dirigenti e il personale dello IAO (Istituto Agronomico per l’Oltremare) e, dal momento della sua nascita all’inizio del 2016, dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) nell’elaborazione di strategie di comunicazione orientate alla costruzione di comunità.

La cooperazione per lo sviluppo sostenibile

Il progetto era finalizzato a rafforzare sia le attività di cooperazione internazionale, nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile inteso come sviluppo socio-economico di sistema, sia il rafforzamento delle attività di comunicazione interna ed esterna alla neonata Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Entrambe le priorità sono centrali per il nostro paese per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ambito in cui la cooperazione internazionale è trasversale e fondamentale.

Riprogettazione della comunicazione di ICEA

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2015
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: ICEA

CfGC

Quale relazione tra comunicazione, sostenibilità e certificazione del biologico?

Promuovere un modello sostenibili di impresa

ICEA, con sedi in tutta Italia e nel mondo, è un consorzio che controlla e certifica diverse migliaia di aziende al fine di stimolarle a svolgere le proprie attività nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, tutelando la dignità dei lavoratori e i diritti degli utenti, secondo un modello di economia sostenibile e solidale.

La comunicazione nel prodotto per incentivare la qualità

Il progetto ha affrontato quella che il CfGC riscontra essere la causa principale delle problematiche oggi più difficili da risolvere nel campo della comunicazione delle attività di certificazione, cioè quello di vedere la certificazione come un bollino pubblicitario da apporre ai propri prodotti.

La certificazione come progetto necessita, viceversa, di una comunicazione non di prodotto ma nel prodotto, intendendo che sono l’ideazione, la progettazione e la realizzazione stessa dei prodotti che devono essere ripensate e ridisegnate per valorizzare il senso della qualità che la certificazione intende proporre.

Verso una nuova idea di produzione e di uso

Una prospettiva per la quale la funzione degli enti di certificazione, a cominciare dagli ispettori delegati ai controlli sul territorio, può essere vista come un’attività di community building, di costruzione, cioè, di una nuova cultura della produzione e dell’uso dei prodotti.

Questa è la vera e sola garanzia rispetto a frodi varie: un cambiamento radicale della cultura della realizzazione e dell’uso dei prodotti.

Per quanto riguarda, per esempio, l’agricoltura biologica, bisogna andare verso una comunicazione che riesca a dare un valore di sistema a questa coltura che, nonostante il momento molto favorevole sul mercato, appare ancora troppo legata ad un’immagine vincente di sé nella misura in cui resta un prodotto di nicchia.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

Un Istituto diffuso sul territorio


Uno dei punti di forza di ICEA è la presenza di numerose sedi territoriali diffuse sul territorio nazionale. Nell'ottica del progetto ogni tecnico controllore è il primo e più importante soggetto che comunica l'identità di ICEA all'esterno. Per questo motivo la riprogettazione della comunicazione dell'Istituto ha coinvolto non soltanto la sede centrale, ma anche le sedi e il personale che svolge, quotidianamente, il proprio lavoro a diretto contatto con le aziende certificate dall'Istituto.

La mappa delle sedi periferiche di ICEA


Riprogettazione della comunicazione di ICEA
La mappa delle sedi nazionali

Immagine del progetto con la Regione Toscana

La comunicazione generativa per il PSR 2014-2020

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2014
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: Assessorato all’Agricoltura della Regione Toscana

CfGC

Il PSR come ambiente di sviluppo per l'agricoltura sostenibile.

Né top-down né bottom-up

Il progetto è nato con l’obiettivo di comunicare le opportunità offerte dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Toscana attraverso la metodologia della comunicazione generativa.

L’approccio del gruppo di lavoro al problema ha contribuito allo sviluppo dell’idea di una comunicazione sostenibile, una comunicazione che, andando oltre l’idea consolidata di comunicazione istituzionale top-down, ha supportato tutti i portatori di interesse coinvolti nella costituzione di una comunità di sensori distribuiti sul territorio: una nuova comunità di esperienze e di interessi condivisi e partecipati che andasse da chi opera nel settore, come imprenditore o come lavoratore, fino ai vertici della dirigenza del PSR toscano, degli organi di governo dell’UE a Bruxelles.

Una comunicazione che fa sistema

La comunicazione generativa, quindi, è sostenibile nel senso che attribuisce al concetto stesso di sostenibilità un valore di sistema, contribuendo a creare e a rafforzare relazioni sia tra i portatori d’interesse coinvolti nel mondo dell’agricoltura sia fra quest’utimo e tutti gli altri settori che direttamente o indirettamente ne traggono vantaggio (salute, cultura, paesaggio, turismo, welfare, attività industriali e commerciali, etc.).

Immagine del progetto

Studio sui bisogni d’innovazione nel vivaismo

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

CfGC

Innovazione e sostenibilità nel vivaismo italiano.

Quale comunicazione per il vivaismo

Il settore vivaistico soffre di una comunicazione che tende a farne, alternativamente, una realtà ora idilliaca (un’oasi di pace e salute in un mondo sempre più tecnologicamente ed economicamente disumanizzante) ora pericolosa (la minaccia rappresentata dalle pratiche vivaistiche per l’ambiente, dall’acqua all’aria).

Il vivaismo come driver della sostenibilità

In realtà le imprese vivaistiche sono portatrici di innovazioni molto avanzate di cui si sa poco o niente: responsabile di questa errata narrazione un giornalismo di maniera ancora imperante.

Il progetto di comunicazione con l’Associazione Vivaisti Italiani va al cuore del significato sociale, economico, culturale del vivaismo, superando il concetto di verde come elemento esclusivamente ornamentale e inserendosi nella ricerca del CfGC sul paradigma di paesaggio sostenibile.

Il vivaismo e i processi di mondializzazione

Un paesaggio che, al di là della necessaria sostenibilità delle tecniche di produzione, si comporta come un sistema vivente sempre più in pericolo

  • sia per il fenomeno della mondializzazione, con tutti i problemi fitosanitari che l’incessante spostamento delle piante implica (ma non solo, basti pensare a un veicolo di malattie quale il legno importato);
  • sia per le richieste di un mercato globalizzato che vuole imporre gli stessi prodotti ovunque, rivelandosi una gravissima minaccia alla biodiversità e alla cultura che essa rappresenta.

Immagine del progetto sull'agricoltura di precisione

Studio sull'impatto sociale dell'agricoltura di precisione

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2017
  • Conduzione a cura di: CfGC
  • In collaborazione con: Coldiretti

CfGC

Quale relazione tra innovazione tecnologica in agricoltura e sostenibilità?

Una via italiana all'Agricoltura di precisione

L’indagine nasce nell’ambito della collaborazione del CfGC alla Proposta di Gruppo Operativo TINIA: Agricoltura di precisione per le PMI cerealicole (PEI AGRI 2016).

All’interno di questo contesto il CfCG ha attivato un progetto di ricerca che mirava a: indagare la percezione, misurare il grado di consapevolezza e valutare l’atteggiamento dei produttori cerealicoltori toscani nei confronti delle forme di innovazione tecnologica proposte dall’Agricoltura di precisione.

Il progetto ha fornito l’occasione per verificare le possibilità di una “via italiana” all’Agricoltura di precisione, che metta insieme innovazione e sostenibilità in senso lato. Una tecnologia sostenibile, in questa visione, valorizza l’uomo e la cultura del territorio andando ripensando il dato produttivo.

Le persone al centro

La ricerca ha contribuito a:

  • chiarire che un’innovazione in ambito agricolo potrà essere sostenibile solo se gli imprenditori agricoli vorranno e potranno ricoprire un ruolo attivo, propositivo;
  • sottolineare l’importanza di una comunicazione capace di creare una rete di collaborazioni e sinergie fra i diversi portatori d’interesse del mondo agricolo (community building), mettendo le potenzialità della persona e i suoi bisogni al centro dell’attività imprenditoriale ma anche della ricerca.

Immagine del progetto con lAzienda Ospedaliera Universitaria di Careggi

Careggi comunica

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

CfGC

Un progetto di comunicazione sostenibile per l'ospedale di Careggi.

Un progetto trasversale a tutte le aree dell’Azienda

Il progetto, attivato con l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (AOUC), la più grande azienda sanitaria della Toscana, ha previsto un’immersione del gruppo di lavoro nell’ambiente sanitario a tutti i livelli: dal top management - si è analizzato la comunicazione organizzativa relativa al CDA -, al personale medico, dai pazienti e dalle loro famiglie agli amministrativi, agli addetti alle pulizie.

Trasformare i problemi in risorse

L’obiettivo è stato quello di analizzare da vicino gli strumenti e le modalità comunicative, interne ed esterne, orizzontali e verticali dell’AOUC, nella prospettiva di sviluppare una strategia di comunicazione sostenibile che trasformasse le tante problematicità in risorse.

L’oggetto comunicativo matrice: il sito web

Oggetto Comunicativo Matrice del progetto è stato il nuovo sito web dell’ospedale, progettato per comunicare con l’ambiente esterno, ma anche come campo di sperimentazione di una comunicazione interna realmente sostenibile per l’Azienda Ospedaliera: una comunicazione che, creando sistema tra i numerosi portatori d’interesse coinvolti nel progetto, è stata funzionale a riscrivere le relazioni (e, quindi, i flussi) tra amministrativi e medici, sanità e pazienti, con l’obiettivo di valorizzare i punti di forza individuati e rafforzare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Un caso tipico di come la comunicazione generativa possa creare risorse.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

Il sito dell'AOUC per una comunicazione più sostenibile della sanità


La comunicazione, in ambito medico-sanitario, è un elemento imprescindibile in quanto è parte della cura del paziente. Proprio per questo un'istituzione come l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi ha la necessità di esprimere una buona comunicazione per poter offrire ai cittadini servizi di qualità. Mediante il rifacimento del sito internet il gruppo di ricerca ha puntato a rendere più sostenibile la comunicazione tra i diversi organi dell'azienda e i cittadini, contribuendo a mediare nel modo più efficace possibile tra chi offre un servizio così importante e i bisogni dei pazienti e dei loro cari.

La progettazione del sito dell'AOUC è andata nella direzione di rendere la comunicazione con i pazienti sostenibile

Careggi comunica
Il sito internet dell'AOUC

ECLAP: comunicazione e documentazione per generare comunità

Area di intervento: Comportamenti sostenibili

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2012
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: DISIT Lab (Unifi), Europeana

CfGC

Una strategia di comunicazione sostenibile per valorizzare il patrimonio culturale.

Comunicare le arti performative

Il gruppo di lavoro ha svolto, in coordinamento con il DISIT Lab diretto dal prof. Paolo Nesi, un'analisi orientata all'usability assessment and improvement in relazione alle principali funzionalità della piattaforma ECLAP, la più grande banca dati europea per quanto riguarda le arti performative. ECLAP attualmente consiste in un fondo che documenta più di 1.000.000 di oggetti, tra i quali 175.000 contenuti che provengono da più di 32 istituzioni europee: si tratta di immagini, video, documenti, audio, ebook, etc.. Un patrimonio di inestimabile valore. Ma solo a patto di saperlo mettere a frutto.

Creare relazioni inedite tra contenuti, banca dati e utenti

Il progetto ha visto il gruppo di lavoro impegnato in un processo di valorizzazione di questo immenso patrimonio attraverso l'analisi e la riprogettazione delle dinamiche relazionali che riguardano i contenuti, la banca dati, e gli utenti.
Nel caso in questione, questo ha significato concepire e progettare interventi e iniziative orientate a portare i contenuti presso il maggior numero di pubblici, facendo in modo che gli eventuali portatori di interesse potessero raggiungerli in autonomia.

La comunicazione sostenibile per ridefinire la relazione tra creatività individuale e sistema

Praticare il paradigma della comunicazione sostenibile significa anche approcciarsi in un modo completamente differente rispetto ai paradigmi comunicativi attualmente dominanti al tema della gestione della memoria e del patrimonio culturale. Nel caso specifico, questo si è tradotto considerando ECLAP non tanto come un archivio inerte in cui andare a recuperare più o meno facilmente i contenuti interessanti per l'utente, ma come un ambiente di comunicazione in grado di generare nuova conoscenza attraverso l'impostazione di una inedita relazione tra la creatività individuale e il sistema, dando di volta in volta nuovo valore ai contenuti archiviati.