La comunicazione generativa

Cos'è la comunicazione generativa

La comunicazione generativa è un paradigma (da cui è derivata una peculiare metodologia operativa) che si oppone a quello meccanicistico-trasmissivo oggi dominante.

Se quest’ultimo mira ad inibire le risorse esistenti, a penalizzare la creatività e la cultura d’impresa (individuale e collettiva) e a rafforzare gli attuali rapporti di potere, la comunicazione generativa individua e aiuta a valorizzare le immense risorse oggi già disponibili, ma spesso non riconosciute, oppure quelle ancora tutte da costruire attraverso inedite sinergie che portano allo sviluppo d’innovazione e spirito di comunità.

La società della conoscenza, infatti, non ha bisogno di una comunicazione che la predica, ma che la pratica, che cerca di attuarla sperimentando comunicazioni/comunità, rispetto al passato, mai viste né sentite. Ha bisogno, inoltre, anche di sbagliare, secondo un metodo che fa dell’errore non una colpa, ma un contributo essenziale sulla strada verso la costruzione di un mondo futuro che sancisca l’uscita dell’uomo dalla preistoria e avvii la scrittura di una storia affatto diversa da quanto siamo riusciti fino ad ora ad immaginare.

Per questo motivo la comunicazione generativa è anche una comunicazione sostenibile, in quanto non provvede alla gestione e alla riproduzione dell’esistente, ma legittima la capacità di costruire una inedita relazione tra il progetto e la sua realizzazione, in cui la conoscenza è la risorsa principale. Quella stessa conoscenza che ha una caratteristica estremamente interessante: quanto più la si utilizza, tanto più se ne genera di nuova.

 

Dalle origini ai giorni nostri

Come idea e progetto di ricerca, la Comunicazione Generativa nasce nella prima metà degli anni Settanta del ‘900, all’interno delle scienze filologiche, su iniziativa di Luca Toschi, allora giovane ricercatore fra l’Italia e gli Stati Uniti (UCLA, Harvard University, UConn). Lo scopo di quella ricerca consisteva nel tentare di capire come si poteva, avvalendosi delle nascenti nuove tecnologie informatiche, sempre più “personal”, riuscire a penetrare nel processo creativo di grandi letterati come Petrarca, Machiavelli, Tasso, Goldoni, Manzoni, Verga, Pirandello in una prospettiva fortemente interdisciplinare. E quindi nel comprendere come quelle loro opere fossero state composte, e poi lette e ancora riscritte, “ri-mediate” da altri linguaggi (dai libri illustrati al cinema, all’opera lirica, ai fumetti, all’oggettistica, dalla fotografia al teatro, dalla televisione alla pubblicità e alla moda).

 

L’attenzione allo Human Touch: una storia che viene da lontano

Erano anni, quelli, in cui per lavorare con i computer ci si doveva entrare dentro fisicamente; dentro a stanze frequentate da uomini in camice bianco.

Oggi sono i computer ad entrare dentro la nostra quotidianità, dentro i corpi degli uomini. Ma nonostante questi passi avanti, il rapporto fra investimento in nuove tecnologie e ritorno appare ancora raramente conveniente. Si sono create e si continuano a creare condizioni di vita, di lavoro sempre più difficili, meccanizzate: sul piano fisico e simbolico, materiale e mentale, psicologico; si avviano trasformazioni, anche profonde, sul piano socio-economico, che promettono grandi miglioramenti. Ma queste trasformazioni, in realtà, sembrano spostare sempre più avanti il momento in cui poter verificare se hanno effettivamente favorito un vero progresso.

Ancora oggi continua a dominare l’idea che l’inserimento e l’uso delle nuove tecnologie sia di per sé innovazione. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che questa visione provvidenzialistica di questi potenti strumenti, e dell’organizzazione ad essi connessa, spesso finisca con il rallentare il progresso culturale, sociale, economico, politico, invece che promuoverlo. Questa situazione sta facendo degenerare l’idea stessa di “risorse”, considerate sempre più meccaniche e quindi finanziarie, monetarie, e sempre meno umane.

La storia dell’Homo Sapiens è segnata da forze di cambiamento potentissime che hanno finito per modificare il mondo in una maniera che i protagonisti di quelle trasformazioni non erano riusciti a prevedere, a immaginare; o addirittura che non volevano. Per questo oggi, possedendo noi strumenti di trasformazione della realtà così potenti e invasivi, abbiamo bisogno, come mai nella nostra Storia, di un giusto equilibrio fra sperimentazione e progettazione, tra produzione della conoscenza (scientia) e sua applicazione (usus). È necessario quindi, avviare una formazione ad una cultura dell’innovazione al passo con i tempi, perché innovazione oggi è prima di tutto Cultura dei processi e dei sistemi generativi.

 

Un’inedita relazione tra sperimentazione e progettazione

La realtà che noi pratichiamo, le nostre azioni più quotidiane sono solo apparentemente insignificanti. Dal momento che sono organizzate e gestite da sistemi d’automazione potentissimi e invisibili a tutti noi, prese singolarmente sembrano avere conseguenze assai limitate ma a livello di sistema hanno effetti cumulativi, a cascata, positivi o negativi, a breve, brevissimo oppure a lunghissimo termine.

L’uomo non ha mai avuto tanta forza inconsapevole e a rischio di perdita di controllo, o nel migliore dei casi controllata da gruppi di potere ristretti e poco visibili, comunque non legittimati democraticamente. La storia è piena di calcoli fatti male, ma oggi, nel contesto della società planetaria e nell’era che chiamano Antropocene, un calcolo sbagliato può avere effetti irreversibili, non modificabili: la teoria della complessità lo ha spiegato molto bene. E questo vale per la società tutta come per un’impresa (oggi più che mai da analizzare e interpretare alla stregua di un essere vivente), per ogni tipo di organizzazione. A maggior ragione per la dimensione culturale della nostra vita.

La complessità che governa le nostre vite non deve però essere un limite, un freno all’azione e all’innovazione. Al contrario, è necessario comprenderla per individuare in essa e nella trama di relazioni in cui tutti gli elementi del sistema sono inseriti un immenso patrimonio di risorse ancora tutte da scoprire prima e da valorizzare poi. È per questo che il fulcro di tutti i progetti condotti sulla base della comunicazione generativa è un Oggetto Comunicativo Matrice, un oggetto modesto nell’economia dell’intero sistema ma portatore di grammatiche innovative in grado di attivare processi d’innovazione sull’intero sistema.