La comunicazione? Un’area delle Organizzazioni per generare risorse
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La copertina del volume

La Comunicazione Generativa è un modello di analisi e di progettazione dei processi comunicativi, oggi molto richiesto da Aziende, Imprese, Istituzioni, Organizzazioni in genere, basato su un uso avanzato dell’elaborazione automatica delle informazioni.

Trova la sua applicazione pratica nella metodologia generativa che viene utilizzata nei diversi progetti tramite strumenti e prodotti mirati allo sviluppo di progetti di comunicazione interna ed esterna.

Come idea e progetto di ricerca, nasce nella prima metà degli anni Settanta del ‘900, all’interno delle scienze filologiche, su iniziativa di Luca Toschi, allora giovane ricercatore fra l’Italia e gli Stati Uniti (UCLA, Harvard University, UConn). Lo scopo di quella ricerca consisteva nel tentare di capire come si poteva, avvalendosi delle nascenti nuove tecnologie informatiche, sempre più “personal”, riuscire a penetrare nel processo creativo di grandi letterati come Petrarca, Machiavelli, Tasso, Goldoni, Manzoni, Verga, Pirandello. E quindi nel comprendere come quelle loro opere fossero state lette e riscritte da altri linguaggi e media (dalle illustrazioni per i libri al cinema, dalla fotografia al teatro, dalla pubblicità alla moda, dalla televisione all’oggettistica).

Erano anni in cui per lavorare con i computer sembrava che ci si dovesse entrare dentro; dentro a stanze frequentate da uomini in camici bianchi. Oggi sono i computer ad entrare dentro gli uomini. Il che non si sa se sia meglio: di certo è tutto più friendly, più facile ad usarsi.

Facile ad usarsi per fare poi che cosa è ancora oggetto di discussione: o, meglio, dovrebbe esserlo. Sì perché continua a dominare l’idea che l’uso delle nuove tecnologie sia di per sé innovazione, sia di per sé un progetto. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che questa visione provvidenzialistica di questi potenti strumenti, e dell’organizzazione ad essi connessa, spesso finisca con il rallentare il progresso culturale, sociale, economico, politico, invece che promuoverlo. Certamente sta facendo degenerare l’idea di risorsa, considerata sempre più meccanica e quindi finanziaria, monetaria, e sempre meno umana.

Luca Toschi, La comunicazione generativa, Apogeo, Milano 2011 www.comunicazionegenerativa.org

La Comunicazione generativa è alla base della metodologia generativa (su cui sono innumerevoli le pubblicazioni di Toschi). Vi si affrontano alcune delle aree di ricerca sulla comunicazione più importanti, distinte quanto fortemente intrecciate. 

Il paradosso, che fa della comunicazione un’energia sociale del tutto particolare, è che teorie e pratiche, astrazioni e applicazioni concrete sono inscindibili; salvo pagare prezzi altissimi e ormai non più sostenibili. Mentre la si studia, la si teorizza, la si spiega non si può non farla; così come, mentre la si pratica, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambito, non ci si può sottrarre dal trasmettere anche un modello preciso di comunicazione, dal diffondere un’idea astratta che indirizza il nostro fare comunicazione.

La buona comunicazione genera risorse illimitate;

la cattiva comunicazione consuma senza limiti le risorse, a cominciare da quelle umane.

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In questo libro si parla di comunicazione…

…di comunicazione fra persone, fra gruppi, fra uomini e cose, fra fatti e opinioni, fra immaginario e fattuale, fra digitale informatico e digitale naturale. Insomma “di quella forza immensa che lega e divide tutti e tutto creando la storia dell’umanità”. Si parla di reti e di linguaggi, di testi e di grammatiche; di come le nuove tecnologie ella comunicazione stiano affiancando la forza generatrice dell’immaginario umano e di come le “sceneggiature invisibili” nascoste dietro l’apparente neutralità e necessità delle macchine possano indirizzare senza che ne siamo consapevoli le nostre azioni, idee, scelte.

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Le idee affollano le cose

Le idee affollano le cose

“La comunicazione, per la sua funzione di scrittura/lettura sociale, di energia che costruisce e fa costruire il nostro sociale individuale e collettivo, deve prendere atto che la società della conoscenza non ha bisogno di una comunicazione che la predica ma che la pratica, che cerca di attuarla sperimentando comunicazioni/comunità, rispetto al passato, mai viste né sentite. Ha bisogno anche di sbagliare; ma secondo un metodo che fa dell’errore non una colpa ma un contributo essenziale sulla strada verso la costruzione di un mondo futuro che sancisca l’uscita dell’uomo dalla preistoria e avvii la scrittura di una storia affatto diversa da quanto siamo riusciti fino ad ora ad immaginare.”