Aver imposto all’uomo di pensare e scrivere in maniera tale che la macchina potesse processare i testi come dati ha fatto sì che la creatività umana si sia ingolfata in una comunicazione uomo-macchina non orientata a rafforzare quella uomo-uomo. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di ripensare un’idea diversa di scrittura sociale, prima ancora che alfabetica. Bisogna ridefinire il concetto stesso di scrittura come strumento funzionale a rispondere alle necessità dell’intera società, dell’economia, della cultura, ponendosi davanti a domande per le quali non ha risposte già date.

L’area di intervento del Content Publishing riguarda la ricerca empirica sull’editoria di nuova generazione, ed è profondamente intrecciata con istanze di comunicazione formativa, con l’obiettivo di generare knowledge nei contesti d’uso più diversi. Si tratta di una storia di sperimentazioni editoriali e di knowledge publishing che parte da lontano: ad iniziare dalla fondazione, nel 1992, del Centro Ricerche e Applicazioni dell’Informatica all’Analisi dei Testi (CRAIAT), costituitosi presso il CESIT (oggi SIAF) dell’Università di Firenze, dove vennero realizzati prototipi editoriali innovativi a livello internazionale.

Un Content Publishing per mettere in relazione contenuti, autori, contesti e pubblici differenti

La ricerca sul Content Publishing, che il CfGC ha attivato dal mese di giugno del 2017, si ricollega a questo filone di sperimentazione basata sulla costruzione di trame sinergiche fra: contenuti provenienti da aree tematiche e disciplinari differenti, diversi strumenti di comunicazione contesti d’uso anche questi ben distinti e vari. In particolare si cerca di collaudare forme di costruzione di conoscenza che ridefiniscano il rapporto fra chi è considerato esperto e chi necessita delle sue conoscenze, competenze, abilità. In questa cornice il CfGC sta animando una casa editrice “altra” rispetto a quelle tradizionali, concepita per generare contenuti e gestirli in diversissime aree d’applicazione: dalla formazione alla consulenza, dalla ricerca alle più diverse agenzie sociali, economiche e culturali. Una prospettiva che obbliga a ridefinire l’uso del digitale come è stato fatto fino ad oggi.

I gruppi editoriali Pearson, RELX Group, Thomson Reuters e Bertelsmann si confermano nelle primissime posizioni della World’s 52 Largest Book Publishers.
Molto lontane, seppur in crescita rispetto al 2016, le esperienze italiane: 28esima Mondadori e 29esima De Agostini. Fonte: World’s 52 Largest Book Publishers.

Progetti correlati all’area “Content Publishing”

L’approccio del CfGC all’area “Content Publishing”

Content Publishing for community building

Il CfGC sta lavorando alla realizzazione di un esperimento editoriale di nuova generazione che abbia come obiettivo quello di ripensare le strategie di Content Publishing, nello sforzo di concepire i contenuti come strumenti di community building.

Se un’impresa editoriale vuole avere ancora una ragion d’essere deve cercare di andare oltre il consueto publishing, più o meno rivisitato con le nuove tecnologie. Deve tentare di sperimentare modalità comunicative inedite che possano metterla in condizione di costruire reti di relazioni fra conoscenze e progetti da realizzare, competenze e bisogni, abilità e necessità, in una prospettiva mirata a generare nuova comunità, socialità, politica, cultura.

Nella visione del CfGC autori e fruitori devono ritrovare un terreno comune in cui entrare in comunicazione, intendendo con ciò la necessità di dare vita ad una comunità di valori, di priorità, di intenti, di finalità. Un ambiente, quindi, di coprogettazione, di cooperazione e collaborazione.

In un’epoca come quella attuale, che è attraversata da tensioni di cambiamento radicale che necessitano dell’adozione di nuovi e più adeguati paradigmi con cui affrontare le sfide della contemporaneità, il fronte della comunicazione formativa diventa naturalmente strategico.

Prospettive fortemente sperimentali, di ricerca applicata

Il progetto Content Publishing nasce dalla convinzione che i gruppi editoriali – e non solo – continuino erroneamente ad interpretare i contenuti che rendono pubblici secondo una vision limitata e limitante, proprio perché condizionata dal paradigma comunicativo oggi dominante basato su dinamiche unicamente trasmissive. Il che, se applicato alla conoscenza, non può portare innovazione. O solo in maniera settoriale, quindi di modesto respiro.

Lavorando sulla conoscenza bisogna tenere ben presente che:

  • La conoscenza è espressione sempre e comunque di scelte valoriali prima e progettuali poi, su scala macro e micro, mondiale e locale. Non fosse altro in termini di priorità di ricerca e di condivisione. La conoscenza va intesa quindi come evento culturale, effetto e causa al tempo stesso di processi di community building storicamente ben definiti e caratterizzati.
  • È pericoloso, certamente controproducente, parlarne facendo ricorso a metafore economico-finanziarie come “capitale” da “valorizzare”, “patrimonio”, “bene”, “giacimento”, “spendibilità”, “petrolio” etc. Così facendo si ignora la sua dimensione umana, relegandola in un universalismo pseudoscientifico, falsamente neutrale, oggettivo.

In questa prospettiva il progetto Content Publishing è stato concepito per sperimentare l’attività di una comunicazione editoriale di nuova generazione che sia accreditata e attendibile e che, al tempo stesso, voglia tentare la strada di nuove relazioni fra esperti di contenuti e situazioni in cui questi contenuti sono fruiti.

Mettere in comunicazione queste due dimensioni della conoscenza – esperti e fruitori – significa lavorare nella direzione della Terza Missione dell’Università, solo recentemente formalizzata e in maniera ancora insufficiente, se non contraddittoria, dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Una missione che è interpretata dal CfGC non tanto come meccanico, unidirezionale “trasferimento delle conoscenze”, ma come necessità di creare una comunicazione stabile e strutturata fra Università e Società, favorendo un’interazione diretta nella rigorosa distinzione dei diritti e dei doveri, delle competenze e dei bisogni, in direzione di un community building funzionale ad una società basata sulla conoscenza.

Una comunicazione capace, quindi, di generare progresso sociale, culturale, economico, nelle situazioni quotidianamente concrete, e al tempo stesso di stimolare la ricerca e la formazione perché agiscano in questa precisa direzione.

Il progetto Content Publishing del CfGC, che compare con il marchio editoriale “Generative Communication”, vuole proporsi come un contributo di ricerca e di sperimentazione concreta rispetto a questo lungo percorso strategico.

Un progetto che viene da lontano

Attraverso il progetto Content Publishing, dunque, il CfGC guarda ai bisogni di numerose aree di intervento: dal patrimonio culturale alla formazione, dall’agricoltura alla sanità, dalla mobilità e dalle infrastrutture al welfare, dal diritto alla salute all’ambiente, all’organizzazione del lavoro, alle risorse umane, al turismo, allo sport.

Una linea di sperimentazione che continua ininterrottamente dai primi anni ‘90, quando il CfGC, allora CRAIAT, iniziò a realizzare progetti di ricerca che avrebbero visto coinvolti, nei decenni a seguire, Editori (Marsilio Editore, Edizioni Cultura della Pace, Gruppo Rizzoli, Laterza Editore, Einaudi, Giunti Editore, Gruppo De Agostini, Pearson, RAI, Brepols-University of California, IGI Global, Apogeo-Feltrinelli, Apogeo-Maggioli etc.), Ministeri (Ministero per i beni artistici e culturali, Ministero degli Esteri, Ministero della Sanità, Ministero della Pubblica Istruzione poi MIUR), Istituti e Centri di ricerca (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa – INDIRE, ENEA, CNR, etc.), Enti locali (Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane), Imprese pubbliche e private (dalla Philips alla Kodak, dal Gruppo Bassilichi alla IBM, dall’AOU Careggi  alla COOP, dal Cecchi Gori Group a Google, a Telecom oggi TIM etc.), Associazioni (dall’UISP – Unione Italiana Sport Per tutti – alla Lega contro i Tumori, dalle associazioni e organizzazioni di rappresentanza al Cesvot etc. etc.).