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Annika Cavedagna - La mia esperienza con la LIM

di Annika Cavedagna

Mi chiamo Annika Cavedagna e sono insegnante di Scuola Primaria presso il Circolo Didattico di Portomaggiore (Ferrara), in una classe prima e quest’anno insegno Italiano, Storia e Cittadinanza, Musica e Arte e Immagine. La mia classe è composta da 25 alunni di cui 2 certificati (con problematiche legate a ritardo del linguaggio – fortunatamente con un sostegno a 22 ore settimanali), 1 alunno con sospetto di DSA, 2 alunni stranieri con italiano L2; (senza compresenze da decreto Gelmini). Da settembre scorso la nostra scuola è stata dotata di una LIM che, democraticamente (anche se contro le indicazione ministeriali), il Collegio dei Docenti ha deciso di collocare in un’aula comune, per dare a tutti la possibilità di usarla e prenderne confidenza.

Personalmente erano mesi che mi interessavo alla LIM, andando ai vari convegni e seminari del territorio, informandomi tramite la rete e provando ad immaginare come avrei potuto utilizzarla didatticamente, anche dopo aver visto i seminari di Ivana Sacchi. Letteralmente stregata da Lei (il maiuscolo è d’obbligo), da quando è stata installata nella mia scuola ho deciso di sperimentarne l’uso e l’impatto didattico che poteva avere sui bambini. La mia metodologia di lavoro in classe è da sempre rivolta a studiare come proporre le attività ai bambini perché apprendano tutti, meglio, e magari con il piacere di farlo. Uso molto film, linguaggi espressivi, attività di manipolazione, video, foto, esperimenti, storie, uscite nel territorio, computer e internet per costruire le mie lezioni, e la LIM è stata per me il sogno fatto realtà: avere a disposizione in un unico strumento tutti i canali e i materiali che sempre utilizzo per la mia didattica creativa e anche frontale.

Certo non è come averla in classe ma, almeno una volta alla settimana, porto i miei alunni ad usare la LIM. Sì, ho proprio detto USARE, perché ritengo che il modo migliore per loro di imparare è FARE e non guardare. I miei colleghi rifiutano l’utilizzo della LIM dicendo che c’è troppo lavoro da fare prima o la usano come “grande schermo cinematografico” fine a se stesso. Io penso di aver colto il messaggio che la LIM vuole trasmettere: essere uno strumento di lavoro eccezionale, che permette di ottimizzare i tempi di insegnamento/apprendimento, di poter recuperare almeno alcune difficoltà di apprendimento, infine di facilitare, proprio grazie all’utilizzo delle immagini, le attività di alfabetizzazione per gli alunni con italiano come L2.

Ho costruito le mie unità didattiche tenendo presente tutte le problematiche della classe, ma anche rispettando le potenzialità degli alunni “bravi”, Questo mio obiettivo, se da un lato mi assorbe molto tempo nella preparazione delle UD a casa (a volte impiego 10 ore prima di essere soddisfatta di ciò che ho realizzato e dei materiali raccolti), dall’altro mi inorgoglisce nei risultati, deontologicamente parlando. In pratica, tutte le mie lezioni (dato soprattutto che non so quando potrò tornare nell’aula LIM), si concludono entro due ore e presuppongono obbligatoriamente almeno 1-2 interventi a testa dei bambini alla lavagna. Questo perché non voglio essere io a fare lezione ma voglio renderli partecipi di ciò che con tanta fatica stanno imparando, pur sempre con la sicurezza della mia guida. Ritengo infatti che se i bambini non usano concretamente la LIM, scoprendone i meccanismi, i “segreti” (come dico loro), e i materiali, essa non sia diversa da una semplice lavagna di ardesia, e prima o poi li annoierà.

La soddisfazione più grande è vedere le dinamiche che si instaurano durante le lezioni alla LIM, del tutto diverse da quelle di classe. I bambini imparano a collaborare perché li chiamo spesso in coppia alla LIM; i bambini più bravi fanno da “tutor” a quelli più in difficoltà (in classe sono egoisti del proprio lavoro e sono sempre restii ad aiutare i compagni in difficoltà. Non è vero che i bambini sono gentili tra loro, anzi, sono molto restrittivi nelle amicizie e terribilmente sinceri nella manifestazione dei propri sentimenti, anche di quelli più duri. A 7 anni i bambini sono ancora molto egocentrici).

Per continuare, mi sembra di essere una brava maestra quando vedo la mia bambina declarata (che brutto termine!), con severe difficoltà di linguaggio, di cui è consapevole e per questo parla pochissimo e solo all’intervallo, che alla LIM si trasforma letteralmente: avendo una manualità come nessun altro bambino, insegna agli altri ad usare gli strumenti della lavagna, sfoggiando un sorriso a dir poco gratificante quando riesce a fare gli esercizi che le propongo (naturalmente semplificati per lei senza che se ne accorga).
Infine con le mie lezioni cerco di fare contemporaneamente alfabetizzazione ai miei due alunni (una marocchina e uno pakistano), che sono da poco arrivati in Italia e non sanno la nostra lingua, usando molto le immagini per far loro acquisire un vocabolario sempre più ricco.

Credo che la metodologia didattica con la LIM, essendo un campo nuovo soprattutto per la Scuola Primaria, debba basarsi sulla condivisione del sapere e delle esperienze. Per questo metto sempre le mie lezioni a disposizione di tutti ma non posso ancora contare su uno scambio didattico nel mio plesso, perché nessuno usa la LIM metodologicamente. È questa la ragione principale che mi ha spinto a partecipare a questo master.

Penso che se uno crede e adotta la nuova metodologia di lavoro che la LIM presuppone, mettendosi in gioco e collaborando, riesca ad ottenere grandi cose da questo strumento, che altrimenti rimane una pura e fredda lavagna. È l’uso che puoi fare della LIM, come tutti gli altri strumenti del resto (libri, una immagine, una uscita didattica, un quadro, una canzone, un disegno, una recitazione…), che la rende eccezionale, senza mai avere la presunzione, né cadere nell’errore, di sostituirsi al libro, al teatro, o tanto meno all’insegnante, che ora diventa “regista” del processo di insegnamento/apprendimento.

A chi mi dice che sono pazza a passare tanto tempo a studiare, informarmi e formarmi sulle nuove tecnologie per ideare lezioni che poi si esauriscono in 1-2 ore, per bambini che tanto non apprendono perché non esistono i miracoli, per uno stipendio che non contempla tali sacrifici e per la considerazione (anzi spesso l’invidia), che ne ricevo, rispondo che ritengo dovere di un bravo insegnante cercare di far conseguire a tutti gli alunni il massimo dei propri obiettivi. Se tutti gli insegnanti fossero onesti con la “missione” dell’insegnamento, forse il mondo sarebbe migliore e con maggiori prospettive per il futuro dei nostri figli.

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  1. Francesco Crocco
    May 3rd, 2011 at 19:32 | #1

    Brava, continua così. Anch’io (sono un’insegnante di Matematica e Fisica nel triennio di un Liceo Scientifico) ho le tue stesse difficoltà: nell’istituto sono presenti tre Lim di cui una sola potenzialmente operativa posizionata in uno dei laboratori di Informatica. Gli atteggiamenti dei colleghi spaziano tra tutti quelli che sono possibili (scetticismo, paura, curiosità e così via). A me tocca il compito di motivare e anche di tentare di spiegare loro l’utilizzo e l’importanza dell’uso delle Lim. Per adesso ho solo un timido aiuto di due colleghi ma continuo per la mia strada consapevole che il docente, come tu hai ben sottolineato ha una “missione” da compiere. A presto.
    Francesco

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