Le tecnologie digitali stanno riscrivendo non solo la nostra realtà, ma anche la percezione che l’uomo ha di questa. Proprio per questo il CfGC è impegnato da anni nell’analisi e nella sperimentazione di quelle tecnologie che possono valorizzare la dimensione umana, per liberarla dalle mansioni più ripetitive e applicarla a quelle creative.

Una ricerca lunga oltre venticinque anni

Già a partire dal 1992, anno della sua fondazione presso l’Università di Firenze, il CRAIAT (Centro Ricerche e Applicazioni dell’Informatica all’Analisi dei Testi), diretto da Luca Toschi, ha sperimentato nuovi e inediti processi di progettazione per valorizzare, attraverso il digitale, la lettura e lo studio dei testi.

La ricerca del CRAIAT sulle nuove tecnologie e, in particolare, sull’automazione dei processi simbolici e fisici ha portato allo sviluppo di una comunicazione in grado di oltrepassare il modello trasmissivo e gerarchico della comunicazione per andare incontro ad uno generativo.

In questi anni di studio e ricerca, infatti, Luca Toschi ha sviluppato una metodologia applicata alla comunicazione partendo proprio dallo studio dei testi letterari e dalla possibile valorizzazione di questi grazie alle nuove tecnologie. La prima sperimentazione portata avanti è stata la costruzione di un ipertesto su “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni. A seguito di questa prima sperimentazione, il CRAIAT ha sviluppato altri prodotti scientifici relativi alle opere di Verga e Pirandello e, negli anni seguenti, all’opera manzoniana e alla relazione tra la vita e le opere di gran parte degli autori italiani attraverso l’ “Atlante geografico della letteratura italiana”.

Perché recuperare le sperimentazioni del CRAIAT

Con l’intento di portare avanti quelle che erano le sperimentazioni avviate nel 1992 e con la volontà di sperimentare nuove e inedite forme di relazione tra le nuove tecnologie, l’automazione dei processi e la nostra realtà quotidiana, il CfGC ha avviato una rilettura di quelli che sono stati i principali progetti del CRAIAT attraverso brevi documentari scientifici. In questo modo il CfGC ha inteso riportare l’attenzione della comunità scientifica, ma non solo, sul senso dell’automazione e del testo digitale di oggi. Sempre più spesso si assiste, infatti, ad una persuasione operata dai principali media e gruppi di potere tramite nuove forme di diffusione dei contenuti seguendo una prospettiva trasmissiva che parcellizza i contenuti e li propone senza un approccio critico rispetto alle modalità comunicative portate avanti.
Proprio dalla critica e dalla filologia, infatti, hanno avuto avvio le sperimentazioni del CRAIAT, ma la loro applicazione non si esauriva (e non si esaurisce oggi) all’ambito letterario. Il modello del CRAIAT ha in sé una metodologia applicabile nei contesti più diversi e non sono in quello digitale o in quello filologico. Gli ipertesti presentano un modo nuovo di pensare, lavorare, studiare dove le nuove tecnologie sono al servizio della costruzione di un pensiero critico e del rafforzamento della dimensione creativa tipica dell’uomo.
Il primo dei video realizzati dal CfGC sulle sperimentazioni del CRAIAT è relativo al prodotto scientifico “L’ipertesto d’autore”, pubblicato nel 1996, che ripropone una lettura filologica delle tre edizioni de “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni.

Digitalizzare l’uomo?

Per una storia del rapporto fra contenuti e comunicazione: dalla classicità all’intelligenza artificiale

Luca Toschi ha inaugurato la seduta plenaria del VII Congreso de la SEMYR che celebra gli 800 anni dalla fondazione dell’Università di Salamanca.
Durante il convegno, sono intervenuti anche Viola Davini, Matteo Coppi e Ilaria Marchionne con un contributo dal titolo “El investigador engorroso y las métricas de la objetividad”.

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Since 1992

Una ricerca lunga oltre venticinque anni…

Il filo rosso che unisce il CRAIAT al CfGC.

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L’ipertesto d’autore. L’automazione al servizio dell’analisi dei testi


I volti del CRAIAT

Luca Toschi

Luca Toschi è attualmente il direttore del Center for Generative Communication e Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali all’Università di Firenze.
È autore del libro La Comunicazione generativa che è alla base della metodologia quotidianamente utilizzata dai ricercatori del CfGC per i propri progetti di ricerca.

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“L’ipertesto d’autore”, uno dei primissimi prodotti nel suo genere, è il risultato di un’accurata ricerca filologica che, appoggiandosi alle  opportunità della forma ipertestuale, ha permesso la realizzazione di un prodotto editoriale all’avanguardia.

Il progetto esplora le opportunità di impiego del digitale a supporto della valorizzazione del patrimonio artistico-letterario, cercando di andare oltre una visione meramente documentale tipica di un database tradizionale. In tal senso, la “traduzione” dell’opera in forma ipertestuale permette di ripensare il contributo autoriale (da cui il titolo “ipertesto d’autore”), da parte dello studioso che compone l’ipertesto e, nello stesso tempo, da parte dell’utente che lo consulta attivando diverse trame di lettura.

In questa edizione elettronica, che vede l’importante collaborazione nell’ideazione e strutturazione dei contenuti di Maura Gori, Marzia Pieri, Francesca Gramigni e Alessandra Anichini, è possibile leggere le tre redazioni della commedia goldoniana, grazie al processo ipertestuale che permette di passare da un testo all’altro per comparare le diverse edizioni, ma rimanendo su un unico supporto. Le tre edizioni, Bettinelli, Paperini e Pasquali, sono evidenziate in tre colori diversi, rispettivamente in verde, rosso e giallo. Sul video, che riporta il testo digitalizzato (e quindi trattato filologicamente con la costruzione della trama ipertestuale), troviamo parole di colore bianco che identificano la parte del testo comune a tutte e tre le edizioni. Quando si incontrano, invece, parole dei colori sopra indicati, vuol dire che in una o più edizioni l’autore ha operato alcuni cambiamenti.
L’interfaccia dell’ipertesto non solo precorre gli e-book di oggi ma va oltre strutturando una trama complessa che mette in relazione le differenti versioni dell’opera di Goldoni.

Questa sperimentazione, come accennato in precedenza, è solo la prima di una serie di prodotti scientifici realizzati dal CRAIAT. Il lavoro di recupero del CfGC prosegue con l’intento di riflettere sul senso che assume, oggi, il testo digitale in relazione alle nuove tecnologie del campo dell’automazione.
Secondo il CfGC, infatti, non è possibile portare avanti una automazione per la gestione dei contenuti senza che sia operata una loro riscrittura. La costruzione dei link ipertestuali, infatti, rappresenta una trasformazione dell’opera “analogica” che, attraverso le potenzialità del testo digitale, vive di una ridefinizione profonda dei suoi contenuti originari. Autore è, quindi, anche il progettista della comunicazione che porta avanti e mette in evidenza la trama complessa di relazioni presenti all’interno del testo originario.


L’ipertesto d’autore

L’automazione al servizio dell’analisi dei testi

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Le altre sperimentazioni del CRAIAT