Il 22 giugno 2016 si è tenuto a Firenze l’evento Quale certificazione per il biologico. Giornata di studio su sostenibilità, identità, qualità e sicurezza, organizzata da ICEA, l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, e dal CSL. La giornata, nata nell’ambito del progetto Analisi, riprogettazione e sperimentazione della comunicazione interna ed esterna di ICEA (avviato nel 2015), si è caratterizzata come un momento di riflessione e di confronto tra l’Istituto di certificazione, i propri dipendenti, le aziende certificate, il mondo della ricerca e la società civile.

Il primo dei tre panel organizzati è stato dedicato alla sostenibilità e ha visto ricercatori ed esperti confrontarsi sull’importanza della certificazione come strumento per garantire un prodotto di qualità sostenibile a livello ambientale, sociale e politico. La giornata, inoltre, è stata anche il momento per riflettere sul modo in cui oggi la ricerca sui sistemi di produzione agricola – universitaria e non – stia contribuendo ad impostare nuove strategie di sviluppo sostenibile e di adattamento ai cambiamenti (climatici, sociali, economici) in corso.

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Il primo degli interventi del panel dedicato alla sostenilità è stato quello di Marco Bindi, Prorettore alla ricerca scientifica nazionale e internazionale e Professore Ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee dell’Università di Firenze.

Marco Bindi @CSLmultimedia_ICEA

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Nella sua intervista, il professor Bindi ha sottolineato l’importanza della certificazione del biologico in quanto riesce, garantendo un prodotto di qualità al consumatore, ad assicurare la qualità stessa del processo e dell’operato del produttore. Per quel che riguarda la ricerca, invece, Bindi ha posto l’accento soprattutto sul fatto che negli ultimi anni una serie di fattori concomitanti – cambiamenti climatici, aumento della popolazione e delle esigenze alimentari – sta creando una situazione di forte rischio in termini di sostenibilità alimentare; all’interno di questo scenario, però, la ricerca sta rispondendo individuando il modo migliore per far sì che l’agricoltura riesca non solo a sostenere, ma a superare tali difficoltà.

 


 

L’intervista a Concetta Vazzana, Professore ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee dell’Università di Firenze, ha messo in risalto, invece, la necessità di estendere la certificazione anche ad altri settori che vanno oltre il biologico, come ad esempio la biodiversità, poiché solo in questo modo sarebbe possibile intercettare le reali esigenze dell’ambiente, del territorio e della popolazione.

Concetta Vazzana @CSLmultimedia_ICEA

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La ricerca in tutto ciò giocherebbe un ruolo fondamentale supportando la crescita dell’intero settore biologico. La professoressa Vazzana, però, individua anche una grave carenza del sistema accademico sia italiano che internazionale: la difficoltà nel coinvolgere direttamente in tali attività di studio e sviluppo anche gli operatori del biologico che si farebbero portatori loro stessi di conoscenze sconosciute all’ambito universitario e avrebbero, contemporaneamente, ulteriori strumenti per svolgere il proprio lavoro in maniera più efficiente.

 


 

L’ultima intervista relativa al panel sulla sostenibilità è quella di Leonardo Casini, Professore ordinario di Economia ed estimo rurale dell’Università di Firenze.

Leonardo Casini @CSLmultimedia_ICEA

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Il professor Casini ha evidenziato l’importanza della certificazione biologica nel definire un modello di agricoltura sostenibile. La ricerca, infatti, dovrebbe concentrarsi maggiormente sull’individuazione delle condizioni di sostenibilità e sulla valorizzazione delle funzioni  – non solo di mercato – dell’agricoltura sia toscana che italiana.

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Per ulteriori approfondimenti sulla giornata, si rimanda alla pagina Certificare il biologico. Verso un differente modello di certificazione