Durante il convegno sulla figura dell’Innovation Broker che si è tenuto presso l’Accademia dei Georgofili, il CSL ha raccolto le dichiarazioni di alcuni relatori, tra cui anche i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni presenti.

Come abbiamo già anticipato nel primo articolo di approfondimento La relazione tra agricoltura, innovazione e comunicazione all’Accademia dei Georgofili in cui è stato riportato l’intervento di Luca Toschi, il convegno è stata l’occasione per riflettere sulle caratteristiche, sulla funzione e sulle competenze dell’Innovation Broker, ormai sempre più presente quando si parla di ricostruire la relazione tra mondo della ricerca e il sistema delle imprese per favorire l’innovazione e lo sviluppo del tessuto produttivo.

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Il primo contributo rilasciato al CSLmultimedia è stato quello di Gian Piero Abbate, della rete nazionale Innovation Broker Network (IBN), che ha tracciato il profilo della figura dell’Innovation Broker e ha aiutato a inquadrarlo nel contesto dell’agricoltura.


Le interviste hanno coinvolto anche i rappresentati delle associazioni di categoria presenti CIA, Coldiretti, Confagricoltura e Alleanza Cooperative Agroalimentari Italiane. Queste organizzazioni svolgono un ruolo fondamentale nel campo dell’agricoltura in quanto rappresentano le realtà più vicine al territorio, e quindi agli imprenditori agricoli, e possono svolgere una funzione importante di sensori sul territorio.

Il CSL ha già lavorato con le associazioni durante il progetto Comunicazione generativa per il PSR 2014-2020 della Regione Toscana che era finalizzato alla creazione di una strategia di comunicazione efficace per il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. In questa occasione, il CSL è partito dall’analisi del PSR precedente, relativo al settennio 2007-2013 e per conoscere da vicino i bisogni degli imprenditori agricoli e le problematiche comunicative che erano state riscontrate in passato, ha organizzato dei focus group generativi con gruppi di giovani agricoltori che facevano capo a tutte le organizzazioni di categoria. I focus group hanno rappresentato una strumento utile a mettere insieme i giovani imprenditori agricoli e far emergere elementi di conoscenza importanti per pianificare la nuova strategia di comunicazione.

 All’Accademia dei Georgofili, ascoltare la voce delle associazioni di categoria, è stato utile per inquadrare le reali potenzialità dell’Innovation Broker ma anche per capire come questa figura professionale si relaziona con il ruolo svolto dalle organizzazioni sul territorio.

A tale proposito abbiamo parlato con Matteo Ansanelli della Confederazione Italiana Agricoltura (CIA), con Claudia Fedi, area Sviluppo e Innovazione della Coldiretti, con Marcello Miozzo dell’Alleanza Cooperative Italiane Agroalimentari, D.R.E.AM Italia, Arezzo e infine con Vincenzo Lenucci, direttore dell’Area Economica e del Centro Studi di Confagricoltura.

Intervista a Matteo Ansanelli della Confederazione Italiana Agricoltura (CIA).

Le associazioni di categoria, per definizione, rappresentano già degli Innovation Broker nel loro lavoro quotidiano di incontro e di ascolto delle imprese


Intervista a Claudia Fedi, area Sviluppo e Innovazione della Coldiretti.

Noi vorremmo un Innovation Broker a servizio delle aziende agricole e con una capacità di intervento a 360 gradi: dall’innovazione, ai processi di filiera fino allo sviluppo del territorio


Intervista a Marcello Miozzo dell’Alleanza Cooperative Italiane Agroalimentari, D.R.E.AM Italia, Arezzo.

Innovation Broker: figura che si pone tra il fabbisogno del sistema delle imprese e gli elementi innovativi provenienti dal mondo della ricerca


Infine, per iscritto, abbiamo intervistato anche Vincenzo Lenucci, direttore dell’Area Economica e del Centro Studi di Confagricoltura.

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Vincenzo Lenucci, Confagricoltura

Domanda. Quali sono i tratti distintivi dell’Innovation Broker e qual è il suo ruolo nei confronti dell’agricoltura?

Risposta. Il nuovo approccio europeo prevede un maggiore collegamento tra le imprese, che esprimono i loro fabbisogni in termini di innovazione, e tutti gli altri soggetti del “sistema” che ideano o contribuiscono a individuare innovazione e poi a diffonderle alle imprese stesse.
In questo processo il ruolo del broker è essenziale, perché i collegamenti tra i vari soggetti di questa “Innovation Network” non sono sempre agevoli; così come non sono sempre sono chiari e definiti i fabbisogni delle imprese o le modalità per la diffusione ex post dell’innovazione agli operatori dei settori economici. Un ruolo di (inter)mediazione, anche proprio in termini dei linguaggi e della strumentazione utilizzati, è quindi essenziale e occorrono figure con capacità di sintesi e di collegamento tra realtà e soggetti anche molto diversi e sovente non abituati a dialogare. Figure che hanno una funzione essenziale anche nel settore agricolo (nazionale in particolare) dove abbiamo una forte frammentazione delle imprese, una notevole disomogeneità dei sistemi produttivi che afferiscono a diversi prodotti e diversi territori, tutti con le loro peculiarità.
Una realtà dove diventa complesso farsi interprete dei reali fabbisogni delle imprese, spesso non sintetizzabili in categorie omogenee, e dove la diffusione delle innovazioni, da chi le ha prodotte a chi le può utilizzare, costituisce esercizio non facile anche perché si scontra con realtà anche molto diverse tra loro.
Ecco perché abbiamo bisogno di un Innovation Broker Agricolo; con un ruolo analogo a quello che opera in altri settori; ma con modalità e logiche anche molto specifiche.

Domanda. Che relazione c’è tra l’Innovation Broker e le associazioni di categoria?

Risposta. C’è sicuramente una stretta correlazione tra le funzioni di servizio alle imprese svolte dalle organizzazioni professionali agricole e il ruolo dell’Innovation Broker che è ormai entrato già a far parte delle modalità di affiancamento agli associati.
Le organizzazioni agricole sono anzi gli Innovation Broker del settore per antonomasia e infatti non a caso giocano ad esempio un ruolo chiave nella nascita e nello sviluppo dei “Gruppi Operativi” previsti dal Partenariato Europeo per l’Innovazione.
Questo per tre essenziali motivi: sia perché sono i soggetti più vicini alle imprese agricole (perché sono le imprese agricole) e ne rappresentano per prime e senza intermediazione i loro fabbisogni, sia perché sono diffuse capillarmente sul territorio e quindi garantiscono un pieno e costante collegamento nel “circolo dell’innovazione”: espressione del fabbisogno, stimolo alla produzione di innovazione e successiva diffusione, ed infine perché con la loro relazione diretta con le imprese, rendono più agevole ed immediato procedere ad una verifica dei risultati delle attività di produzione e diffusione delle innovazioni.