Posted by on aprile 1, 2016

Il 10 marzo si è svolto, presso l’Accademia dei Georgofili, un convegno sulla figura dell’Innovation Broker in agricoltura che ha fatto confrontare figure istituzionali, rappresentanti di associazioni di categoria, imprenditori agricoli e professionisti di vario genere sulla relazione che lega agricoltura, innovazione e comunicazione.

Subito dopo l’apertura dei lavori da parte di Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore Agricoltura e Foreste della Regione Toscana e Giuseppe Blasi, Direttore Generale del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sono seguiti gli interventi dei 5 relatori chiamati a discutere la figura del broker dell’innovazione:

  • Gian Piero Abbate, “La figura professionale dell’Innovation Broker”
  • Inge Van Oost, “Il PEI (Parternariato Europeo per l’Innovazione) e le funzioni dell’Innovation Broker”
  • Anna Vagnozzi, “I PSR 2014-2020 delle Regioni italiane: un’opportunità per l’Innovation Broker”
  • Andrea Sisti, “Il trasferimento della conoscenza e dell’innovazione nel sistema delle imprese agricole, agroalimentari e forestali nell’era 3.0”
  • Luca Toschi, “La comunicazione come strumento per rilevare bisogni d’innovazione: un caso pilota”
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Il video riporta l’intervento integrale di Luca Toschi dal titolo La comunicazione come strumento per rilevare bisogni d’innovazione: un caso pilota, ripreso, montato e curato dal CSLmultimedia.

A chiusura degli interventi Luca Toschi ha concentrato l’attenzione soprattutto sul ruolo della comunicazione vista come un elemento che può aggregare il mondo della ricerca e il sistema delle imprese. Un centro come il CSL, infatti, propone una metodologia di lavoro che, partendo dall’ascolto e dall’analisi dei bisogni delle imprese e delle organizzazioni che animano il tessuto sociale e politico di un territorio, imposta una ricerca scientifica finalizzata a trovare soluzioni a medio e lungo termine in grado di rispondere alle esigenze sia del mondo della ricerca che delle imprese favorendo, solo in questo modol’innovazione. La comunicazione può, dunque, giocare un ruolo fondamentale nel rinsaldare la presenza dell’Università e della ricerca nel territorio in cui agisce.

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Punti salienti emersi dai primi interventi sull’Innovation Broker

Il presidente Giampiero Maracchi ha aperto la sessione di lavori, confermando la volontà dell’Accademia di riportare al centro del dibattito il valore della ricerca scientifica come elemento imprescindibile per contribuire al processo di innovazione e di sviluppo del territorio. Discorso analogo è stato fatto dall’assessore all’Agricoltura e Foreste della Regione Toscana, Marco Remaschi, che ha poi ribadito la necessità di portare avanti, anche tramite occasioni di incontro come il convegno sull’Innovation Broker, la discussione che vede nella valorizzazione dell’agricoltura una risorsa preziosa per la Regione Toscana e per tutto il territorio nazionale, che può essere realmente sfruttata solo se istituzioni e mondo scientifico collaborano e rinsaldano la cooperazione con il sistema delle imprese. Una innovazione, dunque, non solo tecnologica, ma soprattutto di processo, necessaria per abbattere le spese, e di prodotto, come richiesta dal sistema del mercato e dai consumatori.

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Il Presidente dell’Accademia dei Georgofili fa il punto su innovazione e trasferimento tecnologico in agricoltura

Con gli interventi dei relatori, l’attenzione si è spostata sul tema centrale della giornata: le caratteristiche, la funzione e le competenze dell’Innovation Broker, figura sempre più presente quando si parla di ricostruire la relazione tra mondo della ricerca e il sistema delle imprese

Dalle parole di Inge Van Oost, DG Agriculture and Rural Development, che si occupa del Partenariato Europeo per l’Innovazione (PEI) per la Commissione Europea, sono emerse alcune indicazioni significative per delineare il profilo dell’Innovation Broker. L’obiettivo dell’introduzione di questa figura, infatti, sarebbe quello di creare un sistema capace di mettere insieme risorse, in primis umane, con conoscenze e competenze diverse che siano in grado di creare soluzioni condivise per aiutare il gruppo di lavoro nell’elaborazione di un buon piano progettuale, favorendo principalmente la composizione del partenariato e l’articolazione della domanda. Un fine importante, poi, è quello di rendere i risultati della ricerca scientifica non solo accessibili, ma realmente utili a sviluppare l’innovazione all’interno delle imprese. Infatti ad oggi, un grande limite del trasferimento tecnologico, è proprio quello di non riuscire a tradurre i dati scientifici ottenuti, in pratiche e tecniche che le imprese possono adottare. In tutto ciò, è la comunicazione a svolgere un fondamentale ruolo strategico.

In estrema sintesi, le funzioni dell’Innovation Broker possono essere ricollegate a:

  • diagnosticare i bisogni delle imprese e del mondo della ricerca;
  • decodificare i bisogni non espressi;
  • padroneggiare gli strumenti di comunicazione;
  • avere la capacità di mettere insieme competenze ed esperienze diverse.

Proprio su questo hanno insistito Anna Vagnozzi, membro del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e della Rete Rurale Nazionale e Andrea Sisti, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (CONAF), che ha voluto anche evidenziare l’importanza di introdurre una cultura dell’innovazione che sostenga la produzione industriale e che aiuti a migliorare i processi produttivi.

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