Posted by on marzo 15, 2016

L’1 marzo 2016 il Communication Strategies Lab ha partecipato alla lezione introduttiva di Arboricultura e selvicultura urbana tenuta da Francesco Ferrini (professore ordinario del Dipartimento di Scienze Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente – DISPAA – dell’Università di Firenze), per il Laboratorio di Progettazione dei sistemi del verde urbano, all’interno del corso di laurea magistrale in Architettura del paesaggio.

L’occasione è diventata subito un momento fondamentale di confronto su un tema comune a chi progetta le trasformazioni del paesaggio e a chi si occupa di strategie di comunicazione: la necessità di vedere la progettazione come un elemento pro-attivo, utile a prevedere, programmare e ad indirizzare, di conseguenza, la strategia e gli interventi da applicare al territorio per contribuire al suo sviluppo e al benessere dei cittadini che lo abitano. Tema, questo, molto caro al Communication Strategies Lab: in un paper di prossima uscita sulla rivista Aestimum dal titolo “Benessere, paesaggio e comunicazione. La comunicazione generativa nel PSR ‘14-‘20 della Regione Toscana” i ricercatori del CSL descrivono proprio come

Comunicazione generativa (Toschi 2011) si pone come modello, come una
forza progettuale che meglio interpreta la necessità di rappresentare e promuovere la circolarità delle relazioni tra l’uomo e il territorio, superando l’idea anti-democratica di un paesaggio che si trasforma all’insaputa di chi lo abita. Questo particolare approccio, riconoscendo la partecipazione e la condivisione di un obiettivo comune a tutti i soggetti coinvolti (dalle istituzioni, alle imprese, ai cittadini) come elementi fondamentali per la progettazione, contribuisce non solo a migliorare e a proteggere la diversità culturale, l’ambiente sociale e naturale del territorio stesso, ma anche, in un’ottica di sviluppo economico, a rafforzare le relazioni tra portatori d’interesse di diversa provenienza e, quindi, a ri-attivare il sistema imprenditoriale ed il sistema dell’innovazione.

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In arrivo la nuova pubblicazione del CSL incentrata sui temi della socialità dell’innovazione e del paesaggio,

L’architetto del paesaggio, ma il discorso si può facilmente adattare a tutti coloro che, in un settore o nell’altro, sono tenuti a progettare, programmare, prevedere e individuare interventi strategici di definizione o ridefinizione di un oggetto (sia esso legato al verde urbano che alla comunicazione), deve innanzitutto definire e caratterizzare il suo ruolo come quello di un progettista attento sì alla fase di analisi dello scenario nel quale si inserisce il suo intervento, ma soprattutto all’ascolto e alla percezione dei bisogni e delle necessità del progetto stesso.

Bisogna passare dalla logica reattiva tipica del nostro paese, quindi reagire – anche prontamente – ad eventi negativi, ad una logica pro-attiva che ci spinge a progettare in modo tale da prevenire qualcosa prima che avvenga.

Oltre alla fondamentale conoscenza del contesto all’interno del quale va ad agire, il progettista deve, poi, essere in possesso di strumenti adeguati per intervenire e avere la giusta sensibilità nell’osservare e nel percepire ciò di cui il progetto ha realmente bisogno. Di fondamentale importanza, inoltre, è anche la necessità di avviare una forte collaborazione con il committente per individuare insieme le criticità e le aree d’intervento fondamentali del progetto, partendo, perché no, dal recupero e dalla valorizzazione dell’esistente.

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È possibile, di seguito, vedere una breve selezione di alcuni nodi nevralgici della lezione del professor Ferrini, ripresa, montata e curata dal CSLmultimedia.

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