Il Communication Strategies Lab è un centro di ricerca aperto a docenti, ricercatori, esperti e professionisti. Il laboratorio, però, è prima di tutto un luogo aperto agli studenti che seguono i corsi di formazione, che partecipano alle sue attività e alle ricerche che vengono sviluppate. Proprio per questo motivo, il CSLmagazine ospiterà, previo invito a collaborare e selezione, i contributi degli studenti dei corsi di laurea magistrale, dei tirocinanti, degli stagisti e dei laureandi che vogliono pubblicare articoli – attraverso report e approfondimenti specifici – che fanno diretto riferimento alle ricerche cui hanno partecipato al CSL.

Il focus dell’articolo

In questo primo scorcio del XXI secolo, nel quale sembra affermarsi la società dell’immagine e le informazioni vengono scambiate attraverso la rete in modo estremamente rapido, potrebbe costituire un elemento strategico, nell’ambito della formazione, la capacità di trasmettere un contenuto in modo sintetico e immediatamente comprensibile. Alcuni studi di derivazione filosofica sviluppati in Germania nella prima metà del Novecento, che approfondiscono i meccanismi della percezione umana (in particolare in riferimento al canale visivo), accompagnati dagli studi sulle modalità sensoriali (derivati principalmente dall’ambiente scientifico anglosassone e che riguardano gli stili di apprendimento), potrebbero costituire un valido punto di riferimento per tentare di elaborare ambienti o strumenti didattici in grado di veicolare contenuti in una modalità semplice e intuitiva facilitandone la memorizzazione.

L’articolo è stato estratto da una versione ampliata di un progetto originario su una possibile ipotesi di sceneggiatura di un ambiente di apprendimento online. Il progetto originario è stato elaborato nel 2015 nell’ambito del corso di aggiornamento “Social Media Strategies – Misurare, strutturare e pianificare la presenza nel web 2.0 – Terza edizione” a cura del Communications Strategies Lab dell’Università di Firenze.

Un articolo di  Fabrizio Cantini

(corsista di Social Media Strategies 2015-2016)

photo credit: Clever Cogs! via photopin (license)

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Alcuni sociologi affermano che, nel XXI secolo, si è ormai imposta la società dell’informazione, caratterizzata dal prevalere di un bene immateriale, l’informazione stessa, rispetto ad altri beni caratterizzanti i settori tradizionali dell’economia. Inoltre, con lo sviluppo della rete, “la conoscenza non è più concentrata in sedi fisiche o in persone fisiche individuabili” e lo scambio delle informazioni, ormai frammentate, avviene con modalità sempre più veloci. Sulla base di queste premesse ed essendo riconosciuta l’ascesa di una “cultura visuale, l’ipotesi di costruzione di ambienti di apprendimento utilizzando i principi relativi al Visual Thinking potrebbe risultare strategica.

Il Visual Thinking come possibile supporto teorico

Il concetto di Visual Thinking (che in italiano può essere tradotto come “pensiero visuale” o “pensare per immagini”) è stato trattato, in particolare, dal tedesco Rudolph Arnheim (1904 – 2007) verso la fine degli anni sessanta del secolo scorso. Secondo Arnheim la mente umana interviene nel processo di acquisizione dei dati percepiti, nel senso che la mente riorganizza i dati acquisiti dando loro uno  specifico significato. Sebbene non esista ad oggi una definizione universale di Visual Thinking possiamo comunque, in generale, intenderlo come “..quel meccanismo percettivo – cognitivo attraverso cui l’uomo registra ed elabora attivamente le informazioni appartenenti al mondo reale” (estratto da Elisa Cipriani,Visual Thinking: il testo prende forma. Il metodo per rappresentare la conoscenza).

Nell’insieme delle teorie che sono a supporto del Visual Thinking e che analizzano il tema della percezione vi sono le leggi della Gestalt (derivate dalla psicologia della Gestalt ovvero psicologia della “forma”) che nacquero e si svilupparono in Germania negli anni trenta del XX secolo.

Fonte dell'immagine: By John smithson 2007 at English Wikipedia [Public domain], via Wikimedia Commons

Fonte dell’immagine: By John smithson 2007 at English Wikipedia [Public domain], via Wikimedia Commons

Tra i principi più importanti della Gestalt che riguardano l’organizzazione da parte della mente umana della realtà percepita, vi è la necessità naturale di distinguere l’oggetto principale dell’osservazione (cioè una figura ben definita) da uno sfondo (inteso come un ambiente meno definito nel quale è inserito l’oggetto principale). Se la percezione è ambigua, nasce la difficoltà di distinguere chiaramente le due figure e quindi di percepire correttamente la realtà. Ciò viene di solito dimostrato attraverso la descrizione dei fenomeni di illusione ottica, come per esempio la coppa di Rubin, proposta nel 1915 dallo psicologo danese Edgar Rubin (1886 – 1951).

Ritengo sia importante sottolineare che, secondo alcuni psicologi, i meccanismi di organizzazione del percepito da parte di un individuo, sono influenzati dalle esperienze passate, dal background culturale e dalle motivazioni dell’individuo stesso; da ciò deriva che è quasi impossibile che si presenti una medesima identica percezione di uno stesso oggetto, in quanto ogni soggetto percepisce la realtà circostante in modo diverso.

Oltre ai principi della Gestalt, potrebbero essere utilizzati, per la progettazione di contenuti più comprensibili, non ambigui e facilmente memorizzazabili, i principi del Graphic design e gli strumenti che sono utilizzati dall’Infografica tenendo presente che, sia il Graphic design sia l’Infografica, rientrano nell’ambito del Visual Thinking.

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Graphic Design per una piattaforma educativa online

Di seguito vengono evidenziati alcuni aspetti del  Graphic design che, a mio avviso, possono essere utili per la progettazione di una piattaforma educativa online oppure per la progettazione di tavole didattiche:

  • Costruzione del testo: i titoli, i sottotitoli e le parole chiave di un testo devono essere espressi in modo chiaro, se possibile accostando ad essi immagini che potranno far ricordare meglio il contenuto della presentazione; evitare righe di testo troppo lunghe (oppure troppo corte: in ogni caso la capacità di sintetizzare un concetto resta comunque essenziale); importanza della scelta del font da utilizzare per lo scritto e scrivere parole di dimensioni non troppo piccole (le parole devono essere percepite come immagini).
  • Figure: se riteniamo opportuno esprimere concetti in forma scritta (o nella forma immagine più scrittura) in modo tale da essere percepiti come figure, potrebbe essere utile fare riferimento a forme semplici ed elementari, come quadrati, rettangoli o triangoli; tali semplici figure tendono a trasmettere ordine ed armonia, da cui una maggiore predisposizione alla lettura.
  • Colori: in generale i colori caldi (ad es. giallo e arancione) suscitano emozioni e quindi vicinanza, per cui sono percepiti  meno formali; al contrario i colori freddi (ad esempio il verde o il blu) suscitano distacco e quindi formalità. Da ciò deriva che una parola chiave può essere indicata con colori caldi, ad esempio arancione, allo scopo di essere meglio ricordata, mentre un titolo, se ad esempio di colore blu, tende a trasmettere autorevolezza ai contenuti che ad esso seguono.

Studi eseguiti con la tecnica dell’eye-tracking, attraverso la quale è possibile registrare i movimenti oculari ovvero individuare come si distribuisce l’attenzione visiva di un soggetto analizzando la dilatazione e la contrazione delle pupille (quando, per esempio, leggiamo una pagina di un quotidiano oppure viene consultata una pagina web), hanno reso possibile la formulazione di ipotesi sui percorsi di osservazione e sulle aree di maggiore attenzione nello spazio di lettura di documenti. Per approfondire le caratteristiche tecniche e la storia dell’eye-tracking può essere utile la lettura della tesi di laurea di Emiliano Castellina, Progetto e ottimizzazione di algoritmi di riconoscimento di forme per il gaze tracking.

Tra le ipotesi sui percorsi di osservazione di un lettore e quindi sulle aree maggiormente osservate dall’occhio umano, molto usato nell’ambito del Graphic design è il diagramma di Gutenberg, sviluppato dal progettista di testate giornalistiche statunitense Edmund C. Arnold (1913 – 2007) negli anni ’50 del secolo scorso. Secondo tale diagramma  un soggetto, di cultura occidentale, che legge un documento, pone maggiormente la propria attenzione all’area in alto a sinistra dello spazio di lettura, da cui generalmente inizia il percorso di osservazione, e all’area in basso a destra dello spazio di lettura dove termina il percorso di osservazione. Un percorso di lettura dunque si sviluppa dall’alto in basso e da sinistra verso destra, considerando solo marginalmente gli spazi adiacenti alle aree più osservate.

Un modello per osservare gli stili di apprendimento

A partire dagli anni ’70 del secolo scorso, molte sono le definizioni che sono state date allo stile di apprendimento: in generale possiamo indicarlo come

L’insieme delle caratteristiche, atteggiamenti e inclinazioni individuali nel rapportarsi all’apprendimento, includendo le dimensioni cognitiva, emotivo-affettiva, culturale e di socializzazione…

Tra i diversi modelli utilizzati per osservare gli stili di apprendimento a mio avviso uno dei più interessanti da utilizzare potrebbe essere quello delle modalità sensoriali (indicato, nelle letteratura anglosassone, come modello VAK – Visual, Auditory, Kinesthetic) , secondo il quale

Il primo approccio con il mondo esterno e l’apprendere passa attreverso i sensi” e in particolare “le modalità sensoriali principali attraverso cui operiamo sono tre: visiva, auditiva e cinestesica.

I principi del modello basato sulle modalità sensoriali fanno dunque riferimento a tre canali sensoriali (visivo, auditivo e cinestesico) i quali determinano tre tipologie di stili di apprendimento le cui caratteristiche possono essere sintetizzate come indicato nello schema che segue (lo schema è stato rielaborato dall’articolo di Paola Ugolini “Proposte didattiche basate sugli stili di apprendimento. Modelli VAK e Felder-Silvermano):

  • Stile visivo – Per coloro che prediligono questo stile, l’acquisizione di contenuti è più efficace attraverso ciò che è possibile vedere. L’acquisizione può avvenire con due modalità; attraverso letture o attività di scrittura (stile visivo – linguistico) oppure attraverso grafici, disegni, tabelle, video (stile visivo – spaziale).
  • Stile auditivo – Per coloro che prediligono questo stile, l’acquisizione di contenuti è più efficace attraverso l’ascolto. Questa categoria di apprendenti predilige, per esempio, la lettura (o il ripasso) ad alta voce oppure la registrazione delle lezioni per ascoltarle nuovamente.
  • Stile cinestesico – Per coloro che prediligono questo stile, l’acquisizione di contenuti è più efficace toccando oggetti oppure esprimendosi in movimento (per esempio prendendo appunti o svolgendo diverse attività in aula).

Altri modelli sono utilizzati per osservare gli stili di apprendimento; per ulteriori approfondimenti consultare il già citato lavoro di Paola Ugolini.

Conclusioni

In relazione alla scelta della tipologia di ambiente di apprendimento da utilizzare, nell’ambito del breve quadro delineato, potrebbe essere utile ipotizzare la progettazione di una semplice piattaforma online, oppure, in contesti educativi più tradizionali, la progettazione di tavole didattiche.   I video, le immagini e i testi scritti rielaborati andranno a costituire  gli elementi portanti nell’architettura dei due possibili ambienti di apprendimento. Per testo scritto rielaborato possiamo intendere la possibilità del testo stesso di “assumere una forma in grado di essere scomponibile, assemblabile, a seconda delle esigenze di ognuno” (estratto da Visual thinking: il testo prende forma, op. cit., p. 11) ovvero la possibilità di trasmettere  l’informazione  in  modo comprensibile e intuitivo. Un’immagine che stimoli la fantasia e favorisca l’attenzione, oppure un video breve (per esempio non più di 10 minuti) che riesca a sintetizzare in modo chiaro un concetto, o ancora un testo scritto percepito come un insieme semplice e non ambiguo nella sua interpretazione (e quindi nella sua rielaborazione) possono non solo aiutare gli apprendenti a riflettere più facilmente su ciò che viene veicolato, ma possono anche “accompagnare” ogni singolo discente a comprendere il proprio personale modo di affrontare l’apprendimento, a sviluppare la propria creatività e di conseguenza ad aumentare la motivazione ad apprendere.