Le potenzialità delle nuove forme di mobilità impattano sulla dimensione quotidiana di ciascuno di noi e di qualsiasi attività economica e sociale.
Ogni ente, ogni organizzazione oggi trova nel ripensamento radicale della propria “mobilità” uno strumento fondamentale per il proprio community building e per rafforzare la propria strategia d’innovazione.

Ridefinire i concetti di mobilità e stanzialità

Il progresso tecnologico da sempre ha contribuito a trasformare il rapporto fra l’uomo e il suo ambiente. Il CfGC, in linea con una ricerca che si sviluppa ormai da oltre trent’anni, analizza come i concetti di mobilità e stanzialità siano al centro di una profonda ridefinizione con l’avvento delle nuove tecnologie negli ambiti più diversi: dalla sanità alla formazione, dall’agricoltura al cultural heritage, dalle attività produttive al commercio. Ogni aspetto della società, della politica, dell’economia, della cultura è interessato dall’affermarsi ormai esponenziale dei sistemi d’automazione che collegano potenzialmente tutto a tutti, come mai era accaduto nella storia dell’umanità.

Come gli italiani percepiscono le self-driving car, risultati dell’indagine realizzata dal CfGC presso il Festival Internazionale della robotica, Pisa, 7-13 settembre 2017

In questo scenario, le potenzialità immense della nuova mobilità di mettere in comunicazione, connettere, congiungere o, viceversa, disconnettere, scollegare, isolare, rappresentano uno strumento potente non per rendere questo mondo più piccolo ma per riscrivere la nostra realtà socio-economica. Non più terre di mezzo da attraversare il più rapidamente possibile, così da ridurne lo spazio, da miniaturizzarne le distanze; ma terre di mezzo tutte da esplorare, da progettare, da costruire.

La mobilità come strumento per governare la complessità

Non c’è impresa, istituzione, ente, organizzazione che possa rinviare la necessità di trasformare il proprio modo di comunicare e quindi di mettere in comune persone, idee, cose. Muoversi oggi significa progettare, produrre, realizzare. La mobilità diventa così uno strumento per governare la complessità in cui siamo immersi e trasformarla in una risorsa eccezionale. Questa trasformazione avviene su scale assai diverse, dalla singola organizzazione all’intera società. Purtroppo la sociologia da sempre ha mostrato una grande difficoltà nell’intercettare tempestivamente i profondi mutamenti che le tecnologie della mobilità stavano e oggi stanno provocando. La crisi che stiamo vivendo ne è la conferma più evidente.

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L’approccio del CfGC all’area
“Le mobilità che riscrivono la società, l’economia, la cultura”

Digitale informatico/digitale storico

Già Braudel nel suo La Méditerranée (1985) faceva notare che noi tendiamo a vedere la realtà come una scatola nera, che non si evolve e non si trasforma. Così, però, non riusciamo a cogliere le macro-evoluzioni, che sono quelle che caratterizzano la storia. Coerente a questa impostazione è anche l’importante riflessione svolta in quegli stessi anni da Enzo Tiezzi sui tempi storici e i tempi biologici (1984). Quello di cui stiamo parlando – e con cui siamo chiamati a confrontarci quotidianamente – è un digitale storico, prima ancora di essere informatico, con il quale abbiamo grosse difficoltà a relazionarci a causa di una lettura ancora molto sedentaria e pre-complessa dei territori che caratterizza gran parte dello sguardo sociologico.

Territori complessi

Il processo di ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità non può che passare da un radicale ripensamento del nostro modo di pensare e agire i territori. Quando si parla di territorio non si può più fare solo riferimento ad uno spazio di prossimità fisica, economica, amministrativa preesistente, oggettivamente dato; deve essere altresì inteso come un macro soggetto socio-economico e culturale frutto di un sistema di relazioni e interazioni fra diversi soggetti sociali, politici ed economici che riescono a valorizzare la propria specificità realizzando cooperativamente obiettivi comuni. L’identità comunicativa di un territorio deriva quindi dalla trama delle sue relazioni e dei suoi possibili attraversamenti, un’identità oggetto di una continua negoziazione ma tutt’altro che scomparsa.

Il territorio, quindi, diventa sempre di più un soggetto attivo, in continua evoluzione che, trasformandosi ininterrottamente, crea legami inediti fra soggetti che mai prima avevano collaborato insieme e, allo stesso tempo, interrompe e riscrive in maniera nuova collaborazioni già in essere. Queste considerazioni hanno un forte impatto anche sul modo di intendere e praticare la terza missione dell’Università.

Comprendere che i continui processi di territorializzazione, deterritorializzazione e riterritorializzazione ridefiniscono i concetti di stanzialità e di mobilità e le relative relazioni non deve però far cadere nella semplificazione di un continuum liquido in cui i confini tra questi due modi di vivere e attraversare i territori vengono meno.

Adottando la prospettiva della complessità, la trasformazione del territorio ci porta a ridefinire anche l’idea che abbiamo di mobilità e stanzialità. Appare quindi evidente la necessità di un approccio transdisciplinare a tutti i progetti di ricerca attivi nell’ambito della mobilità. Da questo punto di vista è fondamentale e molto fruttuosa la partecipazione del CfGC al progetto Sii-Mobility, coordinato dal prof. Paolo Nesi, all’Unità di ricerca interdipartimentale sulla mobilità sostenibile coordinata dal prof. Marco Pierini, in cui sono presenti persone con un range di competenze e conoscenze estremamente ampio, provenienti dai dipartimenti di Ingegneria Industriale (DIEF), Ingegneria dell’Informazione (DINFO), Architettura (DIDA) e Scienze Giuridiche (DSG) e la partecipazione al progetto Ateneo Sostenibile, coordinato dal prof. Ugo Bardi, che coinvolge professori, ricercatori, dipendenti e studenti attivi in tutte le aree dell’Università di Firenze.

Territori fisici, territori simbolici

I territori, prima di essere fisicamente e geograficamente connotati, sono aggregazioni di percorsi simbolici. Da questo deriva l’importanza del racconto, della narrazione, dell’esperienza individuale e collettiva che permette di collegare luoghi e territori geograficamente anche molto lontani. Collegamenti fisici, generati dal movimento di persone e merci e collegamenti simbolici, generati dalla circolazione delle idee e dalla comunanza di alcuni tratti culturali. Così come il fisico genera in continuazione il simbolico, anche il simbolico genera il fisico.

Nel considerare l’approccio alla ricerca del CfGC nell’area della mobilità, quindi, è necessario tenere in considerazione il fatto che i territori non si attraversano solo fisicamente, ma anche con la mente: il viaggio non è solo il viaggio fisico, quello dei corpi, ma anche quello virtuale, il viaggio delle menti che possiamo compiere grazie agli ambienti digitali della rete ma anche a quelli interiori della nostra dimensione intrapsichica ed esteriori della nostre esperienze sociali.

In questo senso l’identità di un territorio non è data dai suoi confini, ma dalla trama di relazioni in cui esso è inserito, dai racconti e dalle narrazioni di chi lo vive e di chi lo attraversa, progetta di attraversarlo o ricorda di averlo attraversato.

Riscrivere i territori: nuove tecnologie e formazione

La realtà aumentata è una tecnologia che ha la potenzialità di ridefinire la relazione tra i due aspetti del viaggio: fisico e simbolico. Attraverso il suo uso – come nel caso del progetto San Casciano Smart Place – è infatti possibile ibridarli, creando nuove modalità di fruizione sia dei territori che delle informazioni e delle conoscenze ad essi collegati, rifacendosi all’antico concetto di genius loci. In questo modo, agendo sulle relazioni che legano i luoghi fisici alle conoscenze ad essi relative, si modificano e si estendono le possibilità di fruizione degli stessi.

La realtà aumentata, e più in generale lo sviluppo della robotica, ha delle ricadute interessanti anche nel campo della formazione. Essa permette di ridefinire le relazioni tra ciò che si studia e il modo in cui lo si applica, offrendo la possibilità di portare chi studia – e i contenuti che si studiano – direttamente sul campo, lì dove è possibile sperimentarne direttamente l’applicazione. Anche questo nuovo rapporto tra scientia e usus partecipa alla ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità, che rappresenta il filo conduttore di tutta la ricerca del CfGC in questo ambito.

La copertina del percorso di visita in realtà aumentata su I fantasmi del Principe, tratto dall’App San Casciano Smart Place.