Le potenzialità delle nuove forme di mobilità impattano sulla dimensione quotidiana di ciascuno di noi e di qualsiasi attività economica e sociale.
Ogni ente, ogni organizzazione oggi trova nel ripensamento radicale della propria “mobilità” uno strumento fondamentale per il proprio community building e per rafforzare la propria strategia d’innovazione.

Ridefinire i concetti di mobilità e stanzialità

Il progresso tecnologico da sempre ha contribuito a trasformare il rapporto fra l’uomo e il suo ambiente. Il CfGC, in linea con una ricerca che si sviluppa ormai da oltre trent’anni, analizza come i concetti di mobilità e stanzialità siano al centro di una profonda ridefinizione con l’avvento delle nuove tecnologie negli ambiti più diversi: dalla sanità alla formazione, dall’agricoltura al cultural heritage, dalle attività produttive al commercio. Ogni aspetto della società, della politica, dell’economia, della cultura è interessato dall’affermarsi ormai esponenziale dei sistemi d’automazione che collegano potenzialmente tutto a tutti, come mai era accaduto nella storia dell’umanità.

Come gli italiani percepiscono le self-driving car, risultati dell’indagine realizzata dal CfGC presso il Festival Internazionale della robotica, Pisa, 7-13 settembre 2017

In questo scenario, le potenzialità immense della nuova mobilità di mettere in comunicazione, connettere, congiungere o, viceversa, disconnettere, scollegare, isolare, rappresentano uno strumento potente non per rendere questo mondo più piccolo ma per riscrivere la nostra realtà socio-economica. Non più terre di mezzo da attraversare il più rapidamente possibile, così da ridurne lo spazio, da miniaturizzarne le distanze; ma terre di mezzo tutte da esplorare, da progettare, da costruire.

La mobilità come strumento per governare la complessità

Non c’è impresa, istituzione, ente, organizzazione che possa rinviare la necessità di trasformare il proprio modo di comunicare e quindi di mettere in comune persone, idee, cose. Muoversi oggi significa progettare, produrre, realizzare. La mobilità diventa così uno strumento per governare la complessità in cui siamo immersi e trasformarla in una risorsa eccezionale. Questa trasformazione avviene su scale assai diverse, dalla singola organizzazione all’intera società. Purtroppo la sociologia da sempre ha mostrato una grande difficoltà nell’intercettare tempestivamente i profondi mutamenti che le tecnologie della mobilità stavano e oggi stanno provocando. La crisi che stiamo vivendo ne è la conferma più evidente.

Progetti correlati all’area “Le mobilità che riscrivono la società, l’economia, la cultura”

L’approccio del CfGC all’area
“Le mobilità che riscrivono la società, l’economia, la cultura”

Digitale informatico/digitale storico

Già Braudel nel suo La Méditerranée (1985) faceva notare che noi tendiamo a vedere la realtà come una scatola nera, che non si evolve e non si trasforma. Così, però, non riusciamo a cogliere le macro-evoluzioni, che sono quelle che caratterizzano la storia. Coerente a questa impostazione è anche l’importante riflessione svolta in quegli stessi anni da Enzo Tiezzi sui tempi storici e i tempi biologici (1984). Quello di cui stiamo parlando – e con cui siamo chiamati a confrontarci quotidianamente – è un digitale storico, prima ancora di essere informatico, con il quale abbiamo grosse difficoltà a relazionarci a causa di una lettura ancora molto sedentaria e pre-complessa dei territori che caratterizza gran parte dello sguardo sociologico.

Territori complessi

Il processo di ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità non può che passare da un radicale ripensamento del nostro modo di pensare e agire i territori. Quando si parla di territorio non si può più fare solo riferimento ad uno spazio di prossimità fisica, economica, amministrativa preesistente, oggettivamente dato; deve essere altresì inteso come un macro soggetto socio-economico e culturale frutto di un sistema di relazioni e interazioni fra diversi soggetti sociali, politici ed economici che riescono a valorizzare la propria specificità realizzando cooperativamente obiettivi comuni. L’identità comunicativa di un territorio deriva quindi dalla trama delle sue relazioni e dei suoi possibili attraversamenti, un’identità oggetto di una continua negoziazione ma tutt’altro che scomparsa.

Il territorio, quindi, diventa sempre di più un soggetto attivo, in continua evoluzione che, trasformandosi ininterrottamente, crea legami inediti fra soggetti che mai prima avevano collaborato insieme e, allo stesso tempo, interrompe e riscrive in maniera nuova collaborazioni già in essere. Queste considerazioni hanno un forte impatto anche sul modo di intendere e praticare la terza missione dell’Università.

Comprendere che i continui processi di territorializzazione, deterritorializzazione e riterritorializzazione ridefiniscono i concetti di stanzialità e di mobilità e le relative relazioni non deve però far cadere nella semplificazione di un continuum liquido in cui i confini tra questi due modi di vivere e attraversare i territori vengono meno.

Adottando la prospettiva della complessità, la trasformazione del territorio ci porta a ridefinire anche l’idea che abbiamo di mobilità e stanzialità. Appare quindi evidente la necessità di un approccio transdisciplinare a tutti i progetti di ricerca attivi nell’ambito della mobilità. Da questo punto di vista è fondamentale e molto fruttuosa la partecipazione del CfGC al progetto Sii-Mobility, coordinato dal prof. Paolo Nesi, all’Unità di ricerca interdipartimentale sulla mobilità sostenibile coordinata dal prof. Marco Pierini, in cui sono presenti persone con un range di competenze e conoscenze estremamente ampio, provenienti dai dipartimenti di Ingegneria Industriale (DIEF), Ingegneria dell’Informazione (DINFO), Architettura (DIDA) e Scienze Giuridiche (DSG) e la partecipazione al progetto Ateneo Sostenibile, coordinato dal prof. Ugo Bardi, che coinvolge professori, ricercatori, dipendenti e studenti attivi in tutte le aree dell’Università di Firenze.

Territori fisici, territori simbolici

I territori, prima di essere fisicamente e geograficamente connotati, sono aggregazioni di percorsi simbolici. Da questo deriva l’importanza del racconto, della narrazione, dell’esperienza individuale e collettiva che permette di collegare luoghi e territori geograficamente anche molto lontani. Collegamenti fisici, generati dal movimento di persone e merci e collegamenti simbolici, generati dalla circolazione delle idee e dalla comunanza di alcuni tratti culturali. Così come il fisico genera in continuazione il simbolico, anche il simbolico genera il fisico.

Nel considerare l’approccio alla ricerca del CfGC nell’area della mobilità, quindi, è necessario tenere in considerazione il fatto che i territori non si attraversano solo fisicamente, ma anche con la mente: il viaggio non è solo il viaggio fisico, quello dei corpi, ma anche quello virtuale, il viaggio delle menti che possiamo compiere grazie agli ambienti digitali della rete ma anche a quelli interiori della nostra dimensione intrapsichica ed esteriori della nostre esperienze sociali.

In questo senso l’identità di un territorio non è data dai suoi confini, ma dalla trama di relazioni in cui esso è inserito, dai racconti e dalle narrazioni di chi lo vive e di chi lo attraversa, progetta di attraversarlo o ricorda di averlo attraversato.

Riscrivere i territori: nuove tecnologie e formazione

La realtà aumentata è una tecnologia che ha la potenzialità di ridefinire la relazione tra i due aspetti del viaggio: fisico e simbolico. Attraverso il suo uso – come nel caso del progetto San Casciano Smart Place – è infatti possibile ibridarli, creando nuove modalità di fruizione sia dei territori che delle informazioni e delle conoscenze ad essi collegati, rifacendosi all’antico concetto di genius loci. In questo modo, agendo sulle relazioni che legano i luoghi fisici alle conoscenze ad essi relative, si modificano e si estendono le possibilità di fruizione degli stessi.

La realtà aumentata, e più in generale lo sviluppo della robotica, ha delle ricadute interessanti anche nel campo della formazione. Essa permette di ridefinire le relazioni tra ciò che si studia e il modo in cui lo si applica, offrendo la possibilità di portare chi studia – e i contenuti che si studiano – direttamente sul campo, lì dove è possibile sperimentarne direttamente l’applicazione. Anche questo nuovo rapporto tra scientia e usus partecipa alla ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità, che rappresenta il filo conduttore di tutta la ricerca del CfGC in questo ambito.

La copertina del percorso di visita in realtà aumentata su I fantasmi del Principe, tratto dall’App San Casciano Smart Place.


Sii-Mobility

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL-CfGC
  • In collaborazione con: MIUR, oltre 20 partner industriali e di ricerca

CfGC

Le nuove tecnologie al servizio di innovativi modelli di mobilità.

Le nuove tecnologie riscrivono la mobilità

Sii-Mobility (Supporto all’interoperabilità integrata per i servizi ai cittadini e alla pubblica amministrazione) è un progetto coordinato dal prof. Paolo Nesi e finanziato dal MIUR in quanto vincitore del bando “Smart Cities and Communities and Social Innovation”.

In un momento storico in cui i big data stanno riscrivendo radicalmente le nostre modalità di mobilità, la domanda centrale della ricerca condotta dal CfGC è: l’uso delle tecnologie è esclusivamente funzionale a rendere più efficace ed efficiente l’attuale sistema di mobilità o può facilitare la progettazione di nuovi sistemi di mobilità? E chi partecipa a questa progettazione, quale ruolo hanno i cittadini?

Il ruolo dei cittadini

Per questo l'impegno del CfGC all’interno del progetto Sii-Mobility riguarda principalmente gli aspetti che hanno a che fare con gli utenti del sistema e la relazione che essi instaurano con gli applicativi proposti (app, totem e piattaforma online): dall’analisi dei loro bisogni e della loro percezione fino ai test di usabilità. Siamo convinti che affidare un ruolo attivo alla cittadinanza sia il modo migliore per incentivare l'adozione di comportamenti sostenibili e progettare sistemi di mobilità realmente innovativi.

Immagine del progetto Ateneo sostenibile

Ateneo Sostenibile

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL-CfGC
  • In collaborazione con: Università di Firenze

CfGC

Come può l'Università di Firenze promuovere la sostenibilità e la mobilità sostenibile?

Non soltanto un sito web

Ateneo Sostenibile è un progetto di comunicazione, messa a sistema e valorizzazione della ricerca svolta nell’Università di Firenze nell’ambito della sostenibilità.

Ateneo Sostenibile però è anche un ambiente progettuale, un aggregatore di iniziative che a diversi livelli mirano a rendere sempre più sostenibile il nostro Ateneo.

L’impegno di Unifi per la mobilità sostenibile

Uno degli elementi distintivi del progetto riguarda proprio le iniziative finalizzate a rendere più sostenibile la mobilità. Traquelle portate avanti nel contesto di Ateneo Sostenibile, vale la pena ricordare in questa sede, infatti, L’impegno di Unifi per la mobilità sostenibile, un ambiente di aggregazione e disseminazione dei tanti progetti attivi nell’ambito della mobilità sostenibile.

L’Unità di ricerca sulla mobilità sostenibile

Sempre a proposito delle attività interne all’Ateneo fiorentino in tema di sostenibilità, il CfGC è tra i fondatori dell’Unità di ricerca interdipartimentale diretta dal prof. Marco Pierini sulla mobilità sostenibile.

Pedoni e ciclisti digitali

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Come cambia il nostro modo di relazionarci con lo spazio e con gli altri soggetti/veicoli quando abbiamo uno smartphone tra le mani?

Come cambia la fruizione dello spazio urbano se usiamo device mobili

Nel progetto di ricerca Pedoni e ciclisti digitali, presentato alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, il gruppo di lavoro ha aggregato competenze provenienti da tre diversi dipartimenti dell’Università di Firenze (Scienze politiche e sociali, Ingegneria industriale, Neuroscienze) per analizzare in un’ottica transdisciplinare le modalità di fruizione dello spazio urbano da parte dei pedoni e dei ciclisti, e in particolare i cambiamenti introdotti dal contestuale uso di device mobili.

Le domande di ricerca che hanno guidato l'indagine

L'obiettivo del progetto era quello di analizzare il modo in cui la mobilità venga costantemente riscritta attraverso la nostra interazione con i diversi device mobili. A tal proposito, le domande che hanno guidato la ricerca non possono che essere le seguenti: come cambia il nostro modo di relazionarci con lo spazio e con gli altri soggetti/veicoli se la nostra attenzione è catturata dallo smartphone che abbiamo tra le mani? Quali sono le conseguenze in termini di sicurezza, di relazioni sociali, di fruizione dei servizi e delle attività presenti nei luoghi che attraversiamo?

Comunicazione generativa per la Cooperazione Internazionale

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2015
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: IAO, AICS

CfGC

Valorizzare oltre un secolo di viaggi "Oltremare".

Community building per la cooperazione italiana

Nella prima fase del progetto condotto insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), iniziata nel 2015 con quello che era ancora l’Istituto Agronomico per l’Oltremare (IAO) di Firenze, il gruppo di lavoro si è impegnato nell’ideazione e nella progettazione di una mostra intitolata Noi, viaggiatori in terre d’Oltremare.

Valorizzare un patrimonio immenso

La mostra era finalizzata alla valorizzazione della grandissima mole di materiale documentale (fotografie, riviste, oggetti, piante, ecc.) custodita dallo IAO e relativa agli oltre cento anni di attività dell’Istituto: un secolo di viaggi - molto fisici ma anche molto simbolici - finalizzati a sostenere lo sviluppo dei paesi non industrializzati ma soprattutto a creare relazioni virtuose e condividere conoscenze, a partire dalla terra e dalle pratiche agricole.

ComUnico

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Progettare in maniera partecipativa la mobilità urbana del comune unico.

Verso il comune unico

Nel 2012 i due comuni di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno hanno iniziato un percorso di fusione, che si è concluso l’anno successivo con un referendum (21 e 22 aprile 2013) in cui le due comunità hanno espresso a larga maggioranza - oltre il 70% - parere favorevole alla fusione.

In questo contesto il gruppo di lavoro ha collaborato con le istituzioni interessate, con i principali stakeholder e con l’intera comunità realizzando laboratori partecipativi a cui hanno partecipato oltre cento cittadini.

I laboratori partecipativi per la mobilità urbana nel comune unico

Tramite i tre laboratori - dedicati rispettivamente allo Statuto comunale, ai servizi e agli spazi di partecipazione -, abbiamo coinvolto i cittadini nella progettazione di un nuovo ente, il comune unico, con un focus specifico sulla riorganizzazione - anche spaziale - dei servizi sul territorio.

La riorganizzazione dei servizi comunali comporta profonde modifiche nella fruizione degli spazi e dei paesaggi urbani - e conseguentemente sulla mobilità - da parte dei cittadini, che hanno così avuto la possibilità di co-progettarne le strategie di sviluppo insieme agli amministratori.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

Comunicare il sistema dei servizi pubblici: il terzo laboratorio per indirizzare l'operato della futura amministrazione


La fusione dei comuni di Figline Valdarno e Incisa è stata un'importante occasione per avviare un processo condiviso di ripensamento della comunicazione tra cittadinanza e amministrazione riguardo i servizi pubblici. Grazie al terzo laboratorio promosso dal CSL è stato possibile far emergere i bisogni dei cittadini in questo ambito, trasformando un evento "invasivo" come la fusione dei comuni in un'opportunità effettiva per migliorare la propria vita nel contesto cittadino.

https://youtu.be/ojDTo6zgDeY
ComUnico
Videosintesi del terzo laboratorio sulla comunicazione dei servizi

Immagine del progetto

Studio sui bisogni d'innovazione nel vivaismo

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Un'eccellenza italiana che viaggia per il mondo.

Il vivaismo come driver d’innovazione

L’indagine sui bisogni di innovazione nel settore vivaistico ha riguardato il territorio Pistoiese, uno dei principali poli in Italia e nel mondo, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione Vivaisti Italiani.

Tra i punti emersi nell’indagine, uno dei più interessanti riguarda le peculiarità dei prodotti italiani che, esportati, viaggiano in tutto il mondo. Non possiamo competere con altri paesi sul piano dei costi, questo lo sappiamo. Qual è allora il valore aggiunto di una piantina prodotta a Pistoia? In che modo le tecnologie possono rendere più competitivo e sostenibile un settore così strategico per la Toscana e l’Italia?

Il vivaismo scomunicato

Il settore vivaistico soffre di una comunicazione che tende a farne, alternativamente, una realtà ora idilliaca (un’oasi di pace e salute in un mondo sempre più tecnologicamente ed economicamente disumanizzante) ora pericolosa (la minaccia rappresentata dalle pratiche vivaistiche per l’ambiente, dall’acqua all’aria). Ne consegue che non si ha una visione reale di questa importantissima attività produttiva (si pensi alla presenza di tecnologie avanzatissime) che, viceversa, rappresenta per il nostro export e per l’immagine dell’Italia all’estero un elemento chiave. Tutt’altro che valorizzato.

L’agricoltura scomunicata

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

L'agricoltura è un potente strumento di riscrittura dei territori.

Comunicare l'agricoltura come strumento sistemico di riscrittura dei territori

Agricoltura scomunicata è un progetto attivato nel 2016  in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili. La ricerca realizzata si è incentrata sulla comunicazione della/nella agricoltura e sulle relazioni che legano questo settore ai territori e agli altri settori produttivi, ed è stata presentata presso l’Accademia dei Georgofili da Luca Toschi in un evento dedicato dal titolo Agricoltura Scomunicata. Informazione, comunicazione e media in agricoltura.

Agricoltura e identità

In questo contesto si è analizzato il contributo dell’agricoltura alla definizione dell’identità territoriale, che si configura nella trama dei percorsi possibili e di conseguenza dell’uso che si può fare di un territorio e dei suoi collegamenti.

Comunicare per rafforzare la trama di relazioni sul territorio

Ne deriva l’importanza di una comunicazione che costruisca intorno alla nostra agricoltura trame imprenditoriali, sociali e culturali a sostegno di un progetto condiviso. Comunicare l’agricoltura non significa allora comunicare questa o quell’azienda, ma costruire e rafforzare una fitta trama di relazioni tra le imprese del territorio e gli stakeholder di riferimento.

Immagine del progetto con lAzienda Ospedaliera Universitaria di Careggi

Careggi Comunica

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Il ruolo della mobilità nella riorganizzazione del "Sistema-Careggi".

Quale comunicazione per rendere più efficienti gli spostamenti

Il gruppo di lavoro ha collaborato con l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (AOUC), il più grande ospedale della Toscana, in un progetto di riorganizzazione della comunicazione organizzativa nel quale i temi della mobilità hanno giocato un ruolo centrale.

Organizzare la mobilità interna all'ospedale

Più nello specifico, i ricercatori hanno analizzato - a partire dalla cartellonistica e dalla segnaletica -  le modalità di spostamento verso e dentro l’azienda ospedaliera. Questo è stato fatto coinvolgendo tutte le aree dell’Azienda: dal top management al personale medico, tecnico e amministrativo, fino ai pazienti e alle loro famiglie.

La conoscenza alla base della mobilità

La ricerca è partita dall’idea secondo la quale la conoscenza del luogo, derivante da una più efficace comunicazione, abilita la possibilità di muoversi più agevolmente verso e all’interno di Careggi, migliorando la fruizione dell’intero complesso sia per coloro che lavorano al suo interno che per coloro che lo frequentano per fruire dei servizi sanitari.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

Comunicare gli spazi di Careggi all'utenza


Attraverso l'ascolto e l'analisi dei flussi di comunicazione tra dipendenti, il progetto ha ideato una strategia di comunicazione per ristrutturare l'organizzazione interna all'azienda ospedaliera. Obiettivo finale di questo processo è stata la riformulazione delle informazioni offerte agli stakeholder esterni e, più in generale, della comunicazione esterna. L'analisi dei flussi di comunicazione dell'azienda ospedaliera sono stati funzionali anche ad individuare le lacune relative alla mobilità e alla cartellonistica del plesso di Careggi.

Immagine del progetto con la Regione Toscana

Comunicazione generativa per il PSR 2014-2020

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2014
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: Assessorato all’Agricoltura della Regione Toscana

CfGC

L'agricoltura come progetto consapevole di riscrittura del paesaggio.

Il PSR come ambiente di progettazione del paesaggio

Il gruppo di lavoro ha affiancato la Regione Toscana nella progettazione della comunicazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Una comunicazione che non consiste soltanto nel fare arrivare le notizie dei bandi ai potenziali destinatari ma che impatta sulla progettazione a lungo termine dei nostri paesaggi e territori, delle loro economie e delle loro società. In questo senso il PSR è stato interpretato come un vero e proprio ambiente di progettazione e implementazione delle politiche regionali di sviluppo rurale.

Mobilità e percezione del paesaggio

In ambito di mobilità, per esempio, si è partiti dal presupposto che le strade scritte dalla tecnologia e dall’innovazione devono essere mirate alla valorizzazione del paesaggio. Infatti, c’è un rapporto strettissimo tra percezione del paesaggio e mobilità, attraverso la realizzazione di collegamenti - fisici e simbolici - tra realtà anche molto diverse in nome di una comune progettualità.

Il progetto ha condotto anche ad una riflessione sugli impatti dell’uso delle tecnologie in ambito agricolo: nella misura in cui queste sono diventate un potente strumento di riscrittura del paesaggio, bisogna stare attenti al progetto che ne guida l’adozione e l’uso e soprattutto ai reali obiettivi di questo progetto.

Monitoraggio sull'uso dei dispositivi mobile

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

I nativi digitali: una ricerca sulla relazione tra navigazioni online e comportamenti offline.

Una ricerca sui nativi digitali

Il gruppo di lavoro ha condotto nel 2011 e nel 2012 due monitoraggi sulle competenze digitali dei giovani in collaborazione con il Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom) della Toscana prima e con l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) della Toscana poi.

Il focus della ricerca ha riguardato l’utilizzo fatto da giovani e adolescenti delle nuove tecnologie, e in particolare degli smartphone e dei tablet e il loro livello di digital literacy.

I giovani tra online e offline

Più nello specifico, analizzando il tipo di ricerche fatte online e di informazioni trovate dai ragazzi, il gruppo di lavoro si è concentrato sulla relazione che si instaurava tra la navigazione online e le sue conseguenze in termini di azioni e comportamenti offline, ovvero nella vita reale. La domanda è stata: in che modo ciò che facciamo online si ripercuote sulle nostre modalità di intervento sul mondo offline? La relazione che si instaura nei più giovani tra online e offline è, infatti, decisiva per la loro formazione e per la definizione delle pratiche sociali e comunicative del prossimo futuro.

San Casciano Smart Place

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Una strategia di comunicazione che attraverso l'AR propone nuove modalità di fruizione del territorio.

Una nuova modalità di fruire territori

San Casciano Smart Place è un progetto realizzato in collaborazione con il Comune di San Casciano val di Pesa e iniziato nel 2013, in occasione del cinquecentenario dalla scrittura del Principe da parte di Niccolò Machiavelli.

Attraverso l’ideazione e la realizzazione di percorsi di visita in realtà aumentata (AR, dall'inglese Augmented Reality) il gruppo di lavoro ha sperimentato modalità innovative di fruizione, attraversamento e riscrittura del territorio da parte di chi lo abita o lo visita.

Co-progettare l’identità comunicativa di San Casciano

I contenuti veicolati nei percorsi, fruibili tramite un’apposita app mobile, sono stati individuati e organizzati attraverso un’operazione di community building che ha coinvolto soggetti economici, associazioni, istituzioni e semplici cittadini del territorio, al fine di co-progettare un’identità condivisa e autentica per il territorio chiantigiano e per individuare gli elementi di conoscenza indispensabili per progettare lo sviluppo futuro del territorio.

Santa Croce Comunica

Area di intervento: Le mobilità che riscrivono la società, l'economia, la cultura

Scheda del progetto

CfGC

Un progetto per monitorare i turisti prima, durante e dopo la loro visita.

Monitorare il comportamento

A partire dal 2008, collaborando con l’Opera di Santa Croce, il gruppo di ricerca ha monitorato oltre un milione di visitatori per analizzare le modalità di spostamento (sia fisico che simbolico) prima, durante e dopo la loro permanenza a Firenze, e più nello specifico nella Basilica di Santa Croce.

Per questo motivo, i risultati emersi dall’osservazione e dal monitoraggio dei flussi hanno portato ad una riprogettazione del percorso di visita.

La comunicazione, in questo caso, ha avuto come obiettivo l’analisi e la ridefinizione dell’esperienza turistica per poter valorizzare al meglio il patrimonio artistico e per formare ed educare il turista a riconoscere la più autentica identità di una basilica come quella di Santa Croce.

Santa Croce prima, durante e dopo la visita

Lo studio si è basato sulla convinzione che, per analizzare la percezione di un monumento come Santa Croce, non si possa prescindere da un’analisi dall’esperienza del turista nei momenti precedenti alla visita e a quelli successivi.

La visita alla basilica, infatti, è influenzata e influenza dal percorso dei turisti: tutto ciò che i turisti hanno osservato, ascoltato, mangiato, acquistato prima di entrare nella basilica modifica il loro modo di visitare il monumento. Al tempo stesso, la visita a Santa Croce influenza ciò che osserveranno, visiteranno e acquisteranno una volta usciti dalla chiesa. Per questo motivo, i risultati emersi dall’osservazione e dal monitoraggio dei flussi hanno portato ad una riprogettazione del percorso di visita.

Risultato della ricerca? La Basilica di Santa Croce è, per chi la visita, non solo un monumento situato nell’omonimo quartiere fiorentino: Santa Croce è anche in posti lontanissimi, lì dove l’immaginario dei futuri visitatori prefigura e prepara la visita e quello di chi l'ha già visitata la ricorda, la racconta e, quindi, la socializza.