La ricerca mira a indagare, partendo da una prospettiva di analisi sociologica ma in un’ottica fortemente interdisciplinare, le trasformazioni in corso nel sistema della mobilità ad opera dell’utilizzo sempre più rilevante delle tecnologie (device mobili e mobile apps, IoT e IoE, big data, sensori, ecc.). In che modo le reti di tecnologie connesse, di cui i nostri smartphone sono nodi importantissimi, stanno trasformando il nostro modo di fruire la città e territori? Quali sono gli impatti sociali, ma anche culturali, economici e politici di questo processo? Quale ruolo per i cittadini? Rispondere a queste domande implica un’attività di ricerca finalizzata alla ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità, di spazio, di luogo e di territorio, di fisico e di simbolico. Il progetto nasce dall’incontro tra due ambiti di ricerca che, avendo le radici ben salde nell’approccio sociologico, si nutrono dei contributi di un ampio ventaglio di saperi disciplinari: il paradigma generativo della comunicazione (Toschi 2011) e il New Mobilities Paradigm (Sheller e Urry 2006).


Lo scenario di riferimento

Il progresso tecnologico da sempre ha contribuito a trasformare il rapporto fra l’uomo e il suo ambiente. Il CfGC, in linea con una ricerca che si sviluppa ormai da oltre trent’anni, analizza come i concetti di mobilità e stanzialità siano al centro di una profonda ridefinizione con l’avvento delle nuove tecnologie negli ambiti più diversi: dalla sanità alla formazione, dall’agricoltura al cultural heritage, dalle attività produttive al commercio. Ogni aspetto della società, della politica, dell’economia, della cultura è interessato dall’affermarsi ormai esponenziale dei sistemi d’automazione che collegano potenzialmente tutto a tutti, come mai era accaduto nella storia dell’umanità.
In questo scenario, le potenzialità immense della nuova mobilità di mettere in comunicazione, connettere, congiungere o, viceversa, disconnettere, scollegare, isolare, rappresentano uno strumento potente non per rendere questo mondo più piccolo ma per riscrivere la nostra realtà socio-economica. Non più terre di mezzo da attraversare il più rapidamente possibile, così da ridurne lo spazio e miniaturizzarne le distanze; ma terre di mezzo tutte da esplorare, da progettare, da costruire.

Le domande di ricerca

Il progetto mira a indagare gli impatti sociali, culturali, economici e politici delle tecnologie sul sistema della mobilità. Più nello specifico, si vuole capire se le tecnologie sempre più avanzate che utilizziamo stanno soltanto rendendo più efficiente il sistema della mobilità o se stanno contribuendo a progettarne uno nuovo, e quale è il ruolo dei cittadini in questo processo. Per raggiungere questi obiettivi è necessario prima di tutto indagare le trasformazioni in corso negli stessi concetti di mobilità e di stanzialità, l’evoluzione del rapporto in essere tra la dimensione fisica e quella simbolica degli spazi e dei luoghi e, di conseguenza, il processo di trasformazione dell’identità e della fruizione del territorio.

In che modo le tecnologie stanno ridefinendo i concetti di mobilità e di stanzialità? Che ruolo ha il territorio in questa ridefinizione?

Il processo di ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità non può che passare da un radicale ripensamento del nostro modo di pensare e agire i territori. Quando si parla di territorio non si può più fare solo riferimento ad uno spazio di prossimità fisica, economica, amministrativa preesistente, oggettivamente dato; deve essere altresì inteso come un macro soggetto socio-economico e culturale frutto di un sistema di relazioni e interazioni fra diversi soggetti sociali, politici ed economici che riescono a valorizzare la propria specificità realizzando cooperativamente obiettivi comuni. L’identità comunicativa di un territorio deriva quindi dalla trama delle sue relazioni e dei suoi possibili attraversamenti, un’identità oggetto di una continua negoziazione ma tutt’altro che scomparsa.
Il territorio, quindi, diventa sempre di più un soggetto attivo, in continua evoluzione che, trasformandosi ininterrottamente, crea legami inediti fra soggetti che mai prima avevano collaborato insieme e, allo stesso tempo, interrompe e riscrive in maniera nuova collaborazioni già in essere.
Comprendere che i continui processi di territorializzazione, deterritorializzazione e riterritorializzazione ridefiniscono i concetti di stanzialità e di mobilità e le relative relazioni non deve però far cadere nella semplificazione di un continuum liquido in cui i confini tra questi due modi di vivere e attraversare i territori vengono meno.


Domanda di ricerca 1

Come le tecnologie stanno ridefinendo il rapporto tra fisico e simbolico?

Uno degli obiettivi della ricerca consiste nella definizione di strategie di azione sulle relazioni che legano i luoghi fisici alla loro rappresentazione simbolica, con particolare attenzione al ruolo che in queste relazioni giocano le tecnologie della comunicazione.
Agire sulle relazioni non significa attivare processi evolutivi soltanto sull’immaginario e sull’elemento simbolico della relazione; al contrario, operare in questo senso può portare a importanti innovazioni anche sul fronte fisico, a partire dall’offerta di mobilità pubblica.
Agire su queste relazioni comporta inoltre un cambio di paradigma nel modo di percepire e fruire la città e il territorio da parte dei turisti, ma anche degli operatori. Se intendiamo la città come una rete complessa e multidimensionale i cui nodi sono luoghi, attori, flussi, processi e relazioni, appare subito evidente l’impossibilità di accettare una visione riduzionistica della città come cartolina, come parco tematico all’aperto da consumare nel breve volgere di un tour più o meno organizzato, ma sempre – o quasi – altamente standardizzato, banalizzato. Si tratta di una svalutazione sia di quei pochi luoghi che calamitano la grande massa dei turisti, sia dell’intero territorio allargato, che avrebbe infinite risorse da offrire ad una fruizione turistica più complessa.
La soluzione a questa criticità passa dalla ridefinizione, con uno specifico focus sulla fruizione turistica, dei “rapporti tra le strutture dello spazio sociale e le strutture dello spazio fisico” (Bourdieu 1993). La città viene allora interpretata come una complessa rete d’interazioni e non più come una filiera lineare (basata su causa/effetto/causa), superando così l’idea di territorio basata esclusivamente sulla prossimità fisica (Toschi 2018; Davini, Sbardella 2018).
La trama d’interazioni che costituiscono il territorio si può allora tradurre, nella progettazione dell’offerta turistica, in un tessuto di narrazioni, di storie sulla base delle quali i turisti possano fruire del territorio, riuscendo a cogliere e a valorizzare le tante trame storiche, economiche, sociali e, naturalmente, culturali che costituiscono il tessuto della città. Agendo sulle relazioni che legano i luoghi fisici alle conoscenze ad essi relative, si modificano e si estendono le possibilità di fruizione degli stessi.

Domanda di ricerca 2

In che modo le tecnologie stanno ridefinendo l’identità del territorio?

Nel considerare l’approccio alla ricerca del CfGC nell’area della mobilità, è necessario tenere in considerazione il fatto che i territori non si attraversano solo fisicamente, ma anche con la mente: il viaggio non è solo il viaggio fisico, quello dei corpi, ma anche quello virtuale, il viaggio delle menti che possiamo compiere grazie agli ambienti digitali della rete ma anche a quelli interiori della nostra dimensione intrapsichica ed esteriori della nostre esperienze sociali.
In questo senso l’identità di un territorio non è data dai suoi confini, ma dalla trama di relazioni in cui esso è inserito, dai racconti e dalle narrazioni di chi lo vive e di chi lo attraversa, progetta di attraversarlo o ricorda di averlo attraversato. I territori, prima di essere fisicamente e geograficamente connotati, sono aggregazioni di percorsi simbolici. Da questo deriva l’importanza del racconto, della narrazione, dell’esperienza individuale e collettiva che permette di collegare luoghi geograficamente anche molto lontani. Collegamenti fisici, generati dal movimento di persone e merci e collegamenti simbolici, generati dalla circolazione delle idee e dalla comunanza di alcuni tratti culturali. Così come il fisico genera in continuazione il simbolico, anche il simbolico genera il fisico. In questo senso l’identità di un territorio non è data dai suoi confini, ma dalla trama di relazioni in cui esso è inserito, dai racconti e dalle narrazioni di chi lo vive e di chi lo attraversa, progetta di attraversarlo o ricorda di averlo attraversato.
Che ruolo possono avere le nuove tecnologie legate alla mobilità in questo scenario?
In una società in cui le persone sono sempre meno legate a un singolo luogo e sempre più coinvolte in molteplici relazioni di diversa natura e durata con diversi domini spaziali, le nuove tecnologie applicate alla mobilità possono essere considerate importanti generatori di luoghi, nel senso di dispositivi che possono aiutare a leggere – e, quindi, a rendere comprensibili – territori fatti di spazi e frammenti eterogenei e sconnessi, favorendo nuove e inusitate combinazioni di dati fisici e simbolici, delineando possibili strutture organizzative in grado di attivare nuove relazioni tra potenziali attori e, quindi, nuovi potenziali percorsi di valorizzazione del territorio.

Domanda di ricerca 3

In che modo le tecnologie stanno ridefinendo la fruizione turistica del territorio?

Per incidere sulla relazione tra fisico e simbolico è necessario intercettare i potenziali turisti fin dal momento di preparazione della visita, che sempre più spesso vede gli intermediari classici (agenzie) cedere il passo ad una apparente disintermediazione grazie all’accesso ai numerosi – e gratuiti – servizi digitali (siti, social network sites, mobile app). La disintermediazione è soltanto apparente, perché ad una illusoria libertà offerta all’utente e all’oggettività disinteressata delle conversazioni orizzontali tra pari e del social rating, corrisponde un fortissimo – proprio perché invisibile – potere degli algoritmi e dei processi d’automazione.
Quest’ultimo passaggio mette in guardia da una visione troppo ottimistica dell’applicazione alla città della metafora reticolare, intesa come costitutivamente orizzontale e democratica, in cui ogni nodo può sganciarsi dall’inerzia spaziale che lo costringe storicamente alla marginalità (sociale, geografica, culturale, politica) per assurgere ad un ruolo centrale. La vischiosità spaziale che caratterizza i luoghi non si annulla nello spazio dei flussi e al contrario può innescare dinamiche in cui posizioni vantaggiose in partenza generano un distacco sempre maggiore. Senza un intervento progettuale la disuguaglianza economica, sociale, culturale tende ad aumentare, non certo a diminuire.

Ambiti di sperimentazione”

Il principale ambito di sperimentazione di questa ricerca è il progetto ‘Sii-Mobility’, progetto in cui il Centro è coinvolto in tutte quelle attività che riguardano il rapporto tra le tecnologie utilizzate al servizio del sistema della mobilità e i cittadini che ne sono i fruitori: dall’analisi dell’usabilità a quella della percezione che hanno gli utenti delle soluzioni implementate.
Importanti per la definizione della ricerca sono stati anche il progetto presentato per una richiesta di cofinanziamento alla Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze su ‘Pedoni e ciclisti digitali. Smartphone e nuove modalità di fruizione dello spazio urbano nella Città Metropolitana di Firenze’ e il progetto presentato da Marco Sbardella per il finanziamento di un assegno di ricerca su ‘Una strategia di comunicazione generativa e community building: dal turismo mono-flusso al policentrismo d’interesse’.

Utilizzare la realtà aumentata per ridefinire la relazione tra fisico e simbolico: il progetto San Casciano Smart Place

L’attivazione di relazioni inedite tra i luoghi e la trama di narrazioni, conoscenze ed esperienze di cui sono il risultato attraverso l’utilizzo della tecnologia della realtà aumentata, è stata sperimentata dal CfGC nel progetto ‘San Casciano Smart Place. I fantasmi del principe’.
La realtà aumentata è una tecnologia che ha la potenzialità di ridefinire la relazione tra i due aspetti del viaggio: fisico e simbolico. Attraverso il suo uso – come nel caso del progetto San Casciano Smart Place – è infatti possibile ibridarli, creando nuove modalità di fruizione sia dei territori che delle informazioni e delle conoscenze ad essi collegati, rifacendosi all’antico concetto di genius loci. In questo modo, agendo sulle relazioni che legano i luoghi fisici alle conoscenze ad essi relative, si modificano e si estendono le possibilità di fruizione degli stessi.
La realtà aumentata, e più in generale lo sviluppo della robotica, ha delle ricadute interessanti anche nel campo della formazione. Essa permette di ridefinire le relazioni tra ciò che si studia e il modo in cui lo si applica, offrendo la possibilità di portare chi studia – e i contenuti che si studiano – direttamente sul campo, lì dove è possibile sperimentarne direttamente l’applicazione. Anche questo nuovo rapporto tra scientia e usus partecipa alla ridefinizione dei concetti di mobilità e stanzialità, che rappresenta il filo conduttore di tutta la ricerca del CfGC in questo ambito.

Gli output di ricerca

La ricerca avrà tre output principali, previsti entrambi per la fine del 2019:

Questi output finali saranno raggiunti grazie alla realizzazione di output intermedi, che comprendono la partecipazione a convegni e l’organizzazione – nell’autunno del 2018 – di un seminario di lavoro per la progettazione congiunta del volume, la cui curatela sarà in carico al CfGC.