Osservatorio > Bisogni, contesto, dati, conoscenza


Le grammatiche economiche e culturali alla base dei data analytics attuali; la visione dei due tempi che vuole ben separata la (1) fase dell’intercettazione, memorizzazione dei dati da (2) quella del loro riuso; la logica che è alla base dei sistemi di analisi automatizzata dei dati; il loro reimpiego attraverso forme di machine learning e di intelligenza artificiale implica una concezione delle persone che generano dati come soggetti inconsapevoli, passivi e gerarchicamente subordinati, con la conseguente perdita di elementi di conoscenza preziosi, spesso fondamentali.
Questa situazione favorisce, in qualsiasi ambito da quello comunicativo a quello più propriamente produttivo, la riproposta, la replica di soluzioni inevitabilmente standardizzate, uguali, scarsamente, o per niente, sensibili alla varietà delle diverse situazioni sociali, economiche, culturali.

Ogni realtà è differente dalle altre, e necessita un’analisi peculiare, attenta alla propria diversità progettuale, gestionale, produttiva. L’immensa disponibilità dei dati resa possibile oggi dalle nuove tecnologie – preziosa senz’altro – ha bisogno però, per risultare utile, di una chiave d’interrogazione fortemente definita, profilata, distinta.
Questa richiede una strategia nella raccolta dei dati che pone sia chi li produce sia chi ne vuole fruire in una posizione attiva, creativa, intelligente, smart.

Da ciò deriva che, non accanto ma ancor prima della raccolta dei dati, delle tecniche di lettura, d’analisi automatizzata degli stessi, si recuperi il valore strategico della progettualità che ci porta a creare situazioni generative di dati, a raccoglierli, a organizzarli. È necessario, cioè, promuovere una cultura nuova del dato, che tenga conto (1) della dimensione critica, tutt’altro che neutrale, del dato stesso, (2) della valorizzazione del ‘sensore’: prima di tutto di quello umano, soggetto che se attivato può rivelarsi fondamentale nella creazione dei dati, ma anche meccanico, la cui ‘intelligenza’ va davvero sfruttata come tale.

Ogni dato risponde sempre alla logica di un contesto, ad una domanda, ad un progetto, alle sue priorità: pensare che il dato sia neutrale significa accettare le domande, gli interessi di chi ne organizza la genesi, di chi ne progetta la nascita, di chi trae vantaggio dalla loro diffusione, vendita.

L’obiettivo dell’Osservatorio è quello di monitorare le grammatiche economiche, sociali, culturali, politiche che stanno dietro i sistemi e processi d’automazione, e, quindi, la natura dei dati che ne ispirano le azioni.