I confini, le terre di mezzo fra i soggetti e gli oggetti che danno vita ad un paesaggio, come i confini tra i paesaggi stessi, si stanno trasformando in luoghi generativi d’identità e di strutture nuove: da luoghi di separazione a gate per una dimensione economica, politica, storica, geografica finora sconosciute; da strumenti di opposizione a catalizzatori di processi di coproduzione, di cooperazione, di community building.

Paesaggio come sistema vivente

Nell’ottica di un radicale ripensamento del nostro modo di leggere (analizzare) e scrivere (progettare) i paesaggi che ci circondano, la ricerca e gli interventi del CfGC in quest’area si basano su una ridefinizione della natura stessa di paesaggio e del ruolo che la comunicazione può avere in relazione ad esso. Al di là di un approccio di tipo estetico/percettivo, che lo identifica come mero supporto alle attività dell’uomo, il paradigma generativo della comunicazione interpreta il paesaggio come un sistema vivente: un’unione di ambiente naturale, di attività antropiche, di infrastrutture, di reti di relazioni e conflitti sociali, di storia e tradizioni, che vive e si alimenta delle interazioni tra le sue parti, interazioni in continua trasformazione.

Una risorsa complessa, dalle possibilità incalcolabili

Questo significa che la comunicazione è il progetto e, al tempo stesso, è il prodotto di ciò che denominiamo “paesaggio”. Ne è sia la causa che l’effetto. La comunicazione generativa individua gli elementi costitutivi di questo sistema, le trame caratterizzanti, ne riconosce le finalità dichiarate e non, consapevoli e non, riesce a indirizzarne le forze nella direzione che si ritiene più consona agli obiettivi da raggiungere.

La convinzione alla base degli interventi del CfGC è che la relazione tra uomo e natura – quel convergere di caratteri fisici, antropici, biologici, etnici, storici e geografici che danno vita ad un paesaggio (industriale, agricolo, urbano etc.) – sia una risorsa complessa e in quanto tale dalle possibilità pressoché incalcolabili, imprevedibili purché si riesca ad operare sulla trama dei collegamenti attivati o di quelli da scoprire e da creare. Qui sta il DNA di ogni paesaggio presente e futuro.

La Terra è una totalità complessa fisica-biologica-antropologica, nella quale la vita è un’emergenza della storia della vita terrestre. La relazione dell’uomo con la natura non può essere concepita in maniera riduzionista né in maniera disgiunta
Edgar Morin

Una buona comunicazione per tessere inedite trame tra risorse lontane

Nei progetti del CfGC è la dimensione delle potenzialità ignorate quella che, tra le tante disponibili, risulta incredibilmente generosa di risorse. In questo scenario, connettere quanto prima era ritenuto lontanissimo apre alla creatività luoghi che nemmeno immaginavamo, offre all’uomo dimensioni temporali che mai avrebbe intuito. Terre di mezzo tutte da esplorare, da progettare, da costruire. La nuova frontiera di questi anni non sta davanti a noi ma fra noi.

Il paesaggio del futuro va cercato in queste nuove trame di collegamenti inediti, da creare, meravigliosamente generativi di risorse. A piena conferma della teoria della complessità. E questo vale non solo per i soggetti che costituiscono un paesaggio già definito, riconosciuto come tale; ma anche per i rapporti fra i vari paesaggi.

Progetti correlati all’area “Paesaggio come sistema vivente”

L’approccio del CfGC all’area “Paesaggio come sistema vivente”

Paesaggi della complessità

Il paesaggio, in quanto «parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni» (Consiglio d’Europa 2000), è uno degli ambiti privilegiati in cui si esprime la relazione tra uomo e natura e, quindi, tra naturale e artificiale.

La natura molto di rado opera a compartimenti stagni e l’uomo con le sue attività non è da meno: per questo motivo, come sostiene Morin, «la relazione tra uomo e natura non può essere affrontata attraverso un approccio specialistico o conoscenze frammentate» ma attraverso teorie generali – il testo General System Theory di Von Bertalanffy è del 1968 – che abbraccino la reale complessità dei fenomeni con i quali quotidianamente ci misuriamo.

L’approccio ecologico considera l’uomo e tutte le sue attività come parte integrante delle dinamiche ambientali, riconoscendo il paesaggio come un “sistema complesso di ecosistemi”: in altre parole, è ciò in cui l’uomo si trova immerso. Non è un passaggio da poco, considerando il fatto che per quasi tutto il Novecento il paesaggio è stato considerato qualcosa che sta al di fuori, a distanza dall’uomo, secondo la consolidata tendenza a dividere, separare, frammentare ambiti che – se messi a sistema tra loro – potrebbero rafforzarsi a vicenda.

Paesaggio come sistema vivente

Per il CfGC, invece, natura e cultura (paesaggio fisico e paesaggio culturale) sono la matrice dalla quale evolvono differenti sistemi-paesaggio, costituiti a loro volta da elementi che interagiscono tra loro scambiandosi continuamente informazioni e comunicando con l’ambiente esterno.

In questa prospettiva, i più recenti studi di ambito ecologico riconoscono il paesaggio come sistema vivente nel quale confluiscono attività antropiche ed elementi naturali che trovano stabilità nell’interazione continua e, soprattutto, in una costante evoluzione: al pari di altri organismi, il paesaggio aumenta la propria resilienza e la propria capacità di auto-regolazione (autopoiesi) – in altre parole, la propria “salute” – all’aumentare delle risorse messe a sistema, siano esse attività industriali o manifatturiere, agricole, culturali o fenomeni naturali.

Una buona comunicazione per la salute del paesaggio

Il paesaggio inteso come sistema vivente, quindi, prende le distanze dall’idea di panorama o di supporto per le attività dell’uomo e diventa un soggetto socio-economico e culturale attivo che si trasforma/deve trasformarsi continuamente, combinando legami inediti fra soggetti che mai prima avevano collaborato insieme e, allo stesso tempo, ricombinando e riscrivendo collaborazioni già in essere.

Nell’ottica di assicurare al sistema-paesaggio una buona interconnessione e, quindi, una duratura stabilità sistemica, una “buona” comunicazione non può che andare oltre il ruolo che tradizionalmente le è attribuito – quello di trasmettere informazioni attraverso canali rigidamente mono-direzionali a target prestabiliti – per concentrarsi sulle sue potenzialità reticolari e sulla sue capacità di creare sistema.

In questa prospettiva, la comunicazione generativa gioca un ruolo fondamentale, a fianco di istituzioni, enti e associazioni, per la progettazione e la gestione di interventi sistemici di scrittura e riscrittura del paesaggio (urbano, agricolo, umano, culturale, etc.) individuando nuove risorse, lavorando sui collegamenti per metterle in relazione e in rete con le altre, sostenendo strategie di sviluppo intersettoriale, favorendo la condivisione di risorse e competenze interdisciplinari, supportando il trasferimento tecnologico, promuovendo la nascita o il rafforzamento di comunità d’interesse e di risorse (community building) attraverso attività di mediazione e di gestione dei conflitti tra i portatori d’interesse.

Tra la dimensione fisica e quella simbolica: leggere e scrivere i paesaggi

Prima ancora del dato fisico e geografico, sociale ed economico, i paesaggi possono essere letti (analizzati) come il risultato di una serie di azioni compiute dall’uomo che si stratificano nel tempo, e che scrivono nello spazio geografico i caratteri e i simboli della società e della cultura che lo hanno generato. Per lungo tempo, infatti, l’uomo si è adattato ai paesaggi, interagendo con le risorse disponibili e coltivandone la biodiversità, leggendo i contesti e valorizzandone le vocazioni (Genius Loci) per scrivere nuovi luoghi nei quali vivere e lavorare (dato fisico) e riconoscersi (dato simbolico).

Paesaggio simbolico e paesaggio fisico sono strettamente collegati: l’immaginario di un soggetto, le rappresentazioni sociali di una comunità orientano la progressiva trasformazione del paesaggio sul quale insistono ma, al tempo stesso, il soggetto e la comunità si adattano costantemente all’ambiente in cui sono immersi, traendo da esso risorse, riconoscendosi in esso, misurando la qualità della propria vita e l’eccellenza delle proprie produzioni con le eccellenze paesistiche delle quali sono espressione. Il dato simbolico scrive in continuazione quello fisico ma, al tempo stesso, il fisico alimenta e orienta il simbolico. E questo è ancora più evidente in regioni come la Toscana, dove le aziende di eccellenza hanno saputo trarre il meglio dal proprio contesto, legando indissolubilmente la qualità dei propri prodotti all’immaginario dei propri paesaggi.

La capacità di lettura del paesaggio è, quindi, strettamente connessa alla capacità del soggetto di riconoscersi come attore sociale, appartenente ad una data comunità di interessi e di risorse e ad una data realtà territoriale che sia espressione di una serie di valori condivisi: il paesaggio diventa così l’esito di una scrittura collettiva e consapevole, un testo sociale basato su uomini, cose e relazioni.

Dalla comunicazione del paesaggio alla comune-azione nel paesaggio

Una “buona” comunicazione – che sia generativa di nuovi collegamenti tra idee e cose – è lo strumento ideale per mettere in luce le relazioni profonde che legano il paesaggio all’azione dell’uomo. Si tratta di una comunicazione intesa come strumento di lettura e di ri/scrittura consapevole, più che come mezzo di promozione di un territorio/prodotto. Una comunicazione nel paesaggio, piuttosto che una comunicazione del paesaggio, penetra in profondità nella trama di relazioni che ne costituiscono l’identità, supera i rapporti consolidati tra le risorse presenti sul territorio e individua quelli potenziali, avvia la progettazione di nuove configurazioni spaziali, che sono prima di tutto culturali, economiche, sociali, contrastando la naturale deriva tipica delle scritture inconsapevoli ed i processi degenerativi che esse avviano.
Un aspetto problematico, infatti, è che la scrittura/trasformazione del paesaggio è un’azione che avviene inevitabilmente: l’uomo – sia esso agricoltore, selvicoltore, ma anche industriale, imprenditore, cittadino – scrive e trasforma il paesaggio che lo circonda attraverso una miriade di azioni delle quali, purtroppo, spesso non è consapevole.
Il comunicare è inteso qui proprio nel senso di mettere in comune un progetto, costruire insieme una nuova realtà che risponda meglio ai bisogni sociali, economici e culturali sulla base di una lettura e di una visione condivisa della realtà. È la comune-azione di un gruppo di persone, di una comunità di interessi, conoscenze, pratiche e risorse, che si trovano d’accordo su un progetto di paesaggio (fisico e culturale) – un progetto che è prima di tutto un progetto di vita – e usano la comunicazione per rafforzare la propria visione e la propria comunità, generare e condividere conoscenza, aggregare risorse e competenze anche apparentemente distanti tra loro, trasformare nuove tecnologie e soluzioni innovative in risorsa comune (innovation development).

Sii-Mobility

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL - CfGC
  • In collaborazione con: MIUR, oltre 20 partner industriali e di ricerca

CfGC

Come cambia il nostro modo di relazionarci con lo spazio e con gli altri soggetti/veicoli quando usiamo uno smartphone?

Tecnologie che riscrivono il territorio

Sii-Mobility (Supporto all’interoperabilità integrata per i servizi ai cittadini e alla pubblica amministrazione) è un progetto coordinato dal professor Paolo Nesi e finanziato dal MIUR in quanto vincitore del bando “Smart Cities and Communities and Social Innovation”. Le nuove tecnologie e i big data stanno riscrivendo radicalmente le nostre abitudini di mobilità e, di conseguenza, gli spazi urbani ed extra-urbani e i paesaggi, oltre che il nostro modo di fruirli. Questo aggiunge livelli di complessità al sistema-paesaggio, aggregando e disaggregando senza soluzione di continuità elementi differenti e prima non in relazione tra loro.

Sviluppare nuovi comportamenti sostenibili attraverso le nuove tecnologie

Tutti gli applicativi previsti dal progetto (app, totem e piattaforma online) sono stati progettati non tanto per garantire una più efficace replicazione degli attuali modelli di mobilità quanto per idearne e praticarne di nuovi e più sostenibili.
Un’esemplificazione di quanto detto è data dalla possibilità di monitorare in tempo reale i flussi di mobilità cittadini (ad esempio tramite gli spostamenti dei nostri smartphone), offrendo ai gestori della mobilità una rappresentazione puntuale del reale utilizzo dello spazio urbano e quindi le informazioni indispensabili per progettarne lo sviluppo futuro.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

L'App del progetto Sii-Mobility: ripensare la mobilità urbana e i luoghi di interesse del territorio


Partendo dall'assunto che la sceneggiatura delle applicazioni per smartphone e tablet non è mai neutrale, ovvero induce i fruitori a seguire le logiche e le politiche che hanno informato la fase di progettazione e realizzazione, è importante riconoscere come anche le applicazioni per la mobilità urbana inducano, per mezzo dell'algoritmo, a fare scelte e adottare percorsi a scapito di altri. Capire quindi la logica che determina tali scelte e tali percorsi è importante. Il progetto Sii-Mobility si è posto l'obiettivo di sviluppare un'applicazione in grado di migliorare la mobilità pubblica a partire da una logica di community building, per cui ogni interazione entra in relazione con quelle degli altri utenti offrendo la possibilità di analizzare e contemporaneamente riscrivere collettivamente gli spazi cittadini, migliorando la qualità della vita.

Uno screen dell'App del progetto Sii-Mobility

Uno screen dell’App del progetto con i punti di interesse

ComUnico

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

CfGC

Uno studio su come la riorganizzazione dei servizi comunali modifichi la percezione e la fruizione degli spazi.

Verso il comune unico

Nel 2012 i due comuni di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno hanno iniziato un percorso di fusione, che si è concluso l’anno successivo con un referendum (21 e 22 aprile 2013) in cui le due comunità hanno espresso a larga maggioranza - oltre il 70% - parere favorevole alla fusione.

In questo contesto il gruppo di lavoro ha collaborato con le istituzioni interessate, con i principali stakeholder e con l’intera comunità realizzando laboratori partecipativi a cui hanno partecipato oltre cento cittadini.

I laboratori partecipativi

I tre laboratori (dedicati rispettivamente allo statuto comunale, ai servizi e agli spazi di partecipazione) hanno visto partecipare attivamente, nell’autunno del 2012, oltre un centinaio di cittadini di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno, e sono parte di un più ampio processo partecipativo che ha visto anche la realizzazione di interviste e focus group con i principali stakeholder interessati al processo di fusione.

Gli impatti della fusione sul paesaggio

Fondere due comuni dando vita ad un comune unico è un processo complesso, le cui conseguenze sono molteplici. Tra queste, la riorganizzazione dei servizi comunali comporta profonde modifiche nella fruizione degli spazi e dei paesaggi urbani da parte dei cittadini. Proprio per questo, uno dei 3 laboratori partecipativi organizzati dal gruppo di lavoro era dedicato alla nuova configurazione dei servizi comunali, a partire dalla loro dislocazione geografica.

Il ruolo attivo dei cittadini

Questo progetto ha dimostrato ancora una volta l’importanza di un ruolo attivo da parte dei cittadini nel continuo processo di lettura/scrittura del paesaggio, a patto che, di fronte a scelte su materie complesse, siano accompagnati a prendere decisioni consapevoli senza alcun intento manipolatorio, semplicemente fornendo loro le informazioni, gli strumenti e gli spazi per farlo.

Studio sull’impatto sociale dell’Agricoltura di precisione

 Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2017
  • Conduzione a cura di: CfGC
  • In collaborazione con: Coldiretti

CfGC

Che relazione tra innovazione tecnologica in agricoltura e paesaggio agrario?

Dalla meccanizzazione alla precisione

L’indagine nasce nell’ambito della collaborazione del CfGC alla Proposta di Gruppo Operativo TINIA: Agricoltura di precisione per le PMI cerealicole (PEI AGRI 2016).

L’introduzione della meccanizzazione in agricoltura ha determinato una serie di trasformazioni che ha cambiato e sta cambiando l’agricoltura e il volto del paesaggio agrario in maniera consistente. Rispetto alle macchine agricole, le tecnologie relative all’Agricoltura di precisione (AP) introducono nelle pratiche di lavoro forme di gestione delle informazioni, monitoraggio e controllo che si collocano ad un altro livello: quello di alleggerire l’uomo in termini di conoscenza e di lavoro intellettuale.

L’Agricoltura di precisione come strumento per riscrivere in maniera consapevole il paesaggio

I primi risultati degli studi portati avanti dal CfGC attraverso questionari e focus group restituiscono un quadro nel quale il campione di imprenditori toscani intervistati risulta già informato sull’AP e interessato a ricevere ulteriori e più approfondite informazioni, fino a richiedere veri e propri corsi di formazione specifici.

La necessità di formazione e informazioni di qualità per ribadire la centralità dell’imprenditore agricolo

Il dato relativo alla formazione è fondamentale: in mancanza di un’informazione e di una formazione specifiche, che rendano prima di tutto maggiormente consapevoli gli stessi imprenditori agricoli del loro impatto sia sul sistema agricolo che sociale e dell’importanza di un ruolo attivo nella gestione e nella declinazione delle innovazioni in ambito locale, la diffusione di un nuovo modello di produzione quale quello dell’AP rischia di cronicizzare il distacco tra imprenditore agricolo e paesaggio agrario.

Il rischio è che una diffusione incontrollata dell’AP vada a erodere anche quel capitale umano che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo economico dell’intera società, restituendoci tra qualche anno un paesaggio agrario non meno produttivo, ma sicuramente più deserto.

L’agricoltura scomunicata

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

CfGC

Quale relazione tra il paesaggio agrario e un’agricoltura intesa come potente strumento di scrittura della realtà?

Agricoltura come strumento di scrittura della realtà

Il progetto si inserisce nel filone di ricerca che il CfGC porta avanti da tempo sulla relazione che lega l’agricoltura al paesaggio grazie alle sue caratteristiche sistemiche di potente strumento di scrittura della realtà. La ricerca in questione, presentata presso l’Accademia dei Georgofili da Luca Toschi in un evento dedicato dal titolo Agricoltura Scomunicata. Informazione, comunicazione e media in agricoltura, ha analizzato il contributo dell’agricoltura alla definizione dell’identità territoriale, espressione della centralità dell’uomo nella trama dei processi che, da un lato, producono beni e, dall’altro, scrivono i paesaggi che ci circondano. E il ruolo che una buona comunicazione – intesa come comune-azione di un gruppo di persone, di una comunità di interessi, conoscenze, pratiche e risorse che sia in grado di valorizzare, mettere a sistema e riscrivere consapevolmente trame di paesaggio condivise – può giocare in questa direzione.

Una comunicazione che fa sistema

Comunicare l’agricoltura non significa, per il CfGC, comunicare questo o quel prodotto, questa o quell’azienda, questa o quella macchina innovativa, questo o quel paesaggio “famoso”: significa considerare l’agricoltura una fitta trama di relazioni, un sistema centrato sull’uomo, che la comunicazione contribuisce non solo a far conoscere ma, ancora prima, a creare e rafforzare.

Immagine del progetto

Studio sui bisogni d’innovazione nel vivaismo

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

CfGC

Il progetto ha fornito l'occasione per una riflessione sulla sostenibilità degli interventi di trasformazione e riscrittura dei paesaggi in relazione al vivaismo.

Oltre l'idea convenzionale di verde

Il progetto di comunicazione con l’Associazione Vivaisti Italiani (AVI) va al cuore del significato sociale, economico e culturale del vivaismo, superando il concetto di verde come elemento esclusivamente ornamentale – quindi accessorio, superfluo – e inserendosi nel filone di ricerca sul paesaggio come organismo vivente e, nello specifico, sul paradigma di paesaggio sostenibile.

Le ricadute sociali e ambientali del vivaismo sul paesaggio

Riconoscendo il paesaggio come sistema complesso di ecosistemi e, di conseguenza, come organismo vivente, tutta la prospettiva sulla sostenibilità degli interventi di trasformazione e riscrittura dei paesaggi non può che cambiare radicalmente: al di là della necessaria sostenibilità delle tecniche di produzione, un paesaggio che si comporta come un sistema vivente è sostenibile in relazione alla sua capacità sistemica di stabilire relazioni tra le risorse che lo caratterizzano.

Un paesaggio vario, ricco di vegetazione e di specie animali, quindi, non è solo uno spettacolo offerto agli occhi: la biodiversità contribuisce ad aumentare la resilienza degli ecosistemi, cioè la loro capacità di reagire a fattori di disturbo. I paesaggi sono meno vulnerabili e maggiormente capaci di auto-regolazione (autopoiesi) – in altre parole: sono più sostenibili – quanto più esprimono un alto livello di biodiversità e hanno a disposizione risorse diverse e, quindi, un maggior numero di inter/relazioni possibili.

Al contrario, processi di semplificazione e omologazione del paesaggio determinano un malfunzionamento di tutto il sistema. Un sistema che, per quanto riguarda il settore del vivaismo, si trova sempre più in pericolo

  • sia per il fenomeno della mondializzazione, con tutti i problemi fitosanitari che l’incessante spostamento delle piante implica;
  • sia per le richieste di un mercato globalizzato che vuole imporre gli stessi prodotti ovunque, rivelandosi una gravissima minaccia alla biodiversità e alla cultura che essa rappresenta.

Il punto vendita di vicinato di Unicoop Firenze

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2015
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: Unicoop Firenze

CfGC

Un'analisi sui caratteri comunicativi dello spazio del punto vendita cooperativo inteso come aggregatore e generatore di momenti di socializzazione.

Spazi che comunicano valori

I progetti sviluppati per conto di Unicoop Firenze hanno fornito l’occasione per approfondire la ricerca sulla relazione tra paesaggi urbani e luoghi antropologici e, più nello specifico, sulla capacità degli spazi identitari di comunicare valori ai fruitori di tali spazi. Nel contesto delle società neoliberiste contemporanee – in cui lo sviluppo dei paesaggi (urbani e rurali) è sempre più dettato dal mercato – lo spazio fisico tende a perdere quei connotati antropologici che trasmettono ai fruitori caratteri identitari e riferimento alle tradizioni.
Lo sviluppo capitalistico e l’evoluzione degli spazi del commercio - da luoghi collettivi e identitari (quindi strutturali per la comunità) a spazi uniformi e anonimi - contribuisce a definire uno scenario preoccupante nel quale l’assenza del passato, della memoria e, quindi, dell’identità priva gli individui dei riferimenti necessari alla comprensione dell’ambiente che li circonda e, di conseguenza, alla progettazione del futuro, che appare non come un territorio ancora da esplorare e da portare a sistema, ma come qualcosa di indefinito/indefinibile.

I punti vendita cooperativi: spazi connotati ideologicamente

I luoghi del movimento cooperativo nascono come spazi connotati dal punto di vista ideologico, ed espressioni delle logiche alla base dell’identità cooperativa: offrono alla comunità che li ha creati un approdo sicuro, e si strutturano come il luogo antropologico grazie al quale la comunità stessa si mantiene salda, coesa e presente a se stessa e ai propri valori.

Spazi che generano nuovi luoghi urbani

Oggi i punti vendita cooperativi possono essere presi ad esempio di “luoghi comuni” (leggi: collettivi) ma si trovano di fronte ad un bivio: stanno perdendo la propria specificità sotto la spinta di realtà concorrenti e improntate a modelli neo-liberisti di società; devono convertire lo spazio del punto vendita (ed il luogo che lo circonda) in un aggregatore e in un generatore di relazioni e di momenti di socializzazione. In altre parole, attraverso una più decisa valorizzazione dell’identità cooperativa come originale sintesi di esercizio economico e prassi sociale, devono avviare la costruzione di nuovi luoghi urbani - ambiti conflittuali con i modelli spaziali oggi dominanti - la cui influenza possa avviare processi di rinnovamento a scala urbana e territoriale, mettendo a sistema risorse e attori sociali.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

L'osservazione partecipante realizzata per il punto vendita di Unicoop Firenze a Grassina


L’osservazione partecipante realizzata per il progetto in collaborazione con Unicoop Firenze ha avuto l'obiettivo di analizzare il comportamento dei soci e dei clienti all'interno del punto vendita di Grassina. Attraverso la scheda messa a punto per raccogliere i dati relativi al percorso effettuato dai clienti è stato possibile mappare i diversi settori del punto vendita in base al numero visitatori accolti. Tali dati sono stati integrati successivamente tramite interviste dirette ai clienti, facendo emergere pareri utili a ripensare la distribuzione dei prodotti all'interno del punto vendita.

Scheda dell'osservazione partecipante

Il punto vendita di vicinato di Unicoop Firenze
La scheda dell'osservazione partecipante

Pedoni e ciclisti digitali

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

CfGC

L'utilizzo di smartphone e device tecnologici sta profondamente mutando la relazione tra gli utenti della strada e il paesaggio circostante.

Un progetto interdisciplinare

Nel progetto Pedoni e ciclisti digitali, presentato alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, il gruppo di lavoro ha aggregato competenze provenienti da tre dipartimenti dell’Università di Firenze (Scienze politiche e sociali, Ingegneria industriale, Neuroscienze) per analizzare in un’ottica transdisciplinare le modalità di fruizione dello spazio urbano da parte dei pedoni e dei ciclisti, e in particolare i cambiamenti introdotti dal contestuale uso di device mobili.

Numerose sono state le domande di ricerca che hanno guidato la definizione del progetto. Tra queste, le principali sono: come cambia il nostro modo di relazionarci con lo spazio e con gli altri soggetti/veicoli se la nostra attenzione è catturata dallo smartphone che abbiamo tra le mani? Quali sono le conseguenze in termini di sicurezza, di relazioni sociali, di fruizione dei servizi e delle attività presenti nei luoghi che attraversiamo?

Spostamenti e pratiche di scrittura

Alla luce di tale impostazione, il paesaggio urbano, lungi dall’essere un elemento dato una volta per tutte, è riscritto in continuazione dalle modalità attraverso le quali gli utenti lo fruiscono, e la pratica di spostarsi in città (a piedi, in bicicletta o su mezzi motorizzati) essendo immersi nell’utilizzo di smartphone e altri device tecnologici sta profondamente mutando la relazione che si instaura tra gli utenti della strada e il paesaggio circostante, oltre che tra gli stessi utenti.

San Casciano Smart Place

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

CfGC

Una strategia di community building per co-progettare l'identità comunicativa del paesaggio chiantigiano.

Una riscrittura collaborativa del paesaggio

San Casciano Smart Place è un progetto realizzato in collaborazione con il Comune di San Casciano Val di Pesa e iniziato nel 2013, in occasione del cinquecentenario dalla scrittura del Principe da parte di Niccolò Machiavelli.
Attraverso l’ideazione e la realizzazione di un Oggetto Comunicativo Matrice - un’applicazione mobile strutturata in percorsi di visita del territorio in realtà aumentata - il gruppo di lavoro ha sperimentato modalità innovative di fruizione, attraversamento e riscrittura del territorio da parte di chi lo abita o lo visita.

Il community building per co-progettare una nuova identità comunicativa del paesaggio chiantigiano

I contenuti veicolati nei percorsi sono stati individuati e organizzati attraverso un’importante operazione di community building che ha coinvolto soggetti economici, associazioni, istituzioni e cittadini, al fine di co-progettare un’identità condivisa e autentica per il territorio chiantigiano e per individuare gli elementi di conoscenza indispensabili per progettare lo sviluppo futuro del territorio.
La valorizzazione del paesaggio, e dell’immenso patrimonio culturale di cui è portatore, è stata al tempo stesso uno dei principali obiettivi del progetto e uno strumento imprescindibile di aggregazione di risorse di varia natura (sociali, culturali, politiche, economiche).

La comunicazione come energia generativa

Coerentemente all’impostazione di tutta la ricerca del gruppo di lavoro, la comunicazione non è stata interpretata come uno strumento utile a promuovere un paesaggio specifico, quanto piuttosto come un’energia in grado di attivare dinamiche inclusive di progettazione del paesaggio, inteso come sistema vivente risultante dall’interazione dei tanti soggetti che lo abitano o lo attraversano.

Prodotti e risultati

Tra i prodotti che sono stati realizzati nell’ambito del progetto:

L'app San Casciano Smart Place: un viaggio "aumentato"


L'app San Casciano Smart Place propone agli utenti percorsi diversificati in grado di restituire i molti volti del territorio di riferimento. Grazie all'app l'utente ha la possibilità di costruire la propria visita sia seguendo pedissequamente i percorsi di default sia visitando secondo una sequenza arbitraria i nodi segnati sulla mappa, integrandone inoltre i contenuti. Il racconto del territorio che emerge da una simile interazione è di fatto "aumentato" in quanto la relazione tra spazio fisico e contenuti digitali permette di scrivere infinite esperienze autentiche.

Alcuni screenshot dell'App San Casciano Smart Place

San Casciano Smart Place
Alcuni punti di interesse e la mappa presenti all'interno dell'App

150 Digit - l’Italia delle scuole

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2016
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: Comitato Italia 150, INDIRE, Virtual Reality & Multi Media Park, Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Multimedia e l’Audiovisivo, MIUR

CfGC

Una buona comunicazione per la narrazione partecipata dell’immensa varietà dei paesaggi che caratterizza il nostro paese.

Il progetto per i 150 anni dell’Unità d’Italia

Le ricorrenze storiche sono una buona occasione per riflettere sulla natura e l’identità di ciò che si sta celebrando. Così è stato per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, che ha fornito al gruppo di lavoro la possibilità di costruire una narrazione partecipata dell’immensa varietà dei paesaggi che caratterizza il nostro paese: dalle grandi eccellenze famose in tutto il mondo, che sono tali solo se rafforzano l’intero sistema, ai quartieri più difficili delle grandi metropoli, caratterizzati sia da criticità sia da impressionanti risorse che solo lo sguardo dei più giovani è in grado di individuare.
Il progetto in cui questa riflessione ha preso forma è 150 Digit - l’Italia delle scuole, nato nel 2011 per affiancare le grandi mostre organizzate alla Reggia di Venaria e alle Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Un esempio vincente di formazione e nuove tecnologie

Ideato da Luca Toschi e approvato dal Comitato Italia 150, il progetto ha aggregato numerosi enti istituzionali e privati tra cui il MIUR, INDIRE, Virtual Reality & Multi Media Park, Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Multimedia e l’Audiovisivo, oltre che scuole di ogni ordine e grado.
Coinvolgendo insegnanti e ragazzi delle scuole di tutta Italia, il gruppo di lavoro ha coordinato una serie di iniziative che - attraverso la formazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie - hanno costituito una narrazione partecipata e diffusa del passato e del presente del nostro paese. Ne è derivata una narrazione complementare a quella ‘ufficiale’: l’Italia delle scuole.

Un’Italia realmente unita nei racconti dei ragazzi

È emerso un quadro in cui la grande diversità che caratterizza il nostro paese non conduce a progetti divergenti e disgreganti ma, al contrario, fortifica e valorizza un progetto comune, quello italiano, che ha trovato nell’immaginazione e nella creatività dei ragazzi coinvolti la sua linfa vitale.

Riprogettazione della comunicazione di ICEA

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2015
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: ICEA

CfGC

Quale relazione tra comunicazione, certificazione del biologico e gestione sostenibile dei paesaggi agrari?

Certificare per promuovere un modello economico sostenibile, etico e solidale

Il progetto Analisi, riprogettazione e sperimentazione della comunicazione (interna ed esterna) di ICEA nasce dalla collaborazione con l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. La peculiare natura dell’Istituto ha orientato il progetto fin dalle prime battute: ICEA è un consorzio dalla spiccata impostazione valoriale, con sedi in tutta Italia e nel mondo, che controlla e certifica migliaia di aziende, stimolandole a svolgere le proprie attività nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, tutelando la dignità dei lavoratori e i diritti degli utenti, secondo un modello di economia sostenibile e solidale.

Una nuova etica per l’economia

Il CfGC considera la certificazione come uno strumento per colmare la distanza venutasi a creare tra economia ed etica, figlia di una concezione del mondo che trova nella consolidata strategia del divide et impera la modalità di assicurare a pochi il benessere che potrebbe essere diffuso tra molte più persone.
Il sistema della certificazione opera contro questa impostazione. La certificazione, infatti, prevede un’integrazione del mondo produttivo con il mondo politico/sociale, che si manifesta in una diversa concezione dell’ambiente esterno all’impresa, visto come un sistema comprendente una pluralità di soggetti.

La certificazione come medium tra stakeholder e azienda

In uno scenario nel quale la mancanza di fiducia del consumatore nel sistema produttivo deriva dalla mancanza di comunicazione di quest’ultimo, la certificazione si pone come medium tra il portatore d’interesse e l’azienda, garantendo al cliente finale l’attendibilità dell’azienda e comunicandogli informazioni esaustive sulla provenienza e sulla salubrità dei prodotto.
Sono queste le riflessioni che hanno orientato la definizione delle attività del CfGC per ICEA e che hanno rafforzato la convinzione di andare oltre il semplice progetto di comunicazione del “prodotto certificazione”, per concentrare le energie sul rafforzamento delle relazioni tra l’Istituto ed i propri portatori d’interesse.

La certificazione del biologico che fa sistema con la gestione sostenibile del paesaggio

La forza di un sistema di certificazione è la varietà di settori che abbraccia. Il settore del biologico (agricoltura e zootecnia) è sempre più collegato alla gestione sostenibile del paesaggio e di integrazione territoriale e a nuove formule di welfare rurale (vedi agriturismo, trasformazione di prodotti biologici in azienda e agricoltura sociale), con sempre maggiori ricadute sulla società in termini di consapevolezza e sui relativi paesaggi in termini di biodiversità e resilienza.

La comunicazione generativa per il PSR 2014-2020

Area di intervento: Paesaggio come sistema vivente

Scheda del progetto

  • Anno di attivazione: 2014
  • Conduzione a cura di: CSL
  • In collaborazione con: Assessorato all’Agricoltura della Regione Toscana

CfGC

Un'agricoltura che fa sistema genera, intorno al sistema socio-economico, un paesaggio identitario.

La ricerca sugli strumenti di programmazione

Nell’ambito della ricerca sugli strumenti di programmazione e pianificazione, un importante filone riguarda lo studio di strumenti, metodi e azioni per supportare il dialogo tra discipline e portatori d’interesse diversi.
Rientra in quest’area il progetto di collaborazione con la Regione Toscana per l’applicazione del modello generativo alla comunicazione del Programma di Sviluppo Rurale (PSR).

L’idea: un’agricoltura che deve fare sistema

L’idea alla base del progetto è che la comunicazione del PSR deve aiutare a recuperare non solo l’idea ma anche la prassi di un’agricoltura che, proprio per le caratteristiche innate di strumento di scrittura sociale, torni a fare sistema, generando, attorno alle attività agricole, un sistema socio-economico-imprenditoriale variegato e ricco e, al tempo stesso, un paesaggio identitario che sia espressione delle persone che lo abitano e lo lavorano.

Contro il divide et impera

Il valore aggiunto dell’introduzione della comunicazione generativa nel Programma di Sviluppo Rurale è proprio quello di avviare l’inversione della tendenza alla frammentazione e alla segregazione che affligge i paesaggi agrari, per recuperare il potere generativo dell’agricoltura, un potere relazionale e sistemico che si oppone naturalmente a quelle spinte che tendono separare l’uomo dalla natura e dai suoi paesaggi.

Dalla comunicazione del PSR alla comunicazione nel PSR

La comunicazione per il Programma di Sviluppo Rurale non si orienta, quindi, (soltanto) allo sviluppo di un piano di comunicazione più efficace per “comunicarlo meglio”, bensì a lavorare nel sistema PSR per valorizzare nel lungo periodo la varietà culturale, sociale e naturale, e a preservare le risorse ambientali e sociali di un territorio con l’idea di mettere a frutto quelle economie relazionali, non necessariamente rivolte allo scambio di mercato, ma basate piuttosto sugli aspetti simbolici, identitari e naturalmente inclusivi del paesaggio agrario.