Operare nell’eccellenza italiana significa riappropriarsi del valore del tempo, allontanandolo dalla logica imperante del time to market per restituirlo alla qualità del fare.

La ricerca condotta dal CfGC sul concetto di eccellenza (dall’artigianato all’impresa media e piccola, fino alla grande impresa) affonda le proprie radici nell’esperienza del C.R.A.I.A.T. (1992-1999), nei numerosi progetti portati avanti negli anni a seguire ed in quelli relativi al Communication Strategies Lab (2006-2016). Progetti da subito caratterizzati da una spiccata trasversalità, riguardanti differenti aree di applicazione, tutte caratterizzate da una forte domanda di trasferimento tecnologico: dalla comunicazione per il marketing territoriale all’agricoltura, dalla sanità alla cultura cooperativa, dall’industria manifatturiera alla formazione.

Le sfide attuali: il piano nazionale Impresa 4.0

La sfida con la quale il CfGC si confronta passa oggi sotto il nome di “automazione dei processi”, che, in Italia, afferisce al piano nazionale Impresa 4.0. Tramite quest’ultimo si tenta di agevolare e stimolare l’ibridazione tra il lavoro dell’uomo e quello delle macchine per ammodernare i processi produttivi, rendendoli contemporaneamente più efficienti e più sostenibili per i lavoratori. Le consulenze e le ricerche in quest’ambito si muovono su due fronti: 1. l’analisi delle strategie mediali adottate dalle istituzioni ed enti vari nel comunicare agli stakeholder le occasioni disponibili per promuovere la cultura di Impresa 4.0; 2. l’analisi dell’impatto sociale provocato da Impresa 4.0, nelle sue molte forme, dal trasferimento tecnologico al cambio del paradigma imprenditoriale, dalla nuova comunicazione organizzativa a inedite forme di leadership.

Percentuale di penetrazione e di provenienza delle informazioni rilevanti il piano nazionale Impresa 4.0.
fonte: Osservatorio Industria 4.0, School of Management del Politecnico di Milano.

L’impresa come risposta ai bisogni del territorio

In questo scenario, in continuo divenire, resta essenziale che l’impresa sia prima di tutto una concreta risposta ad esigenze emergenti dal territorio, e che il rapporto all’interno di essa fra eccellenza e innovazione sia guidato non solo dalle urgenze del breve termine, ma anche da una strategia di medio e lungo periodo che tenda alla trasformazione dell’intero sistema socio-economico di cui fa parte.
In particolare appare fondamentale:

  • comprendere il nuovo ruolo dell’artigianato e delle piccole e medie imprese che sono orientate ad una qualità nella quale tradizione e innovazione, ricerca e cultura, consapevolezza dei processi di mondializzazione e legame forte con i territori interagiscono senza sosta;
  • valorizzare il capitale umano, il rispetto dell’ambiente, la produttività e la coesione sociale. Questi sono i punti che devono oggi caratterizzare l’eccellenza della nostra produzione;
  • il valore, forte sul piano del marketing, rappresentato dal fatto che un prodotto è stato “progettato e realizzato” in Italia. Questo valore è ancora tutto da comprendere e interpretare sul piano della produzione e della vendita, specie se proiettato, come deve essere, sia verso mercati locali che mondiali;
  • ridefinire il senso della presenza di forti tradizioni sociali e familiari nell’impresa, al di là dei facili e banali slogan che imperversano negli ultimi tempi.

Progetti correlati all’area “Progettato e realizzato in Italia”

L’approccio del CfGC all’area “Progettato e realizzato in Italia”

Quale comunicazione per Impresa 4.0?

Il successo riscontrato, in termini di adesioni, nella fase iniziale del piano Industria 4.0 (oggi Impresa 4.0) è stato presto oscurato da una profonda spaccatura creatasi tra imprese capaci di intraprendere il cammino di ammodernamento e sviluppo proposto e altre imprese da subito in forti difficoltà. A questi rilevanti ostacoli, incontrati da oltre il 50% delle imprese, nel comprendere le ragioni di un’innovazione così giocata sulle più avanzate soluzioni tecnologiche, ha corrisposto il modo in cui quelle stesse ragioni sono state comunicate (e non solo da parte del Governo): un’informazione basata soprattutto sui vantaggi economici che se ne poteva trarre in termini di sgravi fiscali.

Una comunicazione che sia realmente generativa di innovazione, in una prospettiva di community building, favorisce il dialogo fra le istituzioni e le imprese, lo scambio di conoscenze ed esperienze all’interno delle aziende, aiuta a intercettare e a progettare sinergie tra le aziende stesse, e tra le aziende e il territorio, i tanti stakeholder, consapevoli e inconsapevoli, le varie associazioni, differentemente dall’attuale modello che tende invece a dividere piuttosto che a favorire collaborazioni e convergenze d’interessi (oltre la pur innovativa idea di Open Innovation che, come sottolineato dal Governo, risulta un supporto necessario, in tutti i settori d’eccellenza del Made in Italy, per definire una strategia italiana per l’Industria 4.0).

Il tempo della creatività italiana è quel delicatissimo punto d’incontro fra la capacità di intervenire qui, ora, e il respiro di un passato che si propone non come nostalgica base per resistere all’innovazione, ma come ispirazione continua per edificare il futuro su fondamenta solide, perché non hanno niente a che fare con l’improvvisazione, con l’usa e getta, ma si presentano come un valore sicuro su cui poter investire. Operare nell’eccellenza significa riappropriarsi del valore del tempo, che si allontana dalla visione globalizzata di time to market, per riportare lo sguardo al tempo come segno di qualità riconosciuta nel fare italiano.

L’analisi dell’impatto sociale e delle potenzialità di Impresa 4.0

Non c’è dubbio che dall’automazione dei processi e dalla coesistenza crescente tra uomo e macchine emergano problematiche che rientrano nella sfera sociale, che vanno a modificare non soltanto la produzione, ma l’intera realtà; compresa quella più personale, intima degli esseri umani.
Il rischio è che, cercando di innovare in una prospettiva di liberazione dell’uomo dai lavori più ingrati a vantaggio della sua creatività, si finisca con il rafforzare un sistema che lo rende sempre più passivo rispetto all’automazione, sia essa rappresentata da processi organizzativi che da macchine e da robot. Lo strumento, così, diventa il fine.

Viceversa, le nuove tecnologie devono essere l’occasione per rafforzare i valori più prossimi alla nostra umanità. Questo perché consentono di riscrivere il tempo e lo spazio del nostro vivere, il rapporto con la materia, vivente e non, che ci circonda, con il nostro ambiente, di ripensare le relazioni fra le persone, rendendo disponibili, risorse raramente riconosciute come tali.

L’immaginario che diventa realtà. Dobbiamo solo evitare che i sogni si trasformino in incubi. Ma ciò dipende da noi, dalla cura che abbiamo nel salvaguardare la storia di una creatività, di una capacità d’impresa, di una liberazione le cui radici affondano nel nostro passato e nel presente di tante realtà sociali ed economiche italiane di qualità, sia a livello territoriale che di settore.

Tradizione e innovazione

Storia e innovazione tecnologica possono disegnare delle trame progettuali per creare delle eccellenze in settori diversissimi; distinti eppure fortemente collegati fra loro. Eccellenze che da sempre contraddistinguono il valore del “progettato e realizzato” nel nostro paese.

Per questo il CfGC studia costantemente l’impatto dei sistemi automatizzati, e sviluppa progetti tesi a far sì che l’automazione, nelle sue tante forme, possa rafforzare la dimensione vitale delle organizzazioni. Le macchine al servizio della vita sociale, imprenditoriale, culturale; e non viceversa.

Il che significa vedere nelle nuove tecnologie prima di tutto un strumento utile per rafforzare il rapporto fra una creatività storica e le potenzialità di un mercato internazionale che appare sempre più globalizzato, e cioè fatto di prodotti realizzati meccanicamente in serie, tutti simili e di scarsa qualità, che penalizza la nostra cultura d’impresa basata, viceversa, sul valore della diversità. Usare il digitale per agganciare l’alta tradizione italiana – creativa perché attenta al valore della persona, sia di chi produce sia di chi usa il prodotto – ad un mondo con una storia ormai monotonamente sempre più uguale, per presidiarlo con una visione personalizzata dei prodotti.

Trend 2017 di conversione dell’artigianato al digitale.
Fonte: Confartigianato

Eccellenza e sistema

Il CfGC riconosce l’eccellenza come un sistema complesso, definito da tante micro, piccole ma anche medie, grandi imprese che si esprimono tutte in un’interazione reciproca, diretta o indiretta, contribuendo così a creare un valore aggiunto che è ben superiore alla somma dei valori espressi da ognuna di esse.

L’eccellenza vera, anche se può esprimersi nel particolare, è sempre generata da un sistema. L’eccellenza dei singoli infatti è veramente tale solo se riesce a contribuire alla generazione di nuovi sistemi in grado di produrre a loro volta eccellenza.

Per questo il CfGC non opera solo dal particolare al generale, individuando e mettendo in relazione tra loro esperienze diverse per fare comunità imprenditoriale, sociale, culturale. Una comunicazione efficace, infatti, deve contestualmente procedere dal generale al particolare, individuando i caratteri di eccellenza del sistema, in modo che diventino elementi identitari strutturalmente condivisi. Alla base della ricerca e dell’attività di consulenza del CfGC vi è la progettazione e la realizzazione di una comunicazione che valorizzi le realtà particolari, ottimizzando l’eccellenza di un sistema di cui esse fanno parte.