L’articolo di Eugenio Pandolfini per ZARCH Journal of interdisciplinary studies in Architecture and Urbanism fa il punto su come alcuni progetti di architettura contemporanea, che prendono distanza da riduttivi modelli meccanicisti per riferirsi a nuovi paradigmi culturali e sociali (espressioni dalla società della conoscenza), stabiliscano modalità comunicative nuove e particolari con gli utenti.

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Abstract

L’articolo parte dal presupposto che, per tali edifici, interpretazioni canoniche e analisi di ambito disciplinare risultano poco costruttive; piuttosto, possono essere interpretati e compresi grazie ad analisi di tipo percettivo che avvicinano il progetto a questioni come la sociologia degli spazi ed alla relazione psicologica dell’uomo con lo spazio architettonico (agorafobia, etc.).
A proposito del caso studio in questione, nella visione dei progettisti, la nebbia del Blur Building “reifica” l’impalpabile presenza delle nuove tecnologie informatiche: entrare nel Blur Building significa immergersi nella manifestazione fisica della rete mondiale di comunicazione per cercare di percepire, per mezzo del tatto e del contatto con il corpo, l’essenza, la grandezza infinita e la mancanza di scala, di tempo e di forma del sistema informatico globale.

Approfondendo tali questioni più concettuali, l’articolo si conclude con alcune riflessioni sul concetto di sublime che, nelle sue ricadute percettive e nelle sue declinazioni comunicative (visuali e tattili/immersive), risulta una chiave di lettura ideale per affrontare la complessità di questo padiglione e forse di altri progetti contemporanei che – come il Blur Building – resistono a strumenti di analisi tradizionali e a riduzioni disciplinarie troppo rigide.

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