Abbiamo intervistato Jose Antonio Cordón García, Direttore del Gruppo di ricerca E-Lectra dell’Università di Salamanca, e con lui abbiamo affrontato il tema della scrittura e della lettura digitale con particolare riferimento al mondo delle biblioteche, e in più in generale della memoria. Che altra cosa dalla memorizzazione digitale.

Di seguito trovate sia la videointervista che la sintesi dell’intervento. Il video è suddiviso in quattro parti, quante sono le domande poste, per agevolare la visione. Ognuna di queste è provvista di sottotitoli in italiano. Per attivarli è necessario solo cliccare sul’iconcina messa a disposizione nella barra strumenti di youtube.

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In che modo la cultura umanistica può aiutare lo sviluppo delle nuove tecnologie?

I criteri e gli standard di valutazione che vengono utilizzati oggi, favoriscono o pongono limiti alla ricerca?

https://youtu.be/cjmFEhCdKA8


Come immagini la biblioteca di domani?

Qualè il modo più intelligente di affrontare la lettura digitale oggi?


Sintesi dell’intervista

In che modo una cultura classica, così come è quella umanistica, può aiutare, e quindi può essere aiutata, dalle nuove tecnologie? Quale può essere il loro valore aggiunto nel favorire l’affermarsi di nuove “buone” tecnologie?

Questa è la prima delle domande che Luca Toschi, Direttore del Communication Strategies Lab, ha rivolto a Jose Antonio Garcìa Cordòn, Direttore del gruppo E-lectra dell’Università di Salamanca che si occupa di studiare i fenomeni emergenti associati all’edizione, alla lettura digitale e al recupero automatizzato delle informazioni, volti ad iniziare una discorso più ampio riguardante il rapporto tra cultura umanistica, lettura, scrittura, biblioteche e digitale.

Le numerose innovazioni apportate dalla tecnologia non sempre sono state positive e proficue per quel che riguarda il supporto e il potenziamento della ricerca accademica. Cordòn sottolinea proprio il fatto che spesso digitale significhi superficiale, veloce, poco profondo. In realtà può esistere una buona tecnologia che favorisca, grazie al digitale e grazie ad uno sviluppo e un approccio umanistico a questo, un maggiore approfondimento, una migliore comprensione di lettura e una spiccata capacità di individuare e stabilire connessioni.

In questo ampio panorama, ricopre un ruolo importante il modo in cui viene affrontata la lettura digitale oggi. Cordòn evidenzia il fatto che abbiamo a che fare con un nuovo ed emergente tipo di lettura che si evolve continuamente anche in base a come noi ci rapportiamo ad esso. È fuori discussione il fatto che il nostro parametro di riferimento sia strettamente legato alla forma e alla funzionalità del testo cartaceo in quanto, sin dalla nascita della stampa, si è caratterizzato come strumento centrale di diffusione della conoscenza. Il digitale, però, non deve compiere l’errore di riprodurre semplicemente le qualità e le caratteristiche dell’analogico, ma deve portare innovazione e approfondimento; proprio per questo può e deve rivolgere la propria attenzione alla marcatura e alla socializzazione dei contenuti. Dare al lettore la possibilità di commentare, sottolineare, evidenziare e poter vedere come si sono comportati altri lettori con le medesime informazioni, aiuta a socializzare i contenuti e ad aprire nuove frontiere per la lettura digitale condivisa e non.

L’attenzione, poi, viene spostata nello specifico su Università e ricerca scientifica. In questo ambito, pur sottolineando la necessità di criteri di valutazione e standard di qualità, si evidenzia come questi non possano essere solo un limite o un’espressione di un modo di approcciarsi alla ricerca e alla conoscenza spesso vecchio e superato. Cordòn riprende questo discorso introdotto da Toschi e rileva una forte criticità presente all’interno del sistema accademico nei confronti della ricerca: in molti casi, al posto di favorire la diffusione di questa, la relegano all’interno di spazi e riferimenti che limitano le sue potenzialità. Spesso le pubblicazioni, per avere un maggior riconoscimento, tendono a fare attenzione più ai sistemi di valutazione che ai contenuti che propongono e analizzano. Per evitare che gli standard siano un limite alla conoscenza piuttosto che una certificazione che ne valuti lo spessore accademico, il gruppo E-lectra ha collaborato, e lo sta facendo tuttora insieme a diversi gruppi di ricerca provenienti da diversi paesi, allo sviluppo di uno standard per la valutazione degli articoli scientifici riconosciuti a livello internazionale che non obbedisca a pratiche orientate verso l’area scientifico-tecnica, ma verso l’area umanistica.

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La biblioteca, il nostro patrimonio culturale, è sempre di più visto come un luogo in cui si conserva il sapere e si hanno delle difficoltà quando si vuole portare queste conoscenze al di fuori delle mura di un edificio; questa visione conservatrice della biblioteca è la stessa che investe anche la storia e la cultura. In questo scenario, come possiamo immaginarci la biblioteca domani?

Cordòn ha le idee chiare: le biblioteche, così come tutto ciò che ha a che fare con la cultura e l’educazione, stanno subendo ingenti tagli di contributi economici per via del periodo di crisi che stiamo vivendo. Quello che si dovrebbe fare, però, è scommettere sul digitale come metodo di incorporare le pratiche culturali dei giovani con le nuove necessità dell’informazione, di ricreazione e di lavoro che saranno richieste in futuro. Molto, inoltre, possono fare le politiche governative e amministrative per la conservazione del patrimonio culturale. La biblioteca del futuro, allora, deve essere un luogo in cui si prediligono spazi di dialogo e dove ci sia la possibilità di accedere a tutti i tipi di contenuti e conoscenza.

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Trascrizione integrale dell’intervista (pdf)