Posted by on aprile 2, 2015

Abbiamo intervistato Jose Antonio Cordón García, Direttore del Gruppo di ricerca E-Lectra dell’Università di Salamanca, e con lui abbiamo affrontato il tema della scrittura e della lettura digitale con particolare riferimento al mondo delle biblioteche, e in più in generale della memoria. Che altra cosa dalla memorizzazione digitale.

Di seguito trovate sia la videointervista che la sintesi dell’intervento. Il video è suddiviso in quattro parti, quante sono le domande poste, per agevolare la visione. Ognuna di queste è provvista di sottotitoli in italiano. Per attivarli è necessario solo cliccare sul’iconcina messa a disposizione nella barra strumenti di youtube.

***

In che modo la cultura umanistica può aiutare lo sviluppo delle nuove tecnologie?

I criteri e gli standard di valutazione che vengono utilizzati oggi, favoriscono o pongono limiti alla ricerca?


Come immagini la biblioteca di domani?

Qualè il modo più intelligente di affrontare la lettura digitale oggi?


Sintesi dell’intervista

In che modo una cultura classica, così come è quella umanistica, può aiutare, e quindi può essere aiutata, dalle nuove tecnologie? Quale può essere il loro valore aggiunto nel favorire l’affermarsi di nuove “buone” tecnologie?

Questa è la prima delle domande che Luca Toschi, Direttore del Communication Strategies Lab, ha rivolto a Jose Antonio Garcìa Cordòn, Direttore del gruppo E-lectra dell’Università di Salamanca che si occupa di studiare i fenomeni emergenti associati all’edizione, alla lettura digitale e al recupero automatizzato delle informazioni, volti ad iniziare una discorso più ampio riguardante il rapporto tra cultura umanistica, lettura, scrittura, biblioteche e digitale.

Le numerose innovazioni apportate dalla tecnologia non sempre sono state positive e proficue per quel che riguarda il supporto e il potenziamento della ricerca accademica. Cordòn sottolinea proprio il fatto che spesso digitale significhi superficiale, veloce, poco profondo. In realtà può esistere una buona tecnologia che favorisca, grazie al digitale e grazie ad uno sviluppo e un approccio umanistico a questo, un maggiore approfondimento, una migliore comprensione di lettura e una spiccata capacità di individuare e stabilire connessioni.

In questo ampio panorama, ricopre un ruolo importante il modo in cui viene affrontata la lettura digitale oggi. Cordòn evidenzia il fatto che abbiamo a che fare con un nuovo ed emergente tipo di lettura che si evolve continuamente anche in base a come noi ci rapportiamo ad esso. È fuori discussione il fatto che il nostro parametro di riferimento sia strettamente legato alla forma e alla funzionalità del testo cartaceo in quanto, sin dalla nascita della stampa, si è caratterizzato come strumento centrale di diffusione della conoscenza. Il digitale, però, non deve compiere l’errore di riprodurre semplicemente le qualità e le caratteristiche dell’analogico, ma deve portare innovazione e approfondimento; proprio per questo può e deve rivolgere la propria attenzione alla marcatura e alla socializzazione dei contenuti. Dare al lettore la possibilità di commentare, sottolineare, evidenziare e poter vedere come si sono comportati altri lettori con le medesime informazioni, aiuta a socializzare i contenuti e ad aprire nuove frontiere per la lettura digitale condivisa e non.

L’attenzione, poi, viene spostata nello specifico su Università e ricerca scientifica. In questo ambito, pur sottolineando la necessità di criteri di valutazione e standard di qualità, si evidenzia come questi non possano essere solo un limite o un’espressione di un modo di approcciarsi alla ricerca e alla conoscenza spesso vecchio e superato. Cordòn riprende questo discorso introdotto da Toschi e rileva una forte criticità presente all’interno del sistema accademico nei confronti della ricerca: in molti casi, al posto di favorire la diffusione di questa, la relegano all’interno di spazi e riferimenti che limitano le sue potenzialità. Spesso le pubblicazioni, per avere un maggior riconoscimento, tendono a fare attenzione più ai sistemi di valutazione che ai contenuti che propongono e analizzano. Per evitare che gli standard siano un limite alla conoscenza piuttosto che una certificazione che ne valuti lo spessore accademico, il gruppo E-lectra ha collaborato, e lo sta facendo tuttora insieme a diversi gruppi di ricerca provenienti da diversi paesi, allo sviluppo di uno standard per la valutazione degli articoli scientifici riconosciuti a livello internazionale che non obbedisca a pratiche orientate verso l’area scientifico-tecnica, ma verso l’area umanistica.

***

La biblioteca, il nostro patrimonio culturale, è sempre di più visto come un luogo in cui si conserva il sapere e si hanno delle difficoltà quando si vuole portare queste conoscenze al di fuori delle mura di un edificio; questa visione conservatrice della biblioteca è la stessa che investe anche la storia e la cultura. In questo scenario, come possiamo immaginarci la biblioteca domani?

Cordòn ha le idee chiare: le biblioteche, così come tutto ciò che ha a che fare con la cultura e l’educazione, stanno subendo ingenti tagli di contributi economici per via del periodo di crisi che stiamo vivendo. Quello che si dovrebbe fare, però, è scommettere sul digitale come metodo di incorporare le pratiche culturali dei giovani con le nuove necessità dell’informazione, di ricreazione e di lavoro che saranno richieste in futuro. Molto, inoltre, possono fare le politiche governative e amministrative per la conservazione del patrimonio culturale. La biblioteca del futuro, allora, deve essere un luogo in cui si prediligono spazi di dialogo e dove ci sia la possibilità di accedere a tutti i tipi di contenuti e conoscenza.

***

Trascrizione integrale dell’intervista (pdf)

Posted in: Risorse