L’azione sociale, economica e culturale dei sistemi d’automazione

L’automazione dei processi per ripensare l’uomo e il mondo

Per l’uomo il dominio sui processi che caratterizzano il contesto in cui vive è da sempre un traguardo che determina la sopravvivenza o, in ogni caso, la qualità della vita. La fine della fase primordiale della storia dell’uomo sulla Terra è segnata dalla conquista delle conoscenze necessarie per intervenire sui processi naturali della vita delle piante e degli animali: la nascita dell’agricoltura, della pesca e dell’allevamento. È in questo momento storico che l’uomo si fa progettista di processi, manipolandoli e interrelandoli in modo sempre più stretto, tanto da generare sistemi complessi come le prime civiltà.

L’artificializzazione della realtà, determinata dall’automazione dei processi, è il risultato della stretta relazione che l’uomo ha saputo intessere tra le componenti viventi e non viventi che gli si offrivano dall’esterno, e con l’immaginario dentro di sé: una rielaborazione costante del mondo per andare oltre la propria condizione contingente.

L’automazione, dunque, esiste da sempre e fa parte della vita organica, meccanica e simbolica dell’uomo. Quello che viviamo oggi non è la conseguenza della nascita e della diffusione dell’automazione bensì l’effetto della sua formalizzazione teorica e la sua elezione a principio organizzativo per eccellenza.

È tramite questa formalizzazione che l’uomo inizia a pensare ad un mondo che, anziché porgli di fronte continui problemi da risolvere, inizia ad offrirgli soluzioni, anticipando perfino i suoi bisogni, così da mettere in evidenza le sue possibilità anziché i propri limiti. Questa idea è però il frutto di una specifica cultura del limite: quella cioè che lo intende come un ostacolo, per cui il contesto ottimale nel quale esprimere tutta la propria umanità è un contesto quantomeno ‘neutro’: una tabula rasa che ha trovato prima nella scrittura alfabetica poi in quella digitale un supporto che la ponesse al di fuori dell’individuo. Sulla costruzione sociale e culturale dell’idea di “neutro” si concentra il potere prettamente politico di rendere invisibili e ‘naturali’ condizioni del tutto artificiali, frutto di scelte e di una progettazione accorta che determina profondamente la vita dell’individuo. Dietro ogni immediatezza si nascondono infinite mediazioni.

L’automazione che umanizza l’uomo

Quale automazione ‘umanizza’ l’uomo? Quale lo meccanicizza?

In un mondo in cui il problema non è più la scarsità ma la scelta, la soluzione al continuo decidere e al derivante sovraccarico cognitivo è automatizzare le scelte o, quantomeno, alcune di esse. Per superare la situazione inumana e completamente opposta alla primordiale esperienza del mondo venutasi a creare si ricorre necessariamente all’automazione, senza la quale la vita oggi sarebbe insostenibile. In un capovolgimento simile dell’esperienza della realtà, in cui il problema sono le troppe risorse anziché la loro limitatezza, è il piano simbolico che diventa fondamentale, che fa la differenza. Una limitata capacità di agire sul simbolico corrisponde ad una limitata capacità di intervenire sul reale, dovendo ricorrere non solo ad automatizzare le scelte ma ad automatizzare il ‘sistema delle scelte’, aderendo così a percorsi predefiniti, convergenti, in nome di una sicurezza, di una certezza, di una programmabilità e di una prevedibilità molto spesso solo illusorie.

È proprio nella progettazione del ‘sistema delle scelte’, nella quale si definisce e si ridefinisce mediante una costante analisi il rapporto tra uomo e automatizzazione delle scelte, che l’individuo può rendere l’automazione uno strumento capace di rafforzare e di strutturare la propria divergenza.

Chiedersi quale sia il ruolo di chi progetta le nuove tecnologie e chi abbia la responsabilità di governare i sistemi e i processi d’automazione (tecnologici, sociali, economici) che si strutturano all’interno di una comunità, di un’organizzazione o di una società è l’elemento centrale e politico della ricerca portata avanti al CfGC. La tecnologia, infatti, da sempre trasforma la vita dell’uomo, ma le nuove tecnologie del digitale, se rispondono ad istanze riferite ad un modello di comunicazione meccanico, finiscono per rafforzare quello stesso modello, a discapito della libertà e della creatività degli individui e delle organizzazioni. Il modello che dà forma all’organizzazione sociale e allo sviluppo delle macchine, degli automatismi e dell’automazione rappresenta una precisa scelta politica. Ruolo della ricerca è quello di comprendere tale modello e fare in modo che risponda alle reali esigenze politiche, sociali ed economiche della cittadinanza, delle imprese e delle istituzioni.

Gli ambiti di sperimentazione del CfGC

Antropomorfismo

L’antropomorfismo delle nuove tecnologie

L’impegno sempre crescente degli enti di ricerca e dell’industria per lo sviluppo di sistemi di automazione perfettamente integrati col sistema-mondo antropocentrico in cui viviamo mostra l’importanza che le tecnologie robotizzate avranno in un futuro non troppo lontano.

«Un robot in ogni casa»: lo slogan che circola da qualche anno mutua il registro comunicativo da passate campagne di diffusione capillare di tecnologia commerciali, destinate a trasformare irrevocabilmente la società, varcando quella “soglia di non ritorno” (come Bruce Sterling insegna) oltre la quale il passato, anche quello più prossimo, assume i connotati della preistoria.

Quale sarà dunque il volto di una società in cui i robot affiancheranno quotidianamente i loro “proprietari” umani? Che ruolo gioca la paura del non-vivente, del non-umano, che, segnando una forte discontinuità storica, acquisisce la capacità di apprendere, di creare, da sempre appannaggio esclusivo dell’uomo?

Il CfGC porta avanti da alcuni anni la ricerca sull’impatto sociale delle nuove tecnologie, in particolar modo di quelle che, per agevolare l’utilizzo da parte di una “utenza di massa”, sono dotate di interfacce naturali (NUI) che le rendono antropomorfe, facendo sempre più somigliare l’interazione uomo-macchina all’interazione uomo-uomo. Nella ricerca il CfGC ha coinvolto i massimi esperti internazionali tra cui il Professor Minoru Asada della Osaka University, qui in un’intervista registrata il 16 marzo 2018 in occasione del seminario intitolato Cognitive Developmental Robotics: yesterday, today, and tomorrow, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze.

L’intervista al Prof. Minoru Asada è stata realizzata dal CfGC il 16 marzo 2018, in occasione del seminario intitolato Cognitive Developmental Robotics: yesterday, today, and tomorrow organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze.

Sex Robot

L’avvento dei Sex Robot

La corsa di parte dell’industria della robotica allo sviluppo di robot sessuali, realistici dal punto di vista fisico nonché comportamentale, svela, unitamente ad un mercato dalle ipotetiche potenzialità lucrative, una specifica declinazione della sessualità umana che trova nel robot antropomorfo la possibilità di manifestarsi a pieno.

Se gran parte degli studi scientifici e delle riflessioni fino ad oggi condotte ha alimentato i due canonici fronti degli “apocalittici” (che hanno sottolineato come la robotica giustifichi la parte più deviata della sessualità, offrendogli finalmente l’uomo/donna oggetto, in tutte le sue declinazioni di età, etnia, ecc.) e degli “integrati” (che hanno invece sottolineato le potenzialità di queste tecnologie in termini di innalzamento della felicità e riduzione delle pratiche illecite e/o degradanti), poco ci si è interrogati su come la diffusione di questi prodotti ridefinisca il rapporto tra organico, meccanico e simbolico.

In un contesto in cui la generatività organica dell’uomo (la sua capacità, in quanto essere vivente, di riprodursi) è sempre più ingegnerizzata, manipolata e gestita al di fuori degli individui “genitori”, la sessualità è vissuta come una pura esperienza, declinata in modi sempre nuovi, orientata ad abbattere tabù e barriere millenari. Tra questi l’unione di uomo ed oggetto, di organico e meccanico, rappresenta una delle combinazioni più significative, in quanto se da una parte tende alla perdita della generatività organica dell’atto sessuale, dall’altra dà vita ad un orizzonte simbolico inedito che avvia un ripensamento della relazione tra vivente e non-vivente.

Automazione e territorio

L’automazione che valorizza l’identità del territorio

La mancanza di dialogo tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica provoca una scissione che incide profondamente sulla progettazione dei sistemi e dei processi d’automazione all’interno di un territorio specifico.

Il territorio, infatti, è continuamente trasformato dalle macchine che operano su di esso e da una progettazione che non è più in grado di mettere a sistema le “tre culture” e, quindi, gli stakeholders che dovrebbero operare su di una realtà specifica. Questo porta a realizzare macchine che non rispondono a precisi bisogni territorializzati ma che spesso, invece, contribuiscono al degrado dello spazio rurale e urbano.

Compito della comunicazione è quello di favorire il dialogo tra chi progetta e chi utilizza le tecnologie e portare alla progettazione di automatismi e macchine che valorizzano la dimensione specifica di un territorio, mantenendo l’uomo, le sue conoscenze e i suoi saperi.

I progetti di ricerca applicata


La maschera e il volto: un’indagine al Festival Internazionale della robotica di Pisa

Il CfGC ha svolto un’indagine sulla percezione che ricercatori e cittadini hanno di robot (sex robot, social robot etc.) che si presentano sempre di più con sembianze umane. Che impatto avranno nella nostra vita quotidiana?

Uno strumento di co-progettazione dell’innovazione: i Gruppi Operativi

Il CfGC lavora all’interno di 5 Gruppi Operativi che operano su tutto il territorio toscano. L’intento è quello di introdurre un diverso modello di comunicazione che mira a promuovere l’ideazione e lo sviluppo di soluzioni tecnologicamente innovative in grado di valorizzare il territorio su cui intervengono, partendo dall’ascolto dei bisogni, fra gli altri, degli imprenditori agricoli.

Il progetto Sii-Mobility: tecnologie e sistemi d’automazione per riprogettare la stanzialità, la prossimità e la mobilità

In che modo le reti di tecnologie connesse stanno trasformando il nostro modo di fruire la città? In questo scenario, quale ruolo viene riservato ai cittadini? Sono queste le domande alla base delle attività di ricerca che il CfGC sta sviluppando all’interno del progetto Sii-Mobility, coordinato dal Prof. Paolo Nesi del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (UNIFI).

Dal CRAIAT al CfGC: l’automazione al servizio dell’analisi dei testi

Progettare automazioni che siano in grado di ridurre il lavoro meccanico, ripetitivo dell’uomo, liberando le sue capacità creative e interpretative: è questo l’obiettivo degli ipertesti sviluppati dal CRAIAT in collaborazione con IBM Italia e Bassilichi Sviluppo negli anni Novanta. Grazie al linguaggio digitale, la rilettura autoriale dei testi letterari diventa un vero e proprio lavoro di sceneggiatura multimediale in cui, parole, immagini e suoni si intrecciano, integrandosi reciprocamente.

Un Sistema di Documentazione Generativa per la gestione della conoscenza

Il CfGC, in collaborazione con la software house Centrica, ha ideato e realizzato il Sistema di Documentazione Generativa, un sistema di raccolta dati, gestione della conoscenza e sviluppo di progetti di ricerca che fornisce ai ricercatori gli strumenti necessari per intervenire su problematiche reali riscontrate sul tessuto sociale, culturale e produttivo.

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