Nel libro XVIII dell’Iliade Efesto, dio del fuoco e della metallurgia, viene presentato nella sua fucina attorniato da “ancelle d’oro”. Omero le descrive come simili a ragazze vive, create da Efesto per aiutarlo nelle fatiche quotidiane. Il testo non esplicita se si tratti di automi, frutto delle capacità ingegneristiche del dio, oppure di statue animate tramite teurgia, cioè tramite rituali magici in grado di far risiedere negli artefatti lo spirito della divinità.

La capacità di Efesto di plasmare creature dall’argilla appare anche nel mito di Pandora riportato da Esiodo. Altra creazione di Efesto, secondo il mito degli Argonauti, è Talo, un automa gigantesco di bronzo posto da Minosse a presidiare l’isola di Creta.