Il XVIII secolo fu uno dei più prolifici per quanto riguarda la produzione di automi. Alla consolidata funzione ludica di queste macchine si accostò durante il secolo dei lumi la funzione scientifica: gli automi diventarono infatti tentativi di spiegare e replicare il funzionamento del corpo organico, interessando sempre più il mondo accademico e in generale gli intellettuali del tempo. Proprio Voltaire elogiò apertamente le creazioni di Jacques de Vaucanson, passato alla storia come uno degli ingegneri meccanici e tecnologi più influenti di sempre dopo aver rivoluzionato e automatizzato il funzionamento dei telai per la seta. Intorno agli anni Trenta del XVIII secolo Vaucanson produsse tre automi ottenendo un successo fino ad allora ineguagliato. Si trattava di due musicisti, il flautista e il tamburino, e di un’anatra. Il flûteur in particolare nascondeva un meccanismo di grande complessità che permetteva di modellare le labbra e di muovere la lingua imitando i musicisti in carne ed ossa.