Frankenstein; or, the modern Prometheus di Mary Shelley è uno dei romanzi che meglio incarna l’inquietudine di inizio XIX secolo, momento di rapida innovazione e di trasformazione della società. Il racconto stempera l’ottimismo diffuso per le nuove scoperte scientifiche mostrando l’arretratezza della condizione umana rispetto ai potenti mezzi della tecnica.

Il Dottor Frankenstein, profondamente scosso dalla morte della madre, si dedica agli studi di biologia e di scienze naturali, perfezionandosi al punto da riuscire a dare vita ad un mostro costruito con parti umane. Il disprezzo per la natura disarmonica del mostro porta il Dottor Frankenstein ad etichettarlo come un esperimento mal riuscito e ad abbandonarlo. La forza sovrumana del mostro, mossa dalla rabbia per il rifiuto del suo stesso creatore, terrà però sotto scacco il Dottore, fino all’epilogo tragico. La rivolta della creatura al suo creatore sarà uno dei topos più ricorrenti a partire da questo romanzo.

In questo racconto il corpo umano viene concepito come una macchina a tutti gli effetti, composta di parti sostituibili e riattivabili.