La diffusione di macchine e automi azionati dalla pressione dell’acqua coincide con la nascita e la diffusione dell’arte dei giardini. Già nel Cinquecento Buontalenti utilizzò l’acqua come materiale da costruzione per il parco di Pratolino, creando getti e zampilli e attivando automi e meccanismi automatici. Esempio tutt’oggi ammirabile è il giardino del castello di Hellbrunn, a Salisburgo, terminato nel 1615. La complessità tecnica raggiunge l’apice nel teatro meccanico azionato dall’acqua: qui un’intera scena di vita quotidiana si anima con decine di personaggi in movimento.

Negli stessi anni nei quali le fontane e gli automi mossi dall’acqua si diffusero nei giardini delle ville italiane ed europee, si animò il dibattito sulla natura dell’uomo e sulla sua possibile assimilazione ad una macchina. Nel Traité de l’Homme (1664) Cartesio sviluppò un parallelo tra l’uomo e la fontana/automa mosso dall’acqua: anche la “macchina umana” per Cartesio era tenuta in moto dall’azione di un fluido.

La similitudine di Cartesio – l’uomo come la fontana automatica che “si incontra nei giardini dei nostri re” – era un modo per tentare di superare la concezione tradizionale dell’uomo, legata al concetto di anima, di spirito divino e di sostanze immateriali.

Questa similitudine deriva dalla concezione della natura di Cartesio, distinta in due dimensioni separate – quella della mente, la res cogitans, e quella della materia, la res extensa -, che ha improntato il lavoro di scienziati e filosofi per i secoli a venire e che, ancora oggi si oppone ad una visione sistemica della vita.