Digitalizzare l’uomo. Per una storia del rapporto fra contenuti e comunicazione: dalla classicità all’intelligenza artificiale. È questo il titolo dell’intervento di Luca Toschi che ha inaugurato il VII Congreso de la SEMYR che nel settembre 2018 ha celebrato gli 800 anni dalla fondazione dell’Università di Salamanca.
Il convegno è stato un importante momento di confronto e di ricerca in cui le idee del Center for Generative Communication sono state messe al centro di un dibattito attivo sul ruolo che con coraggio deve assumere oggi il ricercatore che opera nell’ambito delle scienze umane e sociali.

Cosa significa “Digitalizzare l’uomo”?

La mia storia di ricercatore è iniziata con studi di filologia e sociologia della letteratura, una filologia e una sociologia che da subito si sono tinte di interessi molto forti verso la documentazione e l’uso delle nuove tecnologie.
Sono un umanista che si è inoltrato nella “selva selvaggia e aspra e forte”, direbbe Dante, che è il mondo delle nuove tecnologie quando i due mondi apparivano lontanissimi.
Al mondo delle nuove tecnologie, cioè, ho cominciato a guardare come filologo, come umanista. Sapeva di “filologia” e “critica”, della relazione infinita fra i dati della conoscenza e l’interpretazione dei dati, anzi fra la conoscenza come una ricerca sulla realtà a prescindere dall’uomo e la soggettività, tutta umana, delle ragioni, degli obiettivi, dei valori che orientano e indirizzano la ricerca, il primato della conoscenza.
Oggi questo convegno mi dà la possibilità di fare con voi tutti una riflessione circa il punto a cui è arrivata questa storia, la storia dell’eterno scontro fra l’umanizzazione delle tecnologie e la tecnologizzazione dell’uomo, fra chi crede che la tecnologia debba avere obiettivi il cui funzionamento non si misura valutando il funzionamento della macchina, ma valutando la funzionalità delle macchine al raggiungimento di obiettivi che di meccanico non hanno niente.

Luca Toschi

In queste parole è racchiuso il senso di una ricerca che intende valorizzare quelle che sono le conoscenze tipiche della sfera umanistica della ricerca per dar loro un senso completamente diverso, calato nella realtà e nelle problematiche quotidiane della società, della socialità e identità umana. Proprio oggi che la ricerca non solo umanistica sembra essere sempre più in crisi, è importante restituirle la sua missione principale. Il suo obiettivo è quello di rispondere alle esigenze manifeste e future della società.

Nel comunicare questa criticità e risorsa che, oggi, hanno i ricercatori delle scienze umane e sociali, Luca Toschi ha parlato di retorica e di comunicazione, di rapporto tra contenuti e forma, di vecchie e nuove tecnologie e tecniche di persuasione, di politica e di progettazione.

Per farlo è necessario porre al centro del progetto sociale la conoscenza: una conoscenza nuova, condivisa tra discipline diverse.

El investigador engorroso y las métricasvde la objetividad: un Sistema de Documentación Generativa (SDG) para las ciencias sociales y las ciencias humanas

Durante il convegno di Salamanca, sono intervenuti anche Matteo Coppi, Viola Davini e Ilaria Marchionne con un intervento dal titolo El investigador engorroso y las métricasvde la objetividad: un Sistema de Documentación Generativa (SDG) para las ciencias sociales y las ciencias humanas.
L’intervento, riprendendo le tematiche di avvio del convegno presentate da Luca Toschi, ha affrontato ulteriormente il tema del ruolo del ricercatore delle scienze umanistiche e sociali nella società di oggi. In particolare, i ricercatori del CfGC hanno presentato il Sistema di Documentazione Generativa (SDG)un sistema di raccolta dati, gestione della conoscenza e sviluppo di progetti di ricerca che fornisce ai ricercatori gli strumenti necessari per intervenire su problematiche reali riscontrate sul tessuto sociale, culturale e produttivo.

Il Sistema infatti incentiva il ricercatore, o il gruppo di ricercatori con cui si interfaccia, ad impostare e sviluppare l’intero progetto di ricerca intorno ad un interesse scientifico e ad una domanda a cui si vuol trovare una risposta.

È la domanda, quindi l’interesse del ricercatore e la sua creatività nel condurre la ricerca, ad essere il reale fulcro dell’intero progetto alla base dell’SDG: il Sistema infatti non si limita ad azioni di semplice gestione e archiviazione dei dati individuati. Al contrario, il Sistema è progettato per stimolare il ricercatore a cercare gli elementi di conoscenza più utili sia dalla letteratura di riferimento che dalla sperimentazione quotidiana svolta attraverso azioni di analisi, progettazione e monitoraggio.

‘Lettura’ e testo digitale. Non c’è automazione senza riscrittura

Direttamente collegata alla ricerca presentata all’interno del convegno de la SEMYR, sono il recupero delle sperimentazioni del CRAIAT da parte dei ricercatori del CfGC. Recuperare le sperimentazioni nate all’interno di un contesto filologico, critico e letterario mette in evidenza numerose problematiche presenti nella società di oggi.

José Antonio Cordón García presenta Luca Toschi durante la lezione inaugurale del convegno “Patrimonio textual y humanidades digitales”


La locandina del convegno